Mèn. (ritornato calmissimo) Sono carte firmate da me. Alcuni ricordi del nostro governo dell'isole, quand'ero in Lesbo e vi applicavo le leggi di Atene. Guarda qui. (piglia una carta e poi ne spiega, discorrendo bonariamente, a Cròb. il contenuto) Sentenza nella causa di Lisicle. Un bel giovanotto — come te — certo Lisicle, che abitava in Metinna, avea tresca con la moglie di Stefano. Stefano il marito lo seppe e un bel giorno, sul fatto te li colse, là presso la marina, in un bel luogo verde, ombroso, sacro alle ninfe e agli amori: il quadretto era poetico molto, ma a Stefano pare piacesse poco: perchè ricorse a te... cioè a me... cioè a noi. E noi abbiamo condannato Lisicle in via di clemenza alla pena esemplare del rafano[201]. (sbalzo di spavento di Cròbilo: Mènecle finge non accorgersene, e prosegue tranquillissimo) Stette a letto soltanto cinque mesi...
Cròb. (spaventato) Ohimè!...
Mèn. Il medico Dionda, anima pia, lo curò: ed io ho curato il medico con una multa di mille dramme[202]. (Mènecle passa tranquillamente a un'altra carta fingendo non accorgersi delle esclamazioni di spavento di Cròbilo) Altra come sopra. Sentenza per la morte di Eutemòne. Certo vecchio, Nicarco, trascurava la moglie, e il leggiadro Eutemòne se ne approfittava. La notte il marito dormiva al pian di sopra, la moglie al pian terreno, col pretesto di far la pappa al bimbo: quando, una notte, a cucinar la pappa del bimbo, il marito sorprese Eutemòne: e, senza complimenti, te lo ammazzò. Fu processato per omicidio[203] — ed ecco la sentenza di assoluzione, con parole di lode, da me firmata, a incoraggiamento e sprone dei mariti futuri...
Cròb. (spaventato giungendo le mani) O santo Giove, rettor delle stelle!... e tu hai fatto...
Mèn. (correggendolo, ironico)... non io... noi, noi.
Cròb. Che maniera di governare!
Mèn. Questo abbiam fatto noi (accenna sè e Cròbilo, beffardamente appoggiando sul noi) quando governavamo le isole... (battendogli sulla spalla — e con accento minaccioso, vibratissimo) Tieni il ricordo in serbo... E metti anche questo nell'arca, insiem coi pomi!
CALA LA TELA.
NOTE
[153]. Vedi, sul gnomone, note all'Alcibiade, atto II.