Cancel. (legge). «Làmaco disse e il Consiglio dei Trenta e il Senato decretarono: non sia lecito porre in commedia fatti contemporanei, o cittadini reali e viventi col loro nome. Il trasgressore qualunque cittadino possa citarlo in giudizio, e scriva la pena».

Eudem. Dunque la legge parla di fatti contemporanei: ora invece la commedia risale ai dì della 100ma Olimpiade, quando Atene raccolse i fuorusciti di Tebe, e Pelopida ed Epaminonda prepararono la riscossa. La legge parla di cittadini viventi: ora ecco ben sessant'anni che il buon Mènecle riposa nel sepolcro degli avi; ecco dieci anni che Aglae lo raggiunse, veneranda vecchierella, benedetta dai figli dei figli suoi. E se la legge dà al cittadin nominato facoltà di trarre in giudizio chi lo nomina, io sbaglierò, ma parmi, o giudici, che per far questo egli debba prima di tutto esser vivo... ti pare, o Arconte?...

Tesmot. Sì... mi pare...

Eudem. Perchè ai morti non è data facoltà di querela, e all'infuori di Orfeo, di Teseo e di Ercole non so chi altri fin qui sia tornato dalle porte dell'Erebo. Così Mènecle potesse tornarne!... egli, pel primo, pregherebbe, o giudici, a me propizio il vostro voto! (prende in mano un ramuscello[76] e lo stende verso i giudici) Egli ve ne pregherebbe, o voi giovani, per la memoria dell'atto suo generoso, a cui resero giustizia qui in quest'aula istessa, innanzi a questa effigie istessa di Lico eroe, i padri vostri, quando ad essi la parola eloquente di Iseo la raccontò. Egli ve ne pregherebbe, o vegliardi, non per lo squallore che costui vi minaccia, dei talami solitari, ma per i giorni sereni e consolati di affetti cari, che a lui furono compenso e letizia della tardissima età. Ben vero, egli non morse, il vecchio Mènecle, alla mela cotogna che la legge invita gli sposi a mangiar insieme, la notte delle nozze:[77] ben vero, per lui i bianchissimi graziosi dentini di giovinetta non furono costretti a cercar nella scorza del frutto sacro alla gamèlia Giunone, i solchi di denti gialli e tarlati...

1º El. al 2º. Come i tuoi...

2º El. Eh già... de' tuoi no certo... non ne hai più...

Eudem. Ma egli ebbe il conforto, raro concesso a mortali, nell'ora suprema, di leggere in isplendide pupille il dolore di lagrime vere... Ah no, o giudici, non voi irriderete alla preghiera che di sotterra il buon vecchio vi manda per me: non voi raccoglierete la iniqua accusa di questo furfante...

Beoto (al Tesmoteta). Arconte!...

Tesmot. (a Beoto). Furfante... è un termine di giurisprudenza...

Eudem. (insistendo) ... di questo furfante, leggi invocando dai tiranni bandite, o la mia Musa incolpando di corrompere il costume. Ah non cambiano i carmi il midollo nelle ossa umane! Da ottanta e più anni dorme la vecchia commedia politica, tace e dorme la satira sfrenata, lussuriosa di Aristofane, e non perciò del suo silenzio la città e i costumi s'avvantaggiarono; oggi sovr'essi il mio collega Filìppide mena di nuovo la sferza,[78] e non perciò delle sue sferzate città e costumi miglioreranno. Poveri costumi, se non bastarono a salvarvi nè la parola di Demostene, nè il sangue dei morti a Cheronea!... Voi tutti le avete vedute le patrie fortune cadute in basso coll'andarsene delle patrie virtù; le avete vedute le apostasie dei caratteri, e le fedi instabili voltarsi al voltarsi dei venti, e i tribuni mutati in cortigiani; e le 360 statue inalzate a Demetrio Falerèo, rovesciate all'indomani per ergere gli altari al Poliorcète; e le supine adulazioni di Stratocle, le bassezze buffonesche di Dromòclide,[79] e la caccia febbrile agli uffici, alle ricchezze, ai vili onori: e la viltà fatta abitudine, la menzogna eretta in legge, la ciarlataneria surta a costume: queste son le cose, dirò anch'io col poeta, queste son le cose, e non già le commedie, che mandano il popolo in rovina![80] Condannatelo il poeta, se offende le leggi della eterna bellezza!... ma voi... voi pensateci per vostro conto a quelle eterne della virtù!...