Agl. Come si sconfiggono i Persiani?
Crìs. No... come si trattano le mogli. Essere forti contro gli uomini... bel merito!... Essere deboli con noi... quello è il bello!
Agl. (a Crìside) Veramente, sai, mi pare che un po' di Temistocle abbia già imparato...
Crìs. (con civetteria stizzosa) Oh, non abbastanza!... E poi un bravo marito dovrebbe essere anche un bravo fratello... (abbraccia affettuosamente Aglae) e io non voglio, sai, che egli ti trascuri... povera Aglae!... E s'egli ti trascura ancora, io trascurerò lui!... Guardala, Fania, che ciera triste!... (tenendola abbracciata) Oh tuo padre... vostro padre... sia pace alla sua ombra... ma ha avuto un gran torto verso te...
Agl. (con voce di rimprovero) Crìside!
(Fania, alle parole di Crìside, si tira pensieroso e serio in disparte).
Crìs. Oh, le due dee mi guardino dal dir ingiuria alla sua memoria... Epònimo fu prode e virtuoso, ma sbaglia tante volte su nell'Olimpo Giove, sbagliano anche sulla terra i virtuosi... ed Epònimo (si guarda intorno) — Mènecle non c'è — non fu previdente pel tuo destino... Se egli che ti amava tanto, tornasse dagli Elisi...
Agl. Se tornasse dagli Elisi, vedrebbe che Aglae non chiede e non ha alla sua memoria verun conto da chiedere. (con voce incisiva, a Fania) N'è vero, Fania? (Fania non risponde, e rimane in disparte, pensieroso, a testa china) Mio padre mi affidava, morendo, all'uomo che gli salvò in campo la vita, lo riscattò dalla prigionia di guerra, lo soccorse nella povertà, raccolse il suo ultimo sospiro. Se affidandomi a Mènecle ha consultato il suo cuore, mio padre ha compiuto il debito suo...
Crìs. (seria, fissando Fania) E allora gli altri non han compiuto il loro...
Agl. E perchè? Mènecle, oltre amico, era il solo lontano congiunto che la legge chiamasse a sposar l'orfana... o farle la dote.[113] S'egli non trovò altri degni di me, osservando la legge, Mènecle ha compiuto l'ufficio suo... Non ho ragione, Fania?