λαλιᾶς. τὸ Δωδοναῖον ἄν χαλκίον,

ὃ λέγουσιν ἠχεῖν, ἀν παράψηθ’ ὁ παριών,

τὴν ὴμεραν ὅλην. καταπαύσαι θᾶττον ἢ

ταύτην λαλοῦαν˙ νύκτα γὰρ προσλαμβάνει.

Menandro, La suonatrice di flauto. (’Αῤῤ ήφορος ἤ αὐλητρίς) pr. Stef. Biz. — Mein., Fr. Com. gr., IV, 89.

[117]. Le arie di alterigia e le pretese che le ricche ereditiere recavan seco insiem con la dote nella casa maritale doveano realmente dar non poco fastidio ai signori mariti ateniesi, se fornirono così larga materia agli scrittori comici della antica commedia e della nuova (le imitazioni di Terenzio comprese): dove si incontrano ad ogni piè sospinto le lamentazioni dei poveri mariti.

Εἴθ’ ὤφελ’ ὴ προμνήστρι’ ἀπολέσθαι κακῶς

ἥτις με γῆμ’ ἐπῆρε τὴν σὴν μητέρα

«Ahi, fosse perita di mala morte la pronuba che m'indusse a sposar la madre tua!» Aristof., Nubi, v. 41. «Oh Dei! che sproposito ho io mai fatto a sposar per i suoi sedici talenti questa Crobila, una donnicciuola alta un cubito! È mai possibile di sopportare una tanta arroganza? Per Giove Olimpo, e per Minerva, ohibò!» Menandro, La collana (πλόκιον), pr. Aul. Gel., II. — Mein., Fr. Com. gr., IV, 189. «Questa vita del matrimonio m'è odiosa! — Perchè l'hai presa per il cattivo verso... Se passi il tempo a lagnarti de' suoi guai, senza mettere in bilancia i compensi, ti desolerai eternamente». Men., L'odiator delle donne (Μισογόνης) pr. Stob., LXIX. — Mein., Fr. Com. gr., IV, 164. «Han fatto bene a dipinger Prometeo inchiodato allo scoglio... È lui che ha creato le donne... Una donna è migliore a sotterrarsi che a sposarsi». Menandro, fram. inc. — Mein., Fr. Com. gr., IV, 228. «Maledetto il primo che inventò di prender moglie! E poi il secondo, e il terzo, e il quarto e tutti quelli che l'imitarono!» Menand., La ragazza bruciata. (’Εμπιπραμένη) pr. Aten., XIII. — Mein., Fr. Com. gr., IV, 114.

E la litania dei lamenti non finisce qui: vedine qui sotto degli altri (note 39, 41, 42): e potrei aggiungerne ancora: ma pare che bastino.