Fàn. Mènecle, tu sei proprio ingiusto verso Aglae. Io so che ella ti stima... e...

Mèn. (rompendogli la parola in bocca) E gli Dei glie ne daranno merito. Alle corte. (con accento reciso) Tu non puoi dirmi nulla ch'io già non sappia e non vi puoi aggiungere che delle sciocchezze. Io ho fatta una corbelleria, e tu vieni a dirmene cento. Ma io posso disfare la mia, e tu puoi risparmiare le tue. L'arconte pronuncierà il divorzio...

Fàn. (vivissimo, stupefatto) Che?!...

Mèn. Ell'era, per legge, in tua balìa avanti le nozze. Tu sei il guardiano della felicità sua. Aglae da te l'ebbi. Ridomandala tu[162].

Fàn. Io?... mai!

Mèn. E allora... (se gli appressa grave, severo) con che cuore e perchè me la accordasti?

Fàn. (imbarazzato) Perchè tu lo sai... fu l'ultimo desiderio del padre nostro...

Mèn. E perchè Mènecle era ricco e liberava innanzi alla legge te dal peso della custodia e della dote. (moto di Fània che Mènecle calma col gesto) Non siam noi soli vecchi gli egoisti!... E non per nulla i vegliardi ritornan qualche volta fanciulli[163]. Che meraviglia, se anche al povero Mènecle, a cui, con tutta la sua sapienza, passano ancora alle volte, di sotto ai capelli bianchi, certe ubbìe giovanili, che meraviglia se al povero Mènecle un lampo di distrazione... di reminiscenze... in ritardo, abbia offuscato un istante il cervello? Ma tu che fanciullo non sei, tu nella età che sente la voce della natura e i bisogni della gioventù — e ci hai pensato per tuo conto — potevi ben pensarci anche per tua sorella! e difendere lei contro lo sbaglio di tuo padre... e me contro me stesso.

Fàn. Ma ti giuro per gli Dei che se...

Mèn. Non incomodare gli Dei! Aspetta: tu mi giuri che gli Dei vogliono l'obbedienza ai genitori. E per questo, ti sei sposata bravamente la tua Crìside, di cui eri innamorato come un gatto, disobbedendo a tuo padre che voleva accasarti colla figliuola di Eufrànore. Agli Dei certamente ti sei riservato di chiedere della disobbedienza perdono. Poichè, tanto, dovevi domandargliela per una, non disturbavi Giove di più, a far la domanda per due. A questo, allora non ci hai pensato: ora, ti vengono gli scrupoli. E poichè la tua Aglae la vuoi felice, trovi giusto che in premio della sua virtù, ella consumi il caro fiore de' verdi anni con chi felice non la può rendere!...[164]. (con forza) Questo tu trovi giusto... e vai nell'Elièa a far da giudice! Io no! e s'ebbi un torto verso quella fanciulla, saprò ripararlo... per tutti gli Dei! (calmandosi e asciugandosi la fronte) Fai tirar giù dall'Olimpo gli Dei anche a me!