Eudem. Senti?...
Cancel. .... e impetrato dal Senato il permesso, beva la cicuta e vada pure».[72]
Eudem. Hai udito le cagioni che la legge enumera? Mi dirai che l'avere a sessantacinque anni una sposina di venti, sia compreso dalla legge nella rubrica dei morbi incurabili?
Beoto. Certo.
Eudem. Ammettiamolo. Chi ti dice che lo ammetteranno, per proprio conto, i senatori? E che a tutti poi accomodi di contar in piazza, al Senato, malattie di forma così atroce? E se il permesso è negato, perchè non parli della pena ai trasgressori?... Dilla tu.
Cancel. «Se uno si uccida da sè senza licenza, la mano che questo fece, sia seppellita separata dal corpo».[73]
Eudem. E tu, difensor delle leggi, tu volevi da me sulla scena l'esempio di un Arconte che le leggi offendesse, o scendesse col moncherino alla barca di Caronte, senza la mano per pagar l'obolo e ritirare il resto? Ma tagliati la tua che ha scritto più menzogne sulle tabelle di quanti abbi capelli sulla testa!...
Che resta adunque delle accuse di questo tristo? Una sola. Aver messo in iscena, contro la legge, cittadini Ateniesi col loro nome. Io non dirò che la legge, se tale fosse, fu posta da Làmaco, uno dei Trenta tiranni, quando la tirannide infuriava tra noi, e che le leggi dei Trenta sono a ritenersi abolite...[74] Non dirò che l'attica Musa, nei tempi d'oro della libertà nostra, ripudiò i freni come sacrileghi, e Pericle istesso, provatosi a porne, vi rinunziò.[75] Non dirò...
Tesmot. Neh, accusato, quello che non dirai, lascialo da parte.
Eudem. Ebbene, dirò che la legge, se tale foss'anche, costui non l'ha letta neppure. Dimmela su.