Ar. Contro Eudemonippo, figlio di Evalce, del borgo di Cefiso...

Eudem. (avanzandosi). Presente!

Tesmot. Cancelliere, recita l'accusa.

Cancel. (leggendo).[18] «Il giorno sei della luna crescente di Munichione,[19] Beoto di Blepiro, Toricese, innanzi all'Arconte accusò con giuramento Eudemonippo, autore comico, di leggi violate e corruzion del costume, perchè nella commedia La Sposa di Mènecle, presentata all'ultima gara delle feste Dionìsie,[20] mise in iscena cittadini col loro nome, disse ingiuria a magistrati, e divulgò idee contrarie alle leggi, alla famiglia, alle cose sante e stabilite della città. La pena sia dieci talenti e il bando dalle gare teatrali.[21] Stia in carcere fin che avrà pagato».[22]

Tesmot. Giudici, udiste l'accusa. Fu affissa nel termine prescritto, sotto le statue degli eroi.[23] Le parti hanno dato il giuramento.[24] Accusatore Beoto, monta in ringhiera.[25] Silenzio!...

(Beoto sale lento la ringhiera, dispone le carte a sè davanti, ne passa alcune giù al cancelliere con cui scambia sottovoce brevi parole, per mostrargli quelle da tener pronte, poi si mette la corona in testa e si soffia il naso).[26]

3º El. (durante la pausa preparatoria i giudici disattenti van chiacchierando fra loro).[27] Sai, chi ho visto ieri? Alce la sonatrice...

1º El. Come? È qui?

3º El. È tornata da Mileto, dove ha fatto fortuna. E come s'è fatta bella!...

1º El. Dove la sta?...