Mèn. (insistendo) E se?...
Agl. E se qualcosa ancora mancasse alla felicità mia, non sarebbe un tentare Adrastea chiedere felicità compiuta, cosa non concessa agli umani? Sola io sarei nata sotto astro sì benigno, io sola avrei avuto a condizioni diverse dagli altri quest'aria che respiro, da raggiungere sulla terra ogni mèta dei desiderj?...[89]
Mèn. (crollando il capo) Ahimè! tu parli come parlerebbe Socrate... ma Socrate, oltre alla molta sapienza, aveva anche il naso rincagnato e gli occhi loschi... e sessantacinqu'anni sulla gobba...: tu non hai nessuno di questi privilegi. E se le donne ragionano colla testa così bene alla tua età, che cosa faranno a sessanta?
Agl. (lavorando) Ragioneranno anche meglio.
Mèn. Eppure, se tuo padre, morendo, avesse portato sotterra il desiderio di una felicità maggiore per te? Se a quella ch'ei per te imaginava, di laggiù vedesse che una parte ne manca, credi che la sua ombra non ne avrebbe dolore... rimorso forse?...
Agl. Mènecle! che discorsi son questi?... Decisamente la veglia di stanotte non t'ha messo l'umore allegro...
Mèn. (fra sè) (Può essere!) (secco) Che ne sai tu!...
Agl. Io so che mio padre, memore de' tuoi beneficj, mi ha a te affidata, morendo, come a nuovo padre della famiglia:[90] tu hai pensato ai funebri paterni, alla educazione mia: hai sposata l'orfana secondo il rito: m'hai chiesto prima se ero contenta: ho detto sì: se non avevo altre mire in cuore, ho detto no: di che vuoi l'ombra paterna si dolga? chi vuoi m'abbia a compiangere...
Mèn. Eh, a quindici anni se ne dicono tanti di sì e di no... (fra sè, indispettito, con un gesto vivo d'impazienza, picchiando sul tavolo col rotolo che ha in mano e che gli cade per terra senza ch'ei vi badi nè lo raccolga) (Finge... e non c'è verso...) Pure, ieri, ti ho sorpresa con una lagrima...
Agl. Sì, piangevo pensando a quella povera Cesira, di cui è giunta notizia che le è morto, lassù in Tracia, il figlio...