(con flemma ironica)
Allora abbiamo celebrate le esequie e dato sfogo alle lagrime. Quando il vaso delle lagrime fu pieno, e non ce ne stava neppure una di più... allora...
RICCARDO.
Oh, la provvidenza...
GIACOMO.
Ti mandò un angelo consolatore. Per questi regali non c'è che lei. Eri nato per essere marito ad ogni costo.
RICCARDO.
Tu ridi. Ma è proprio così. Dopo un anno, di quel sogno antico di voluttà e di dolore era rimasta una mestizia blanda in mezzo a cui venne a posarsi l'imagine di Ida. Non fu il turbine violento improvviso della prima volta... fu una dolce simpatia che a poco a poco mi vinse. La mia prima avventura aveva interessato Ida a me: mi parlava spesso della mia povera morta rapita: si impietosiva meco su lei. Così l'ombra di Lea, invece di frapporsi come un funebre ostacolo, continuò a star fra noi, affievolendosi, scolorandosi, smarrendo i contorni a poco a poco, finchè un bel giorno m'accorsi che l'ombra non c'era più... ma si era mano mano, insensibilmente tramutata nelle sembianze di Ida... La felicità presente non l'avrò meritata — ma so che le mie nozze, sono felici — e la verità del mio vivere è cominciata da qui. E poi... hai visto? Ora non siamo più soltanto due sposini... due tortore che tubano... non ci chiamiamo più soltanto l'amore... ci chiamiamo — la famiglia.
GIACOMO.
Ho visto.