(uscito il pedagogo di scena, Peppino ancora celato dalla folta macchia, entro cui si suppone arrampicatosi sopra un albero, lascia cadere due o tre aranci sulla scena; poi sporge circospetto fuor della macchia verde la testolina, per assicurarsi che il maestro non ci sia)
Non c'è più.
LEA.
(guardandolo atterrita)
Cielo!...
PEPPINO.
(vedendola e avanzandosi)
Una signora!... (le gira attorno con circospezione e curiosità infantile, intanto che raccatta le arancie) Ne manca una... (s'avvicina adagino a Lea, guardando per terra, se essa l'avesse tra i piedi: poi si risolve a dirigerle la parola) Tirati in là!...
LEA.
(lo guarda sempre più fissa, immobile, con ispavento: poi fa uno sforzo sopra sè stessa e dà una crollata di spalle)