Nel palazzo del cardinale viveva pure un umanista tedesco, Lorenzo Behaim di Nurenberga. A questo fu per 20 anni affidato il governo di casa Borgia; e poichè era latinista e membro dell'Accademia romana di Pomponio Leto, è naturale che la presenza sua non fosse senza una certa influenza sulla educazione dei figliuoli del suo signore. Del resto, d'insegnanti nelle scienze umanistiche non era difetto in Roma. Eran quelle nel loro fiore. E l'Accademia come l'Università producevano grande copia di uomini d'ingegno. V'erano quindi molti maestri che tenevano scuola, e molti giovani eruditi, accademici attivi e operosi, che in parte cercavano far fortuna alla Corte de' cardinali, come uomini di compagnia e secretarii, o come insegnanti dei loro bastardi. Anche Lucrezia ebbe da tali maestri lezioni di letteratura classica. Quanto alla poesia italiana o alla virtuosità di far sonetti, allora universalmente comune anche alle donne, essa potette facilmente apprenderla da uno de' tanti poeti, che allora vivevano in Roma. Imparò senza dubbio a far versi; ma nulla dava diritto agli storici della letteratura Quadrio e Crescimbeni ad assegnarle un posto nella poesia italiana. Di fatto nè il Bembo nè Aldo nè lo Strozzi l'hanno giammai nominata come poetessa, nè di lei si conoscono poesie. Anche le canzoni spagnuole, che si trovano nelle sue lettere al Bembo, nemmeno è certo che siano composizioni sue.
V.
È facile immaginare quanta commozione dovette cagionare in Lucrezia il primo sentore delle sue reali condizioni di famiglia. Il marito della madre non era suo padre. Insieme coi fratelli, ella si trovava figliuola di un cardinale. Lo spuntar di questa coscienza si accoppiava in lei con la comprensione di relazioni, che, condannate dalla Chiesa, volevano al cospetto del mondo rimaner coperte da un velo. Essa anzi fu sempre trattata come la nipote del cardinal Borgia. Nel padre suo onorava ad un tempo uno dei più eminenti principi della Chiesa di Roma, che sentiva anche designare come papa futuro.
Per certo la conoscenza degl'eminenti vantaggi di tal condizione ebbe sulla fantasia di Lucrezia efficacia più energica del concetto dell'immoralità. Il mondo, nel quale viveva, non si tormentava davvero con scrupoli morali; e raramente vi fu tempo, in cui l'abito di sfruttare in ogni modo e al massimo grado possibile le relazioni di fatto esistenti fosse altrettanto diffuso e radicato. Ben presto apprese come legami di quella natura fossero in Roma comuni e universali. Sentì che la più parte dei cardinali vivevano con amiche, e largamente provvedevano ai loro figliuoli. Le fu raccontato di quelli del cardinal Giuliano Della Rovere o Piccolomini. Vide coi proprii occhi i figli e le figlie di Estouteville; e sentì parlare dei feudi che il ricco padre aveva per loro acquistati sui monti Albani. Vide anche i figliuoli di papa Innocenzo salire in grande onore; le fu mostrato il figlio di lui Franceschetto Cibo con l'illustrissima moglie Maddalena Medici. Seppe che nel Vaticano vivevano altri figli e nipoti del Papa; e vedeva continuamente uscirne ed entrarvi la figlia, Madonna Teodorina, la moglie del genovese Uso di Mare. Aveva 8 anni, quando la figlia di costoro, Donna Peretta, fu sposata in Vaticano col marchese Alfonso del Carretto con tanta pompa e feste, che tutta Roma ne parlò.
Il primo concetto della sorte non comune, che a lei ed ai fratelli suoi per ragion della nascita poteva spettare, erasi già formato in Lucrezia al veder duca spagnuolo il maggiore di essi, Pierluigi. Non sappiamo con precisione in qual tempo il giovane Borgia lo divenisse: nel 1482 non era ancora. I legami potenti, che suo padre manteneva con la Corte spagnuola, avevano a costui reso possibile di far nominare il figlio Duca di Gandia nel regno di Valenza. E, come il Mariana osserva, il Ducato egli lo comprò.
Don Pierluigi moriva in Spagna ancora giovanissimo. Di fatto in un documento del 1491 si parla di lui come morto, e si fa menzione di un legato nel suo testamento a favore della sorella Lucrezia.[23] Il ducato di Gandia passò al secondogenito di Rodrigo, Don Juan, che si affrettò ad andare a Valenza per prenderne possesso.
E frattanto le inclinazioni del cardinale s'erano rivolte ad altre donne. Nel maggio 1489, quando Lucrezia aveva 9 anni, vediamo la prima volta apparire Giulia Farnese, giovane di maravigliosa bellezza, dal cui fascino fu preso con passione e ardore giovanile il già maturo cardinale e più tardi papa Borgia.
Si deve a questo adultero amore di lui per la Giulia, se la casa dei Farnese entrò prima nella storia di Roma e poscia in quella del mondo. Rodrigo Borgia fu di fatto il creatore della grandezza di questa famiglia, nominando cardinale Alessandro, fratello della Giulia. Così pose la base al papato di Paolo III, stipite dei Farnesi di Parma; schiatta famosa, che non s'estinse che nel 1758 sul trono di Spagna con la regina Elisabetta.
In Roma, dove due de' più belli edifizii della Rinascenza han reso immortale il nome dei Farnesi, non avevan costoro, sino al tempo del Borgia, importanza alcuna. Non abitavano nemmeno la città, ma l'Etruria romana. Possedevano ivi alcuni luoghi, come Farneto, donde devono aver tratto il nome, Ischia, Caprarola e Capodimonte. Più tardi, non si sa quando, vennero anche momentaneamente in possesso d'Isola Farnese, castello antichissimo sulle rovine di Veja, che già dal secolo XIV era stato degli Orsini. L'origine dei Farnesi è oscura, ma la tradizione, che gli fa derivare dai Longobardi o dai Franchi, ha per sè ogni verosimiglianza. Essa trova sostegno nel nome Ranuccio così frequente in quella casa, forma italianizzata di Rainer (Raniero).
I Farnesi s'agitavano in Etruria come piccola dinastia di feudatarii rapaci, senza però giungere alla potenza dei loro vicini, degli Orsini di Anguillara e Bracciano e di quei famosi Conti di Vico, tedeschi d'origine, che dominarono da prefetti nell'Etruria per secoli, sino a che non caddero sotto Eugenio IV. Mentre questi prefetti erano i più ardenti ghibellini e più feroci nemici dei papi, i Farnesi invece, al pari degli Este, furon sempre del partito guelfo. Dall'XI secolo in poi andarono Consoli e Podestà in Orvieto, quindi qua e là capitani della Chiesa in quelle molte guerricciole con città e baroni, specie nell'Umbria e nel Patrimonio di San Pietro. Ranuccio, avo di Giulia, fu tra' più valenti generali di Eugenio IV, e compagno del Vitelleschi, il terribile domatore di tiranni. Mercè sua la casa dei Farnesi era salita in maggior reputazione. Il figlio Pierluigi si sposò con Donna Giovannella della stirpe dei Gaetani di Sermoneta. Figliuoli di costui furono Alessandro, Bartolomeo e Angiolo, Girolama e Giulia.