(Durante l'ultima parte dell'arringa, il Tesmoteta e i giudici danno segni visibili di stanchezza sonnolenta. Il Tesmoteta abbassa più volte la testa sul petto, rialzandola tratto tratto come chi combatte contro il sonno. Quando Eudemonippo ha finito e si leva la corona, il Tesmoteta rialza, scotendosi, vivamente il capo).
Tesmot. Finito?... (vede Eudemonippo che si leva la corona). Ah... Passerem dunque, prima dei voti, alla recita della commedia in atti... Or quindi, o giudici, l'arringa che udiste...
Cancell. (udendo un certo rumore si è mosso dal suo stallo e si è appressato ai giudici per vedere che cos'è... poi fa segno maliziosamente all'arconte additandoli, e continuando la frase di lui) ... li ha già persuasi... (addita i giudici) Dormono.
Tesmot. Dormono? (vivamente all'accusato). Recita, ch'è il momento buono!...
(CADE RAPIDAMENTE LA TELA).
NOTE
[1]. Per quanto riguarda i tribunali d'Atene, gli ordinamenti e riti giudiziari, forme del processo, ecc., ecc., rimandasi alle fonti precipue e alle sparse notizie in Demostene, Eschine, Isocrate, Lisia, Iseo, Licurgo e tutti gli altri oratori attici; e in Aristofane e negli Scolii ad Aristof., in ispecie alle Vespe, alle Aringatrici, alle Tesmoforìe, al Pluto. Confr. Schömann, Antich. greche; Antiquitates jur. publ.; De Areopago et Ephetis; De sortitione judicum; De Dicasteriis; Meier e Schömann, Der Attische Prozess; Perrot, Droit public d'Athènes; Matthiae, De judic. athen.; Hudtwalker, De arbitr.; Meursius, Themis attica; Petit, Legg. att., ecc., ecc.
[2]. All'infuori dell'Areopago e degli altri quattro tribunali speciali dei magistrati detti Efeti (Pritaneo, Delfinio, Palladio e Freatte) giudicanti delle cause di omicidi volontari e involontari in genere (δίκαι φονικαί) giudicavano di tutte l'altre cause civili e penali i giudici popolari o cittadini giurati, 6000 di numero (dicasti od eliasti), scelti a sorte ogni anno fra tutti i cittadini non minori dei trenta anni, e integri di fama e di diritti politici e civili (ἐπίτιμοι). Cinque mila erano giudici effettivi; mille supplenti. Distribuivansi i 6000 in 10 tribunali, ossia sezioni o decurie (δικαστήρια), quant'era appunto il numero delle tribù (Scol. in Aristof., Pluto); e dicastero diceasi non pur la sezione, ma anche il luogo o tribunale a ciascuna assegnato per tenervi i giudizi. Designavansi le 10 sezioni per una lettera dell'alfabeto, dall'Α alla Κ, che veniva scritta in rosso sulla porta del tribunale rispettivo: indi, giudicare nella lettera tale (εν τινι γράμματι δικάζειν) equivaleva essere assegnato a questo o quel tribunale (cfr. Aristof., Plut., V. 277). Così ogni anno, insieme alla estrazione dei giudici cittadini (fatta dai Tesmoteti, per tribù) estraevasi a sorte anche la lettera indicante il dicastero a cui ciascun d'essi era assegnato. Compiuta la sortizione, a ciascun giudice veniva data una tabella di bronzo (πινάκιον) con su scrittovi il suo nome e la lettera del dicastero assegnatogli, e impressovi il gorgònio, stemma della città. Questa tabella era il distintivo della sua carica di quell'anno, e il cittadino giurato la recava seco ogni giorno di giudizi, alle estrazioni mattutine dei dicasteri di quel dì. Perocchè non sempre, e ben rado, tutti e 10 i tribunali simultaneamente sedevano; ma nei giorni che v'erano cause a trattare, tutti i giudici cittadini convenivan la mattina nell'agora, dove l'arconte estraeva dall'urna a sorte tante lettere o sezioni a seconda del numero de' processi di quella giornata, e a sorte assegnava in quali tribunali le sezioni estratte dovessero raccogliersi a giudicare. Poi, siccome ciascun tribunale distinguevasi da un colore suo proprio, così ai giudici delle sezioni estratte per quel dì veniva consegnato un bastone di forma speciale (βακτηρία, σκίπων) terminante in una specie di globulo (βάλανον); bastone dell'uguale colore del dicastero assegnato, e colla lettera del medesimo pure scrittavi sopra (Aristof., Vesp., v. 727; Scol., V. 1105; Scol., Pluto, 277). Oltre questo bastone che serviva ai giudici per sapere a quale dicastero recarsi e per farvisi riconoscere alla porta, il Tesmoteta, presidente del tribunale, consegnava a ciascuno d'essi una téssera (σύμβολον), che l'egregio Mariotti a torto confonde col πινάκιον dinanzi accennato. Quello era il distintivo della carica annua, e ognuno dei 6000 eliasti l'aveva con sè (quel che sarebbe pei deputati nostri la medaglia); il σύμβολον invece era un gettone di presenza che al giudice veniva dato per andare a ricevere la mercede del giudizio.
Quanto al numero dei giudici popolari sedenti in ogni causa, i giudici effettivi essendo 5000, risultava il numero ordinario per ciascun tribunale di 500 giudici. Se però di cause gravi trattavasi, adunavansi anche due, tre o più sezioni in un tribunale solo: e s'aveano così tribunali sedenti di 1000 o 2000 giudici, o magari composto di tutte e dieci le sezioni riunite. Viceversa, per le cause minori, talvolta neppure raccoglievasi una sezione intera. Due o tre centinaia anche bastavano: solo curando dispari il numero per evitare nei voti la parità. E innanzi alle porte del tribunale destinato s'estraeva di giudici o supplenti quanti per quella tal causa bisognavano (Isocr., Areopag., c. 20). Cfr. Schömann, Meier, ecc.
[3]. Distinguevansi, come sopra fu detto, ciascuno da un proprio colore, i tribunali ove recavasi volta per volta l'una o l'altra delle 10 sezioni o lettere a giudicare (Scol. in Aristof., Vespe; Polluce, VIII). E pare il lor numero fosse anche più dei 10 (senza contar l'Areopago e i 4 altri degli Efeti); la maggior parte situati intorno a l'Agora o Foro. Due di essi dal colore prendevano anche il nome, come appunto il Verde (Βατραχιοῦν) e il Rosso (Φοινικιοῦν), nominati in Pausania, I, 28. Oltre questi, ricordansi il Trigono o Triangolare, il Metioco o Callio, il Nuovo, il Maggiore, il Medio e il Liceo, presso al tempio di Lico. Anche l'Odeone serviva a giudizi popolari (Aristof., Vespe). Ma il più noto di questi tribunali era l'Eliea, che era un luogo spazioso a cielo aperto, come indica il nome: probabilmente lo si sceglieva a preferenza quand'era il caso di raccogliere più sezioni insieme per i giudizi più gravi; ond'è che il nome di eliasti, particolare ai giudici che andavano a sedervi, passò nell'uso come sinonimo di dicasti, ad indicare complessivamente tutti i giudici cittadini, anche degli altri dicasteri.