[109]. «’Ὀλβιε γαμβρ’ ἀγαθός τις ἐπέπταρεν ἐρχομένῳ τοι». O felice sposo, qualche buon genio a te veniente sternutò. Teocr., Id., 18. — Hoc ut dixit amor, sinistra ut ante — dextra sternuit adprobatione. Catullo. — Sullo sternuto, or buono or cattivo augurio, cfr. note Alcibiade, 157.

[110]. Cfr. Schömann. Ant. greche; Lallier, La femme dans la famille athénienne. — Teofr., Caratt., 22.

[111]. Siam le nipoti di Teseo e non siam le schiave dei mariti. Cfr. in Senofonte le ammirabili pagine (Econom., VII) dove Iscomaco spiega alla sua sposa giovinetta i doveri e i diritti della moglie; e com'ella non dee considerarsi la schiava, bensì la compagna del marito, e avente ella stessa nel domestico governo la sua parte di sovranità. (Econ., VII, 13 e seg.) E con che delicata e viva imagine, Iscomaco paragona questa sovranità della moglie nella casa a quella della regina delle api; e come insiste mostrando alla donna sua gli uffici del marito e della moglie, essere diversi ma grandi del pari, «si da non potersi discernere chi vaglia più la donna o l'uomo!» «E finalmente — ei le soggiunge — cosa sopra tutte le altre dolcissima, quando nel compimento degli uffici tuoi, ti farai conoscere di maggior valore che non son io, tu ti valerai, o moglie mia, dell'opera di me, come di un tuo ministro; nè dubiterai che nel tempo avvenire abbi ad essere meno riverita». Econ., VII, 41-2. Siamo già evidentemente nelle idee ben lontani dalla posizione umiliante e servile assegnata alla donna di famiglia nella antica legislazione ateniese! È vero che al tempo di Senofonte, tra questo ideale e la generalità del costume, del divario ancora ne poteva e ne doveva correre: ma la parola dell'epoca è detta e la nuova missione della donna della famiglia è cominciata. Verrà tra breve Aristotile a paragonare i diritti della sposa coi diritti sacri e augusti del supplice che ha deposto il ramo d'olivo sull'ara domestica, e che acquista con ciò verso il marito i privilegi della inviolabile ospitalità. (Arist., Econ., I, 4). E verranno tra breve i comici della commedia nuova a lamentarsi delle usurpazioni di autorità commesse dalle mogli sui mariti, e a far ridere il pubblico alle spese dei mariti tiranneggiati!

[112]. E Temistocle ateniese stava sotto alla moglie. «Diceva Temistocle scherzando che suo figlio, ancora piccino, era il più potente di tutti i Greci. Gli Ateniesi comandano ai Greci; io comando agli Ateniesi; sua madre comanda a me, e lui comanda a sua madre». Plut., Temist., 18; cfr. Plut., Prec. matrim. — E in una commedia di Menandro: «Ecco un uomo di cui ognun vanta la felicità in piazza: ma appena varcata la soglia di casa sua, è il più infelice di tutti. Sua moglie è la padrona di tutto: essa comanda e litiga senza posa». Menandro, Piloti, fr. 2.

[113]. Vedi la legge citata nel Prologo, pag. 26.

[114]. Il fratello consanguineo succede in diritto al padre nel disporre della sorte dell'orfana da maritare. V. sopra nota 10. — Cfr. Demost., C. Onetore, 865, 866; C. Eubulide, 1311; C. Beoto, II, 1010. Iseo, Eredità di Mènecle, § 5-9.

[115]. Colombi di Sicilia, allevati e tenuti in pregio nelle case ateniesi. Teofr., Caratt., 5.

[116].

’Εὰν δὲ κινήσῃ μόνον τὴν Μυρτίλην

ταύτην τις, ἢ τιτθὴν καλᾖ, πέρας οὐ ποιει