E voi così certa di poterne andare superba? Oh, lo so: egli vi deve aver detto: Ci fu un'altra donna che amai, che ebbe il mio nome, che mi sacrificò ogni cosa — perfino sua madre! — e alla quale giurai amore sì fervido da credere che ogni facoltà umana di amare ne restasse esaurita. Ebbene, no, per caso, n'è rimasta ancora qualche briciola,... ve l'offro... e voi quella briciola l'avete raccattata, il vostro orgoglio se n'è accontentato! (con accento sprezzante)

IDA.

Ah, è troppo!... (si padroneggia e ripiglia con un sforzo di calma) E se il suo discorso fosse stato diverso? Se egli fosse venuto a dirmi: Ida, nella vita dell'uomo si ama una volta sola e raramente quella volta è la prima. Nell'alba dei giorni, quando il cuore ignora le battaglie del dubbio e del dolore, la baldanza dell'adolescente chiama col nome d'amore il primo svegliarsi degl'istinti; si ama la prima che s'incontra per via; è il primo amoruccio che ogni uomo ritrova ne' suoi ricordi di scuola. Più tardi viene l'ora solenne che gli rivela la compagna vera. È allora veramente la prima volta ch'egli ama, ch'egli sa leggere nel libro eterno, ch'egli intende nell'amore tutto ciò che è di alto e divino... S'egli m'avesse detto o fatto credere ciò, che direste?...

LEA.

(con calma cupa e sarcastica)

Allora direi che la sventura sta su questo amore, perchè non ha fatto i conti con le tombe. Direi che la vostra parte è già troppo bella, perchè non ve ne dobbiate accontentare e lasciar qualche cosa anche agli altri: perchè un amore così divino non appartiene alla terra, può vivere anche fuori delle sue leggi e del rispetto degli umani. Direi: te felice che la tua parte è migliore della mia: non lamentartene, serba lassù in quella sfera celeste il posto che t'ha dato l'amore: io serbo qui sulla terra il posto che il diritto mi dà.

IDA.

E siete ben sicura che lo sia... il diritto?...

LEA.

Se lo sono!