Lo Sforza fu prontissimo ad accettare la mano della giovane Lucrezia, prima che altro dei molti pretendenti gliela togliesse via. Da Pesaro si condusse primieramente a Nepi, città data da Alessandro VI al cardinale Ascanio. Vi si trattenne pochi giorni, e quindi il 31 ottobre 1492 mosse secretamente per Roma. Quivi prese stanza nel palazzo del cardinale di San Clemente, che Domenico Della Rovere aveva edificato in Borgo, e che esiste ancora ben conservato rimpetto all'altro Giraud-Torlonia. L'ambasciatore ferrarese informò il suo signore dell'arrivo dello Sforza, osservando che colui sarebbe uomo grande sino a che regnerebbe quel Papa. E dava poi ragione del mistero, in cui lo Sforza tenevasi, notando come in quel tempo si trovasse in Roma anche secretamente quegli, che era già legalmente promesso sposo di Lucrezia.[33]

Il giovane conte Gasparo era di fatto venuto col padre a Roma, per dare effetto a' diritti suoi su Lucrezia, che ora appunto promettevano vantaggi così smisurati. Vi trovò invece un rivale nascoso, ma pubblicamente riconosciuto per tale; e andò sulle furie, quando il Papa si fece a richiederlo di una formale rinunzia. Per tal modo Lucrezia, fanciulla appena di 12 anni e mezzo, era involontario soggetto di litigi tra due pretendenti, ed insieme la prima volta motivo di pubblico scandalo. Il 5 novembre l'ambasciatore di Ferrara scriveva al suo signore: «Qui si fa un gran parlare di questo matrimonio di Pesaro; il primo sposo è ancora qui, e da vero Catalano fa molte bravate, protestando che leverà rimostranze presso tutti i principi e potentati della Cristianità; pure, il voglia o no, bisognerà pigliarsela con pazienza.» E lo stesso scriveva il 9 novembre: «Faccia il Cielo che il matrimonio di Pesaro non porti sciagura. Sembra il Re (di Napoli) aver espresso al proposito il suo dispiacere, stando almeno a ciò che Giacomo, il nipote del Pontano, ha detto l'altr'ieri al Papa. L'affare pende ancora sospeso; ad ambo le parti si dànno buone parole, voglio dire, al primo come al secondo sposo. Entrambi son qui. Pure si crede che a Pesaro sia serbata la vittoria, soprattutto perchè la causa sua è difesa dal cardinale Ascanio, che a parole come a fatti è potente davvero.»

Frattanto agli 8 novembre il contratto di matrimonio tra Don Gasparo e Lucrezia fu giuridicamente risoluto. Lo sposo e il padre di lui espressero soltanto la speranza, che l'unione potesse non per tanto avverarsi a circostanze più propizie. E all'uopo Gasparo prese impegno di non maritarsi con altra, prima che un anno fosse decorso.[34] Eppure non fu per questo Giovanni Sforza sicuro del trionfo. Ancora il 9 dicembre l'agente mantovano Fioravante Brognolo scriveva al marchese Gonzaga: «L'affare dell'illustre signore Giovanni di Pesaro è tuttora indeciso; sembrami che quel gentiluomo spagnuolo, cui la nipote di Sua Santità era promessa, non voglia rinunziarvi; egli ha anche molto séguito in Spagna; cosicchè è intenzione del Papa di lasciar maturare questa faccenda prima di risolverla.»[35]

E insino nel febbraio 1493 si parlò pure di un matrimonio di Lucrezia con lo spagnuolo Conte de Prada, nè si sposò con Giovanni Sforza che quando quel disegno fu sfumato.[36]

Quest'ultimo era frattanto tornato a Pesaro, donde mandò a Roma Niccolò de Savano suo procuratore per concludere i capitoli matrimoniali. Il conte d'Aversa cedette alla forza, e si tirò indietro, facendosi pagare il silenzio con 3000 ducati. Allora, il 2 febbraio 1493, le nozze dello Sforza con Lucrezia furono con formale istrumento stipulate in Vaticano; e, oltre l'ambasciatore di Milano, vi presero di nuovo parte come testimoni i più intimi amici e familiari di Alessandro, Giovanni Lopez, Giovanni Casanova, Pietro Caranza e Giovanni Marades. La figliuola del Papa ebbe 31,000 ducati in dote: entro l'anno doveva esser condotta dallo sposo nel paese di lui.[37]

Quando la nuova della cosa giunse a Pesaro, il fortunato Sforza diede una festa nel suo palazzo. Si ballò nella grande sala, e, condotte da monsignor Scaltes, ambasciatore del Papa, le coppie uscirono dal castello danzando. Per modo che si continuò così per le strade della città fra gli applausi del popolo.[38]

VII.

Alessandro aveva fatto disporre per Lucrezia un'abitazione vicinissima al Vaticano. Era una casa fatta edificare dal cardinale Battista Zeno nel 1483. Da lui o dal titolo della sua Chiesa ebbe nome di palazzo di Santa Maria in Portico. Era posto sulla sinistra della scala di San Pietro, quasi dirimpetto al palazzo dell'Inquisizione. La costruzione del Colonnato del Bernini ha reso quei luoghi quasi irriconoscibili del tutto.

Nel suo palazzo la giovane Lucrezia teneva già propria corte, cui presiedeva come dama d'onore, che quasi teneva il luogo di madre, Adriana Ursina, la sua educatrice. Alessandro aveva forse indotto questa sua parente a lasciare, in compagnia di Lucrezia, il palazzo Orsini e ad abitare l'altro di Santa Maria in Portico. E ivi la vedremo presto apparire, e con essa anche un'altra donna che stava pur troppo a cuore al Papa.

Vannozza restò nella propria casa alla Regola. Il marito fu fatto Soldano o Capitano di Torre di Nona, per la quale di lì a poco occorreva ad Alessandro VI un prevosto a lui devoto. Ed anche il Canale per parte sua accettava con compiacimento grande il ragguardevole e lucroso ufficio. Da questo tempo in poi tra Vannozza e i figliuoli si fece un più grande distacco, che non divenne però mai totale separazione. Le relazioni fra loro non furono spezzate. Pure quella non poteva che solo indirettamente partecipare alla felicità e grandezza di questi. Vannozza non si permise mai, ovvero Alessandro giammai non le consentì influenza di sorta in Vaticano. Molto di rado soltanto apparisce il nome di lei nelle notizie del tempo.