Mèn. Che cosa ci disse?...
Agl. A me disse: sii casta e virtuosa... deferente al marito... pietosa agl'infelici... ossequente agli Dei...; a te... (si arresta d'improvviso).
Mèn. (vivamente) A me... Aglae?...
Agl. A te... non ricordo.
Mèn. Non importa. Me ne ricordo io. A me disse di farti felice.
Agl. (sempre leggendo, e come distratta) Ah, sì!...
Mèn. Aglae!... (dopo una pausa di esitanza) lo sei?
Agl. (alzando il capo) E me lo chiedi? Nulla qui mi manca degli agi della vita: ho servi, cagnolini, fantesche: specchi di Brindisi[86] e tappeti di Babilonia,[87] ed ori e gemme, e vesti milesie e veli di Còo: tu mi provvedi di tutto per le feste di Minerva[88] e per le sante Tesmoforìe; vo per te rispettata fra le donne libere di Atene, ottengo i primi onori nelle cerimonie della gran dea: per te posso adempiere al voto di mio padre, beneficar gl'infelici e dar sagrificj alla sua tomba...
Mèn. (sospirando) E d'altro?
Agl. E se... (si arresta).