Lea!... Lea!...

LEA.

(cercando ricomporsi e sorridere)

Oh, lasciatemi dargli un ultimo sguardo... al vostro nido!... (guarda intorno per la stanza) Come si deve amar quietamente, dolcemente, qui dentro!... meglio che non là fra le ansie e i rimorsi, nella osteria del villaggio!... Ve ne rammentate?... (con subito mutamento d'inflessione) Te ne rammenti, Riccardo?... Ah!... (il di lei sguardo cade sulla tela appesa alla parete: vi si accosta e la addita a Riccardo) E questa qui ancora la lasci? La fuga in Egitto! (mestissima) La nostra!... (esamina da presso la tela proseguendo con sorriso amaro) Perchè non l'hai finito?... Confessa che non t'è bastato l'animo...

RICCARDO.

No... mi faceva troppo male...

LEA.

Lo vedi che i ricordi di certi giorni non muoiono mai interi!... E le sembianze della Madonna... da chi le hai copiate, te lo rammenti?... (guardando la tela) Come era giovane allora la tua Madonna!... Però adesso i capelli... ce li ho più lunghi di quelli lì... più belli e più lunghi!... (sempre contemplando il quadro si viene snodando la capigliatura che le ricade sciolta, in massa foltissima e bionda, fin quasi ai piedi, poi si volge a Riccardo) La tua Ida così non ce li ha!... (indietreggiando verso il balcone guarda fisso con occhi ardenti Riccardo che a sua volta la guarda e par sotto il fascino di quella trasformazione di bellezza) Che mi guardi?... Perchè mi guardi?...

RICCARDO.

(a poco a poco sotto il fascino dello sguardo di Lea le si è venuto accostando, e piegando un ginocchio le dice con accento soffocato, supplichevole, affettuosissimo)