[52]. Si davano i suffragi ne' giudizi in varie maniere, per via di piccole conchiglie, o per lo più di fave o di pietruzze (ψ ῆφοι) bianche per l'assoluzione, nere per la condanna: oppure per mezzo di pallottoline (σπόνδυλοι), le une nere e forate, le altre bianche ed intere; le forate per condannare, le intere per assolvere. Esch., C. Timarc.; Luciano, Apol. Paras.
[53]. «Bada che l'ira nel rispondergli non ti porti di là dagli ulivi», ἐκτὸς τῶν ἐλαῶν. Aristof., Rane, 995.
[54]. «Perchè egli era il primo a parlare, stravolse la lite, e col leggere molte cose e col mentire commosse i giudici di guisa, che non vollero neanche udire la mia voce. Così condannato all'ammenda della sesta parte, senza aver ottenuto di far la mia difesa, me ne andai triste e malcontento». Demost., C. Stefano, I. In simili casi i giudici vociferavano in coro al malcapitato di scendere dalla tribuna, gridandogli: abbasso! abbasso! κατάβα, κατάβα, κατάβα Aristof., Vespe, 979. E così nelle Vespe è preso dal vero perfettamente il bozzetto satirico del vecchio eliasta, impaziente di condannare dopo udita una parte sola: «Bdelic. Per gli dei, o padre, non pronunziar la sentenza prima di aver udite tutte e due le parti. Filoc. Mio caro, la cosa e già chiara e parla da sè». Vespe, 920.
[55]. «Dimmi un po' quali lusinghe non può un giudice ascoltare?... Chi piange la sua miseria; chi ci narra favole e qualche storiella da ridere di quelle di Esopo; chi fa il buffone affinchè io rida e deponga, nel giudicare, lo sdegno». Aristof., Vespe, v. 564. Cfr. v. 1259.
[56]. V. Plutarco, Demostene. Cfr. le note al mio Alcibiade, p. 215.
[57]. «Costui si vanta tanto della sua voce, che confida di far con essa molta impressione su di voi. Ma sarebbe assurdo che, mentre lo scacciaste a fischi dal teatro, qui gli faceste lieta accoglienza soltanto per la sua voce sonora». Demost., Falsa legaz. Cfr. Corona, 269.
[58]. Κάλει μοι τοὺς μάρτυρας. Demost., ecc. I testimoni non deponevano all'udienza, ma vi confermavano con giuramento le testimonianze scritte, date da essi nell'istruttoria o quelle loro deferite dall'oratore anche avversario. «A conferma del mio dire addurrò in testimonio Aristofane Olintio. Chiama Aristofane e leggi la testimonianza di lui». Eschine, Apol. «Chiama Egesandro per cui scrissi la testimonianza più modesta che non chiedano i suoi costumi... ma so bene che spergiurerà». Eschine, C. Timarco.
[59]. ἐχῖνος. (Harpocr.; Scol. in Arist., Vespe, 1427). Era un vaso di terra o di metallo nel quale si deponevano e custodivano i documenti presentati nella istruttoria del processo. Cfr. Meier, Att. Pr., 691.
[60]. Cfr. Demost., Falsa legaz. «Sarebbe assurdo che mentre voi, giudici, udendo costui (Eschine) rappresentare Tieste e le sventure di Troja, lo cacciaste di teatro a fischiate, e quasi lo lapidaste, tanto ch'egli abbandonò l'arte dello istrione, ora ch'egli, non già sulla scena, ma coi fatti danneggia la repubblica, gli faceste lieta accoglienza» p. 449.
[61]. «I testimoni parlino senza paura e giurino toccando le cose sacre». Lic., C. Leocr. Il giuramento veniva dato secondo i casi espressamente a voce («giuriamo: eravamo presenti» Demost., C. Stef., 1, 1109), oppure anche tacitamente, confermando col solo gesto la testimonianza scritta o già giurata prima nell'istruttoria: come nell'esempio in Demost., C. Midia, 560.