Questo è il pensiero fondamentale del più antico e più originale dei libri di Gioacchino, la Concordia. In opposizione agli eretici contemporanei, che ponevano uno studio a rilevare le contraddizioni tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento, questo opera di Dio, quello del Diavolo, Gioacchino mette in luce un'armonia e concordanza anche in quei punti, dove l'occhio comune non sa scoprirla. Ben vero ei non nega le stonature non solo tra i due testamenti, ma ben anco tra le varie parti del Testamento Nuovo.[551] Nè poteva certo dissimularsele egli che in un secolo, in cui la critica non esisteva ancora, osava pur distinguere tra libri e libri del sacro canone, nè dubitava di attribuire minor valore agli evangeli non apostolici di Marco e Luca in confronto degli apostolici di Matteo e Giovanni, ed approvava gli ebrei, che fanno maggior conto delle storie di Giobbe ed Ester in paragone di quelle di Tobia e Giuditta.[552] Ma non ostante le critiche audaci ad una vera opposizione tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento non prestava fede, ed era convinto che, ben cacciando lo viso a fondo, quello che pareva alla prima contrasto, andava risoluto in un accordo. Bisognava solo non tenersi alla lettera, ma interpetrare in un senso allegorico ciò che nel letterale porgeva argomenti a dubbiezze.[553] Epperò dell'interpetrazione allegorica nessun Cataro, nessun Valdese fece mai uso come Gioacchino, che spesso ripete il detto dell'apostolo: «la lettera uccide, lo spirito vivifica, e ciò che inteso intellettualmente edifica, preso alla lettera è insipido ed ingannevole».[554]

Ma che cosa intende il nostro autore per allegoria? Ascoltiamo lui stesso. L'allegoria egli dice, è la simiglianza del minimo col massimo, come ad esempio del giorno coll'anno, della persona coll'ordine, colla città, col popolo e simiglianti. Così Abramo è un uomo e significa l'ordine dei patriarchi. Parimenti Zaccaria.[555] Nè si creda che con questa distinzione vada ristretto il valore ed il significato dell'allegoria; perchè l'autore sa noverarne sei specie, l'ultima delle quali suddivide in sette altre, così da toccare il sacro numero dodici. Le sei specie sono: storica, morale, tropologica, contemplativa, anagogica, tipica.[556] Parrebbe che la storica fosse un'interpetrazione letterale e tutt'altro che allegorica. No, risponde Gioacchino, l'interpetrazione storica è diversa dalla storia, e Abramo ad esempio diviene il rappresentante degli uomini obbedienti a Dio, come Isacco il rappresentante dei buoni figli. L'interpetrazione morale in luogo dell'uomo, mette in rilievo la qualità dominante, come a dire nell'ancella Agar vien raffigurata la concupiscenza carnale. L'interpetrazione tropologica non ha di mira se non il modo come in quel fatto o persona possa intendersi significata la parola di Dio; così ad esempio Agar o l'ancella rappresenta la lettera, Sara la donna libera, lo spirito. L'interpetrazione contemplativa riguarda i varii gradi dell'attività umana; l'ancella ad esempio rappresenta la vita attiva, la padrona per lo contrario la contemplativa. L'interpetrazione anagogica ci solleva dalla terra al cielo, così Agar rappresenta la vita presente, Sara la futura.

L'interpetrazione tipica già dicemmo si divide in sette specie. La prima si riferisce soltanto al Padre, nè esce dal Vecchio Testamento. Per tal guisa se Agar rappresenta, poniamo, la plebe degli Ebrei, Sara la tribù di Levi. La seconda specie si riferisce al Figlio, ed agl'istituti che nel suo regno prevalsero; così Agar rappresenta la Chiesa dei secolari, Sara quella degli ecclesiastici. La terza specie si riferisce allo Spirito, come ad esempio nell'ordine monastico, che fiorisce nel terzo stato, Agar rappresenta i conversi, Sara i professi. La quarta specie si riferisce al Padre e Figlio insieme. Agar è la Sinagoga, Sara la Chiesa dei latini. La quinta specie si riferisce invece al Padre ed allo Spirito. Agar è di nuovo la Sinagoga; ma Sara muta e rappresenta la Chiesa spirituale, che fiorì al principio presso i Greci nella religione monastica (anacoreti). La sesta si riferisce al Figlio ed allo Spirito, come a dire Agar rappresenta la Chiesa per le sue colpe serva ed oppressa, Sara invece la Chiesa spirituale che durerà sino alla consumazione dei secoli. La settima specie infine si riferisce a tutte e tre le persone insieme. Agar rappresenta la Chiesa passata e presente, vale a dire tanto la giudaica quanto la cristiana, Sara invece la Chiesa futura.[557]

Seguitando di questo passo ad enumerare i diversi scopi a cui può essere indirizzata l'interpetrazione allegorica, potremo contare non solo dodici ma infinite specie di allegorie. Questa viziosa classificazione giova soltanto a mostrare quanta libertà si prenda il nostro autore nell'interpetrazione dei sacri testi, e come senza scrupolo passasse da un'interpetrazione ad un'altra quando la prima non gli faccia più al caso. Con quest'agile manovra non è difficile far convergere tutti i testi, ed eliminare tutte le contraddizioni. S. Paolo ad es. parla per ben due volte di vescovi ammogliati, e gli antipatarini solevano citare con compiacenza quel passo: chi non voglia bruciare si ammogli. A Gioacchino propugnatore della castità riesce agevole d'interpetrare a modo suo questo incomodo testo, intendendo per moglie non la donna ma la Chiesa.[558] Così nessun ostacolo più ci sbarra il cammino, perchè l'interpetrazione allegorica non ha nessun confine. Non solo i personaggi biblici, ma le loro opere altresì hanno un significato simbolico, come la passione e morte di Cristo vuol dire il Vecchio Testamento e la risurrezione il Nuovo. Nè i corpi celesti, nè gli elementi della natura vengono sottratti a questa strana metamorfosi; chè il sole, la luna, i pianeti non solo sono creati a risplendere nella volta del cielo, ma a significare ben anco la luce invisibile. E codesta significazione muta secondo il bisogno. Talvolta il sole vuol dire Cristo, la luna è la Chiesa, le stelle la moltitudine dei fedeli; tal'altra il sole rappresenta la vita contemplativa, o se vogliamo la Chiesa meditante, e la luna invece la vita attiva, o la Chiesa predicante. Non è esclusa però una terza, una quarta interpetrazione, come a dire il sole rappresenta la vita futura, la luna la vita presente. Ed al pari del sole e della luna sono simbolici anche gli altri corpi celesti. Saturno mettiamo a quel che dicono, di natura freddo, e che più lentamente compie il suo giro intorno al sole, rappresenta il padre Adamo, che tremò dal freddo in paradiso, e visse più di tutti gli uomini, che da lui nacquero. Dopo questo esempio non parrà strano che al pianeta Venere di qualità temperata si agguagli il giusto Noè; nè che si metta in confronto il sapiente Mercurio con quel vaso di scienza che fu Moisè. Nè certo è più strano il simbolismo degli elementi, secondo il quale l'acqua, con cui si battezzano i Cristiani, rappresenta la grazia che fu data agli uomini nel secondo periodo, l'aria quella che s'impartisce ora nel principio del terzo, ed il fuoco l'ultima e più meravigliosa che sarà impartita nel dì della risurrezione.[559] Secondo le idee di Gioacchino i Catari non avrebbero avuto torto di voler sostituire al battesimo coll'acqua quello col fuoco, un fuoco che non bruci, un calore che si comunichi da corpo a corpo imponendo le mani sul capo del convertito.

Ma torniamo al metodo allegorico. In grazia di questo meraviglioso processo, che sciogliendo tutte cose nel mistico vapore dei simboli, raccosta le più lontane, accorda le più opposte, non sarà certo malagevole di fondere in uno il vecchio ed il nuovo Testamento, non ostante le loro antinomie. Purchè siate discreti, nè vogliate la rassomiglianza in tutti i particolari,[560] la dimostrazione è presto fatta, nè alcuno potrà dubitare che il vecchio Testamento non abbia valore per sè; bensì come simbolo precursore del nuovo. Questa è la cosiddetta Concordia dei due Testamenti, o vogliam dire simiglianza di giusta proporzione tra il nuovo ed il vecchio Testamento, giusta in quanto al numero non in quanto alla dignità, stantechè persona e persona, ordine e ordine, guerra e guerra, si raffrontano tra loro, come Abramo e Zaccaria, Sara ed Elisabetta, Isacco e Giovanni Battista, Gesù in quanto uomo e Giacobbe, i dodici patriarchi ed in pari numero gli apostoli.[561] Il parallelo numerico è adunque la base della concordanza, epperò vanno numerate accuratamente le generazioni che precedono e quelle che seguono la venuta di Cristo. E se una volta non torna il calcolo, bisogna rifarlo la seconda e la terza colla costanza e la fede di un cabalista; perchè non è da dubitare che da quel congegno sottile di somme e sottrazioni balzerà fuori la cifra dell'avvenire.[562]

Basteranno pochissimi cenni per comprendere questa nuova aritmetica. Matteo nel primo capitolo del suo vangelo numera le quaranta generazioni, che precorsero secondo lui la nascita di Cristo a cominciare da Abramo per terminare a Giuseppe. Non deve far caso che l'Evangelista trascuri le tre generazioni di Ochozia, Gioas ed Amasia, che tramezzano tra Gioram ed Uzzia; perchè chiudendosi con Gioram un periodo della storia ebraica, e cominciandone un nuovo con Uzzia è agevole inserire tra questi due estremi un periodo di transizione, nel quale si contengano tre termini: l'antico non ancora finito, il nuovo non ancora cominciato, ed un intermezzo tra il vecchio ed il nuovo. Sistema molto ingegnoso per accomodare la storia ai nostri gusti. Il perchè poi con Gioram si chiuda un periodo e con Uzzia ne cominci un altro è subito detto. Matteo non risale oltre Abramo, ed a ragione perchè con Abramo comincia l'impero di quella legge della circoncisione, che durò fino a Cristo. Ma compiendo i calcoli di Matteo e risalendo sino alla creazione dell'uomo tra il primo padre Adamo e il primo patriarca, col quale comincia la legge, si contano venti generazioni. Se dunque dopo le prime venti generazioni s'è chiuso un periodo, l'analogia vuole che dopo le seconde venti se ne chiuda un altro. Così con Gioram, che è la ventesima generazione dopo Abramo si chiuderà un periodo, e trascurando le tre generazioni lasciate da Matteo, con Uzzia si aprirà un nuovo. E che Uzzia sia il padre di un'età nuova non è a dubitare, perchè ha molta analogia con Adamo e con Cristo. Al pari di Adamo venne punito per la superbia, e scacciato da un luogo santo; al pari di Cristo vinse i Filistei e gli Ammoniti, ed il suo nome risuonò fino nel lontano Egitto, e volle essere egli stesso sacerdote del Signore.[563] È ben strano in verità che Gioacchino metta analogia tra Cristo, il vero sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, ed il re Uzzia che assunse l'ufficio sacerdotale indebitamente, e per la sua prepotenza appunto venne punito colla lebbra. Ma la logica dei paralleli consente queste licenze, e possiamo tenere per provato che con Uzzia comincia un nuovo periodo. Ma quale periodo comincia con Uzzia? Quello stesso che in un altro senso comincia con Cristo, cioè il periodo dei sacerdoti. E perchè non faccia intoppo questo doppio incominciamento, si sappia una volta per tutte che in ogni periodo storico si deve distinguere il tempo in cui si spargono e fecondano i semi, e quello in cui si raccolgono i frutti. Per tal guisa il primo periodo della storia germoglia con Adamo e fruttifica con Abramo, e parimenti il secondo germoglia con Uzzia e fruttifica con Cristo. Queste anticipazioni sono un prezioso espediente, la cui mercè Gioacchino può scoprire cristiani prima di Cristo, e spirituali avanti il regno dello spirito, e talvolta vede effigiati tutti e tre i periodi nei più antichi patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe.[564]

Dopo queste spiegazioni facciamo di nuovo il calcolo. Alle quaranta o meglio quarantatre generazioni, che precedono Cristo, aggiungendo le venti che si contano tra il primo parente ed Abramo, avremo un sessantatre generazioni, ventuna per ciascuno dei tre periodi in cui si può dividere il tempo trascorso avanti Cristo; il periodo che precede la circoncisione, quello della circoncisione, ed il terzo dei profeti. Così prima di Cristo abbiamo già una tripartizione che contiene in effigie le tre età del mondo.[565] E se vogliamo seguitare oltre nella divisione, divideremo l'èra precristiana in sei periodi da dieci generazioni l'una, perchè anche il dieci è un numero perfetto. Il primo periodo da Adamo al diluvio (Noè); il secondo dal diluvio alla distruzione di Sodoma e Gomorra (Abramo); il terzo sino ad Obed che fu contemporaneo di Elia, e vide l'arca dell'alleanza in mano degli stranieri; il quarto fino a Gioas quando Israele cominciò ad essere sterminata da Azael re di Siria; il quinto sino alla cattività di Babilonia, ed il sesto fino alla venuta di Cristo.[566] Ma queste sessanta generazioni non bastano se pur s'hanno da contare le tre trascurate da Matteo, ed avremo così lo spazio per un settimo periodo, composto di tre generazioni sole. Sicchè tutto il periodo precristiano si può suddividere in sette sezioni, come in sette età vedremo che si divide la storia del mondo. E questo sacro numero sette ritorna più volte nei divini libri, a cominciare dai sette giorni della creazione nel Genesi sino ai sette candelabri, ed alle sette Chiese, ed ai sette angeli ed ai sette suggelli dell'Apocalisse.[567]

Determinate così le divisioni e suddivisioni dell'èra che precede Cristo, sarà più facile lo studio delle altre che seguono. E stabiliremo in primo luogo che le generazioni del secondo periodo dovendo pareggiare le antiche debbono essere nè più nè meno di sessantatre, ben inteso che queste sessantatre generazioni non si debbono contare dalla venuta di Cristo, bensì dal re Uzzia; perchè la prima parte del secondo periodo, ovvero l'età della fecondazione incomincia,[568] come dicemmo, di là. Quindi in verità al periodo cristiano in proprio non spettano se non quarantadue generazioni, che noi, nati, come vedremo nella quarantunesima, possiamo bene paragonare colle antiche per scoprirne il mirabile accordo.

Questo paragone vien fatto per minuto confrontando principalmente la serie dei papi ed imperatori con quella dei re di Giuda e d'Israele. È naturale che in molti errori è dovuto incorrere l'autore in omaggio alla desiderata simmetria; ed ei stesso se ne riconosce colpevole, ed attribuisce alla corruzione delle cronache quello che in grandissima parte è dovuto al suo modo di studiare ed elaborare la storia.[569] Nè noi lo seguiremo in questi raffronti; ma daremo soltanto pochi esempi per mostrare il metodo ed il risultato della ricerca.

La duodecima generazione, che ebbe principio sotto Costantino imperatore e Silverio papa, ha notevoli riscontri colla duodecima generazione giudaica, a cominciare da Giacobbe. Imperocchè in questa il popolo d'Israele ebbe un re unto dal Signore (Davide), ed in quella il popolo dei gentili, disfatti i nemici della vera fede, sortì finalmente un re cristiano (Costantino). Nell'antico fu eletta Gerusalemme e messa al di sopra di tutti i tabernacoli da David; nel nuovo la Chiesa di Roma ebbe il primato sopra le orientali. E cominciò per la donazione di Costantino quel potere temporale la cui legittimità Gioacchino riconosce, a patto però che il supremo sacerdote abbia la suprema potestà, ma non l'uso, perchè non accada che chi milita con Dio non si mescoli nei negozi temporali. Un altro benedettino, come dicemmo altrove, avea manifestate prima di Gioacchino le stesse idee sulla potestà terrena dei papi.[570]