[166]. Cic. Pro Flacco, 26.
[167]. Macchiavelli, Discorsi I. 2.
[168]. «Sparta's Gesetzordnung als die wahrhaft Dorische angesehen, und deren Ursprung mit dem des Volkes überhaupt für identisch gehalten wurde». — C. O. Müller, Dorier, II. 11. Perciò Ellanico, il più antico degli scrittori delle cose di Sparta, potè attribuire, senza anacronismo, ai primissimi due re di Sparta, del tempo del ritorno degli Eraclidi (80 anni dopo l'assedio di Troja) tutte quante le leggi che furono poi note sotto il nome di leggi di Licurgo, vissuto secoli dopo. Questo punto critico storico fu del resto diffusamente trattato col solito acume dal Müller nella sua classica opera, e in parte adombrato dal Peyron, nella monografia sulla Politica di Licurgo.
[169]. Vedi Plutarco, Solone. — Senof. Repub. Ateniese. — E le opere speciali di Hüllmann, e di Schömann sulla Costituzione di Atene.
[170]. Vedi Plutarco e Diogene Laerzio in Solone.
[171]. Senof. Memorab. III. 7.
[172]. Plat., Protagora, X.
[173]. Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici, e le leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per la necessità dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza stessa della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai cittadini le arti meccaniche: «tutto quel ch'era d'arte meccanica volevano i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini, ma de' servi» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non aveva letto nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere quell'episodio narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente la diversità delle due legislazioni ateniese e spartana a questo riguardo. Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in un giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino perchè non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva in ozio, era stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne ritornava dalla condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo accompagnavano — egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo «ch'era stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero.» — Plutarco, in Licurgo e negli Apoftemmi. — E son molti anche nei tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!
[174]. App. dell'Unità Nazionale, 3 giugno 1874.
[175]. App. dell'ufficiale Gazzetta Livornese, 15 giugno 1874.