La repubblica più grande e gloriosa della Grecia antica rovinò, quando le virtù repubblicane — che l'avevano fatta gloriosa e grande — se ne andarono.
È il concetto che si affaccia spontaneo a chi appena scorre dello sguardo la storia del periodo in cui l'Alcibiade si svolge.
E qui, eccomi a voi, caro Yorick, eccomi da lei, signor marchese D'Arcais — paladini egregi della repubblica contro di me: contro di me repubblicano, che appunto per ciò, da un pezzo ho dato alla grandezza d'Atene la mia ammirazione e ho negato agli Ateniesi della decadenza le mie simpatie. Artista, faccio a Pericle di cappello e vado in estasi davanti al suo secolo: uomo politico, gli voglio male. Non amo la repubblica di Eucrate, di Cleone e di Iperbolo, uscita dal grembo della corruzione sapiente di Pericle, come non amo la repubblica francese del 1848, uscita dal grembo della corruzione borghese della monarchia di luglio. L'una prepara i Trenta e la tirannide macedone; l'altra prepara il secondo Impero. È esatto peraltro il dire che il secondo Impero fu già esso medesimo la immagine più completa e più fedele del regime del flgliuol di Zantippo.
Sì, è vero, caro Yorick, verissimo, signor marchese, senza che Ella me lo insegni: non solo Atene grandeggiò nella Grecia, ma se mai grandezza antica fu meritata e fu vera ed ebbe spiegazione nella storia, ella è questa di Atene. Sentinella avanzata della Grecia e dell'Europa verso l'Asia, là in faccia all'Egeo, la natura, il mare, il tepido cielo le avean segnato i destini. Era impossibile che un popolo immaginoso, poeta, cresciuto nel mondo fantastico e splendido della sua mitologia, dotato di tutta la vivacità, la svegliatezza arguta e l'attività irrequieta, febbrile della razza jonica — costretto a dimorare su un terreno sterile, angusto, montuoso, insufficiente alla vita, quasi sull'alto di uno scoglio: e di là, sotto il raggio ardente de' suoi soli, al chiarore delle sue notti tepide e serene, vedendo a sè dinanzi il mare — il mare che lo invitava e gli apriva le braccia immense, misteriose — era impossibile che quel popolo non corresse entusiasta all'invito. Al mare! al mare! Ivi sarà la culla della prosperità, della grandezza d'Atene, e della sua forte democrazia.
Poichè il commercio e le ricchezze dal commercio derivanti altereranno man mano col tempo le condizioni economiche rispettive delle classi antiche; sopprimeranno le distinzioni fra di esse e promuoveranno l'uguaglianza nei diritti; poi le triremi, una volta che saran divenute il nucleo della città, reclameranno esse sole i quattro quinti dei cittadini e si riempiranno di popolani, consapevoli di essere la forza di Atene.
«Per la dominazione del mare, attesterà Isocrate poi, i nostri padri furono necessariamente costretti a calare all'odierna forma di democrazia»[10].
«I poveri ed il popolo — scriverà Senofonte — sono in Atene giustamente da più dei nobili e dei ricchi. E per questo motivo: che il popolo è quello che spinge le navi e procaccia potenza alla città. Poichè i piloti, i comiti, i capi di cinquanta, i sopraintendenti alla prora, i costruttori di navi sono quelli che acquistano potenza allo stato assai più che non i cittadini, i nobili, e gli ottimati»[11].
E la democrazia, ordinata dalla sapienza delle leggi di Solone, di Clistene, e di Aristide, fa grande difatti Atene al tempo delle guerre mediche. Poichè tutto, tutto, cospira allora a questa sua grandezza.
L'antagonismo di Sparta non è ancor nato e Salamina oscura ogni vanto. Le navi hanno salvato la Grecia e quelle navi sono la maggior parte ateniesi. Un spirito magnanimo di emulazione, di disinteresse, di amore alla gran patria greca anima i compatrioti di Temistocle; e mentre a Maratona li fa combattere da soli, e a Salamina li fa accettar volonterosi, benchè maggiori di numero, il comando di Sparta, e a Platea li move a cedere il posto d'onore ai Tegeati, — concilia loro l'ammirazione e le simpatie di tutta la Grecia.
Una costituzione squisitamente studiata sull'indole stessa del popolo, ne sviluppa i lati migliori, ne corregge i cattivi, ne stimola il valore, ne tempera mirabilmente le private e politiche virtù.