Alessandro Farnese, nato il 28 febbraio 1468, era giovane di spirito e di mente colta, ma di cattiva fama per le sfrenate passioni. Nel 1487 aveva, dietro malvage imputazioni, messo in prigione la propria madre, per la qual cosa fu a volta sua da Innocenzo VIII fatto rinchiudere in Castel Sant'Angelo. Ma seppe evaderne, senza che ciò avesse per lui ulteriori conseguenze. Egli era Protonotario della Chiesa. La sorella maggiore Girolama si sposò con Puccio Pucci, uno dei più ragguardevoli uomini politici di Firenze, membro di numerosa famiglia molto intimamente legata coi Medici.

Il 20 maggio 1489 nella Camera Stellata del palazzo Borgia comparve la giovane Giulia Farnese con Ursino Orsini, giovane egualmente, per stipulare il loro contratto nuziale. Prima di tutto fa maraviglia che ciò avesse luogo nella casa del cardinal Rodrigo. Il nome suo sta nel contratto il primo di tutti i testimoni, come quello di persona che ha preso gli sposi sotto la sua protezione e concluso il matrimonio. Le nozze, del resto, erano già state innanzi fissate dai genitori — non più viventi nel 1489 — degli sposi, essendo questi ancora minori, cioè dire, da Ludovico Orsini, signore di Bassanello e da Pierluigi Farnese. Usava allora fidanzar legalmente bambini; e, come già nell'antica Roma, i promessi sposi contraevano poscia il matrimonio in età ancora minore, spesso a 13 anni appena. Il 20 maggio 1489 Giulia poteva aver solo 15 anni; era sotto la tutela dei fratelli e degli zii della casa dei Gaetani. Il giovane Orsini stava sotto la tutela della madre Adriana, che era l'Adriana de Mila, la parente del cardinal Rodrigo e l'educatrice di Lucrezia. Ciò rende a sufficienza ragione della parte officiale e personale che colui prendeva al matrimonio della Giulia.

Al contratto nuziale stipulato dal notaro Beneimbene furono, oltre il cardinale, testimoni il vescovo Martini di Segovia, i canonici spagnuoli Garcetto e Caranza e il nobile romano Giovanni Astalli. Assistenti della sposa dovevano essere i fratelli, ma venne solo il più giovane, Angiolo: Alessandro s'astenne. Il non essere apparso nel palazzo Borgia, in occasione così solenne per la famiglia, è notevole: nondimeno può essere stato per circostanze accidentali. Il protonotario Jacopo e suo fratello Don Nicola Gaetani, zii della sposa, eran presenti. La somma di 3000 fiorini d'oro fu la dote di Giulia, che per quel tempo era molto ragguardevole.[24]

Il giorno dopo, il 21 maggio, fu festeggiato lo sposalizio della giovane coppia nello stesso palazzo Borgia. Molti grandi signori vi presero parte, de' quali sono specialmente nominati i parenti dello sposo, il cardinal Gianbattista Orsini e Rainaldo Orsini, arcivescovo di Firenze. La bella stagione potè permettere agli sposi di andarsene al castello di Bassanello; ovvero, se così non fecero, essi presero stanza nel palazzo Orsini a Monte Giordano.

In questo palazzo, presso Madonna Adriana, madre del giovane Orsini, il cardinal Rodrigo aveva dovuto già prima del matrimonio conoscere e spesse volte vedere la Giulia Farnese. Colà pure la Lucrezia, più giovane di parecchi anni, dovette fare la conoscenza della stessa. Giulia era bella tanto, che si ebbe per soprannome la bella. Al pari di Lucrezia, aveva bionda la chioma come oro. Nella casa di Adriana questa dolce e vaga fanciulla diè nella rete del libertino Rodrigo. Cedette alle arti seduttrici di lui o già prima di sposarsi col giovane Orsini o subito dopo. Probabilmente accese la sensualità del cardinale, uomo già di 58 anni, allorchè gli si presentò nel palazzo in abito da sposa, in tutto lo splendore della sua gioventù affascinante. Comunque, il certo è, che già dopo due anni dal matrimonio la Giulia era l'amante dichiarata del cardinale. Quando Madonna Adriana ebbe scoperta la relazione, chiuse gli occhi e si rese complice delle turpitudini della nuora. Per tal guisa divenne la persona più potente e influente nella casa Borgia.

Dei tre figlioli del cardinale, Juan e Cesare eran frattanto venuti crescendo. Entrambi nel 1490 non erano a Roma. L'uno trovavasi in Spagna; l'altro agli studii nell'Università di Perugia, donde passò poi in quella di Pisa. Già nel 1488 Cesare deve aver frequentato una di quelle scuole superiori, e probabilmente la prima. In quell'anno di fatto Paolo Pompilio gli dedicò la sua Syllabica, uno scritto sulle regole per ben comporre in versi. Egli vi lodava il genio ascendente di Cesare, speranza e decoro di casa Borgia, i progressi di lui nelle scienze, la maturità dello spirito in età così giovanile, e ne predicava la gloria a venire.[25]

Il padre l'aveva destinato alla carriera ecclesiastica, abbenchè Cesare non sentisse per essa che repugnanza. Da Innocenzo VIII aveva colui ottenuto, che il figlio suo fosse fatto Protonotario della Chiesa e di più preconizzato vescovo di Pampelona. Come Protonotario apparisce in un documento del febbraio 1491. E in quel tempo stesso il più giovane dei figlioli di Rodrigo, Don Jofrè, fanciullo di circa 9 anni, è nominato Canonico e Arcidiacono di Valenza.[26]

Cesare dovette andare a Pisa nel 1491. Quell'Università accoglieva molti giovani di cospicue famiglie italiane, soprattutto per la rinomanza grande del Rettore degli studii, il milanese Filippo Decio. Il giovane Cesare v'andò con due condiscepoli spagnuoli, favoriti del padre, Francesco Romolini da Ilerda e Giovanni Vera da Arcilla nel regno di Valenza. L'ultimo gli venne dato come aio, così qualificandolo Cesare stesso in una lettera dell'ottobre 1492, ove lo chiama il più fido dei famigliari suoi.[27] Nel 1491 Francesco Romolini aveva già più di 30 anni; studiò con fervore Diritto, del quale acquistò ampia cognizione. Egli è il Romolino stesso, che più tardi in Firenze condusse il processo contro Savonarola. Nel 1503 Alessandro lo fece cardinale; e cardinale era pur divenuto Vera sin dal 1500. I mezzi di fortuna del padre permettevano al giovane Cesare di vivere in Pisa con sontuosità principesca; e lo stato di colui lo pose anche in grado di entrare in amichevoli relazioni coi Medici.

Il cardinal Borgia continuava allora a cercare nella Spagna la fortuna dei figliuoli suoi. Anche per la figlia Lucrezia non sapeva immaginare avvenire più splendido di un matrimonio spagnuolo. E, senza dubbio, dovette avere a segnalata fortuna, che il figliolo di una di quelle antiche e nobili case di Spagna acconsentisse a diventare il marito della bastarda di un cardinale. Questi fu Don Cherubin Juan de Centelles, signore di Val d'Ayora nel regno di Valenza, fratello del Conte di Oliva.

Nel 26 febbraio e 16 giugno 1491 in Roma furono firmate le tavole nuziali e distese in lingua valenzana. Il giovane sposo trovavasi a Valenza e la sposa a Roma; e a questa il padre aveva dato per procuratore il nobile romano Antonio Porcaro. Nel contratto fu per Lucrezia sborsata la somma di 300,000 timbres o soldi di moneta valenzana, ch'essa portava in dote al marito Don Cherubin, parte in moneta contante, parte in gioielli e altri oggetti di corredo. Fu espressamente notato, 11,000 timbres provenire dal testamento del fu Don Pierluigi de Borgia, duca di Gandia, che gli aveva assegnati in dote alla sorella sua, ed altri 8000 donarsi alla stessa pel medesimo titolo dagli altri suoi fratelli Don Cesare e Don Jofrè, similmente, com'è da presumersi, sulla eredità di costoro. Fu stabilito che Donna Lucrezia sarebbe condotta a Valenza a spese del cardinale entro l'anno dal contratto, e che il matrimonio sarebbe ecclesiasticamente solennizzato entro i sei mesi dall'arrivo di lei in Spagna.[28]