Ebbene da tre anni che il caso mi buttò nell'arena dell'arte, ho avuto anch'io che fare, come tutti i miei colleghi, con questi Minossi della critica, resi feroci dall'imparzialità, dalla giustizia e dall'amore. Di che sarebbe ingenuità o incomportabile superbia il lamentarmi: perchè a me, degli ultimi venuti nell'arringo e non certo ai primi posti, non ispetta lagnarmi di quel ch'è toccato anco a' maestri, che vi siedono da un pezzo prima di me e innanzi a me. Ma qualche circostanza antecedente della mia vita, affatto estranea all'arte, ha fatto che parecchi di quei signori si dedicassero a me con voluttà speciale; e che ai miei poveri pargoletti ne toccassero speciali tenerezze.

Però fu una grata e perfino strana sorpresa per me, nel tempo che più mi si prodigavano quelle carezze caritatevoli, il trovare un bel mattino, proprio nelle file de' miei avversarj politici, lì sulle rive dell'Arno, un critico che acconsentiva a giudicarmi come artista, senza chieder prima l'ispezione delle mie fedine nè politiche, nè criminali (molto sporche, tra parentesi, molto sporche)[3]; un critico pieno di erudizione, di quella vera, ma senza saccenteria; pieno di dottrina, di quella soda, ma senza pedanteria; che mi criticava senza mordermi, mi consigliava senza annojarmi, e — fenomeno raro pei tempi — le critiche erano scritte in italiano così puro che pareva di Crusca, e i consigli avevano tanto senso comune che pareva perfino — ed era difatti — buon senso. Quel critico — era un moderato, e reclamava per l'arte la santa libertà: mi parlava de' suoi ideali con convinzione, mi dava il benvenuto nel suo tempio con cortesia. — Yorick, figlio di Yorick, quel critico eravate voi.

Son passati da allora quasi tre anni; ma dovendo indirizzare la presente a qualcuno, ho amato di ricordarmene.

***

E adesso soltanto ve ne ricordate? E per questo mi scrivete le vostre frottole?

— Oh, non adesso e non per questo solo. Quando il mio Alcibiade venne ad esporre la coda del suo cane in riva all'Arno, per consultar sul da farsene, io mi occupai naturalmente di sapere che cosa il severo Yorick, figlio di Yorick, ne pensava: e quando seppi che egli, quantunque moderato, approvava il taglio della coda, ho detto fra di me: sono salvo! ho ripiegato diligentemente in quattro l'appendice della Nazione e me la son messa in tasca come un talismano contro i malefizj dei don Basilii.

Ma ahimè! l'appendice aveva anch'essa una coda, un pezzettino di quell'altra tagliata via: e nella coda tutta bianca c'era un piccolo punto nero ed io non lo avevo visto: e il punto nero era nientemeno (cerchiamo una frase originale) era la nuvola foriera della tempesta.

Voi avevate detto tra di voi: Per il mio amico Alcibiade e per l'operazione del taglio, vada: ma tra amici qualche scherzo di buon genere è permesso; e se Alcibiade ne ha fatto uno simile al suo cane, io posso ben farne un altro a lui. Per aver della dottrina — non è necessario rinunziare a far dello spirito: e qui è il caso d'una facezia che farà ridere tutta la platea. Alcibiade, democratico e il suo compare Cavallotti strapazzano i repubblicani dell'Atene antica: io, monarchico dell'Atene moderna, li difenderò. E la Nazione sarà l'asta che impugnerò, paladino della repubblica, contro il poeta anticesareo, e tutta Italia saprà che il rappresentante di Corteolona è stato richiamato al rispetto verso l'A. R. U. e le altre lettere repubblicane dell'alfabeto, da Celestino Bianchi che è commendatore, e da me, che sono Yorick.

«Ah che burla! ah che burla!» L'avete detto — e lo avete fatto — come potevate farlo voi. La difesa vostra dei poveri nepoti di Milziade e di Temistocle, indegnamente calunniati da un loro correligionario, è un modello del genere: giammai una tesi intrapresa per burletta fu sostenuta con più spirito e con più erudizione: l'illusione di quelle splendide pagine è così affascinante, così completa, che quasi io stesso, dimenticando per un momento i miei libri e le mie idee, finivo per restarci preso sul serio e giunto a quella solenne patetica apostrofe: — Ateniesi d'Italia rendete omaggio alla repubblica caduta! — portai involontariamente una mano all'occhio perchè mi pareva di sentirvi spuntare una lagrima di pentimento. Se la lagrima non c'era, egli è che le mie glandule lacrimali sono molto resistenti.

Ma intanto quella burla doveva avere delle conseguenze per me. Perchè voi non pensaste all'autorità delle vostre parole. Quello che voi avete scritto per ischerzo, gli altri in buona fede lo hanno copiato sul serio. Da che s'è saputo che Yorick, mi aveva accusato del delitto di offesa repubblica (constato che, prima di voi, nessuno in cento critici ci aveva mai pensato neppure per sogno), l'accusa ha fatto il giro — e non c'è stato più critico che si rispettasse il quale non si credesse in dovere di ripeterla. Ma l'originalità dell'idea e l'erudizione della forma se n'erano andate: e del frizzo di buon genere riuscito bene non restava più che uno sproposito copiato male.