Ne' primi di luglio lasciò similmente la città Ascanio Sforza, oramai compiutamente rotto con Alessandro. Andò dai Colonna, a Genazzano, i quali erano al soldo di Francia. Carlo VIII si disponeva già a muovere per l'Italia. Intanto il 14 luglio il Papa e re Alfonso ebbero un convegno a Vicovaro presso Tivoli.
Erano in questo frattempo occorsi mutamenti importanti nel palazzo di Lucrezia. Il marito s'affrettò ad allontanarsi da Roma, il che dovette fare come condottiero della Chiesa. In tal qualità doveva unirsi all'esercito napoletano, che, sotto gli ordini del duca Ferrante di Calabria, s'andava concentrando in Romagna. Gli articoli del contratto matrimoniale gli davano facoltà di condur seco la moglie in Pesaro. Andarono con essa anche la madre Vannozza, Giulia Farnese e madonna Adriana. Alessandro stesso volle che partissero, temendo della peste, che cominciava a manifestarsi. Di ciò l'ambasciatore di Mantova in Roma informava sin dal 6 maggio il marchese Gonzaga; e il 15 scriveva allo stesso: «L'illustre signor Giovanni partirà immancabilmente lunedì o martedì in compagnia di tutte e tre le dame, che, per ordine del Papa, restano a Pesaro sino all'agosto: poscia faranno insieme ritorno.»[51]
Lo Sforza deve esser partito su' primi del giugno, essendo l'11 di questo mese giunta lettera di Ascanio al fratello a Milano, con la quale informavalo essere il signore di Pesaro con la moglie, con madonna Giulia, l'amante del Papa, e la madre del duca di Gandia e di Jofrè, partito da Roma e andato a Pesaro; e Sua Santità aver pregato madonna Giulia di ritornare al più presto.[52]
Il 18 luglio Alessandro fu di ritorno da Vicovaro a Roma; ed ecco la lettera che il 24 scrisse a sua figlia in Pesaro:
«Alessandro Papa VI, manu propria.
»Donna Lucrezia, figlia carissima. Da parecchi giorni non abbiamo tue lettere. A noi reca grandissima maraviglia che tu trascuri scriverci più spesso e darci nuove della salute tua e di quella del signor Giovanni, nostro carissimo figliuolo. Fa per l'avvenire di essere più accurata e diligente. Madonna Adriana e Giulia sono giunte a Capodimonte, ove trovarono morto il fratello. Della qual perdita han preso tanta alterazione e afflizione il cardinale e la Giulia, che entrambi sono stati colti da febbre. Noi abbiamo mandato Pietro Caranza a visitarli e provveduto a medici e al necessario. Speriamo in Dio e nella Nostra Donna gloriosa, che in breve staranno bene. Veramente in questa faccenda della partenza di madonna Adriana e di Giulia, il signor Giovanni e tu avete avuto poco rispetto e considerazione verso di noi. Le lasciaste partire senza espressa licenza nostra; mentre avreste, com'era debito vostro, dovuto pensare che un repentino allontanamento, senza nostra saputa, non ci poteva che sommamente dispiacere. Che se dici aver loro così voluto, perchè il cardinal Farnese così voleva e comandava; voi altri avreste dovuto considerare, se ciò fosse di gradimento al Papa. Oramai è fatto. Altra volta saremo più accorti, e penseremo molto bene in mano di chi mettiamo le cose nostre. Grazie a Dio e alla gloriosa Nostra Donna, noi stiamo benissimo di salute. Abbiamo avuto un convegno col Serenissimo re Alfonso. Egli s'è portato con noi con tanto amore ed osservanza ed obbedienza, come se fosse nostro proprio figlio. Non ti potremmo dire nè esprimere quanto siam partiti contenti e soddisfatti l'uno dell'altro. E sii certa che Sua Maestà metterà per lo Stato e in servizio nostro la propria persona e quanto al mondo possiede.
»Noi speriamo che ogni suspicione e tutte le differenze con questi Colonnesi in tre o quattro dì saran tolte. Per ora non resta che esortarti ad attendere a star sana e ad esser devota della gloriosa Nostra Donna. — Data a Roma da San Pietro, il 24 luglio 1494.»[53]
Questa lettera, la prima delle poche che ancora restano di Alessandro alla figlia, fa vedere che Giulia Farnese era, è vero, andata con madonna Lucrezia a Pesaro; ma che presto erane, all'insaputa e senza permesso di Alessandro, ripartita per rendersi alle terre della casa sua in Etruria. Stando ai dispacci di quell'ambasciatore mantovano, ella vi sarebbe accorsa per la malattia del fratello Angelo, che in effetto, poco dopo, nell'agosto, morì. Invece secondo una lettera veneziana in Marin Sanuto, la Giulia avrebbe abbandonato Roma per assistere ad un matrimonio presso i suoi congiunti, e in questa occasione lo scrittore la chiama: «la favorita del Papa, giovane sposa di grande bellezza, intelligente, savia e di dolce carattere.»
La lettera del Papa ci fa conoscere che le relazioni di lui con l'amante, tuttochè allontanatasi da Roma, rimanevan le stesse.