Il Batrachio qui nominato fu da taluno per errore confuso col Parabisto, ch'era un altro tribunale ove sedevano gli Undici, magistrato esecutore delle sentenze di morte, e sovrastante al giudizio dei furti.

[4]. Cfr. Aristof., Vespe, v. 90. Polluce, VIII, 133.

[5]. Cfr. Aristof., Vespe, v. 775, 830. «Vuoi tu citare senza che vi siano gli steccati, che primi a noi sogliono apparire tra le cose sacre del giudizio?» ibid.

[6]. A un picchetto di questi arcieri, per lo più traci o sciti, era affidato, durante l'udienza, l'ordine nella sala, e il mantener la quiete fra il publico numeroso dei curiosi. Polluce, VIII, 131. Meier, Att. Pr.

[7]. Lico, figlio di Pandione, antico re d'Atene, pare venisse onorato di culto particolarmente come patrono dei giudizî. Sorgeva il suo simulacro all'ingresso della maggior parte dei tribunali e precisamente nel luogo dove i giudici uscendo riscotevano i tre oboli. Cfr. in Aristof., Vespe, l'apostrofe dell'eliasta Filocleone: «O Lico signore, eroe a me vicino, tu al pari di me sempre t'allegri per le lagrime degli accusati e solo degli eroi volesti aver sede appo chi piange», v. 389 seg. Cfr. v. 819. Presso alla statua di Lico radunavansi anche, innanzi al giudizio, gli eliasti che si lasciavan corrompere e che vendevano il voto alle parti, per contrattare colle medesime il prezzo.

[8]. «Conviene che ognuno di voi, giudici, si faccia vicino alla ringhiera (ἄχρι τοῦ βήματος) per dare un voto santo e giusto...» Demost., Falsa legaz., 441.

[9]. Polluce, VIII, 113. Esichio, Suida. Cfr. Meier, Att. Pr., 716.

[10]. Premettevasi alla udienza (che cominciava la mattina per tempo, ogni processo dovendo finirsi nel dì) una purificazione religiosa e una preghiera recitata dall'araldo. Aristof., Vespe. «Ora alcuno porti subito il fuoco e rami di mirto ed incenso, per porgere innanzi tutto le preghiere agli dei» v. 860 seg.

[11]. Cfr. Aristof., Vespe, 811 seg., v. 906.

[12]. Aristof., Lisistr., v. 798.