(Ida si lascia cader sopra una sedia e sta angosciata, muta)
LEA.
Dunque pare che io sia venuta in mal punto e che molte cose si siano cambiate in casa mia (gesto vivo di Ida) — di mio marito — dopo la mia assenza dai vivi. Voi non ne avete colpa, lo so. Il destino fu amaro ad entrambe. Ma più a me che a voi... Perchè nel cuore di Riccardo voi siete la gioia viva dell'oggi, io l'ombra mesta di un tempo che fu. Ma pesa, ma è triste anche all'ombre l'oblìo! Che colpa è la loro se non sanno rassegnarvisi?...
IDA.
Dio! Ma da che inferno...
LEA.
Da che inferno sono uscita? Che v'importa di saperlo! Pur che uscita ne sia. E poi, se l'inferno mi manda, i tormentati hanno diritto ad un sollievo. Voi non li conoscete quei tormenti, beata voi!... Voi lo ignorate che cosa sia piombar violentemente, nell'alba della vita, dalle braccia di uno sposo amante al freddo giaciglio di un sepolcro di vivi!... Vedersi a sedici anni, in un attimo, tutta la festa del vivere mutata nel silenzio e nel buio!... Mi credettero, mi vollero morta; — eppure là tra le fredde pareti di un chiostro, nelle notti lunghe di pianto, un pensiero, uno solo mi confortava; queste lagrime ch'io verso saranno le sue, queste notti saranno lunghe anche a lui!... Ei non ristarà dal cercarmi, finch'ei non l'abbia trovata la sua Lea!... Egli saprà trarmi di qui!... E quando la disperazione mi diè le forze della fuga e la pietà d'altri m'aperse le porte non ischiuse da lui, per lui solo mi riapparve bella la vita! Sperai, del riapparirgli visione cara, inattesa, lungamente invocata, una gioia che superasse ogni delirio di gioia umana! Vengo... e ritrovo... il mio posto preso da voi. Ebbene, non è giusto. Per tutto quel ch'io soffersi, giuro a Dio che non è giusto. Quel posto è mio. Lo riprendo. Ecco tutto.
IDA.
E il suo cuore siete ben certa di riprenderlo?...
LEA.