Il timido Federico non si lasciò commovere che ad un sacrifizio soltanto pel Moloch del Vaticano. Acconsentì all'unione di Don Alfonso, giovane fratello di donna Sancia e figliuolo naturale di Alfonso II, con Lucrezia. Alessandro non desiderò questo matrimonio per altra ragione, se non per indurre per tal mezzo il re ad acconsentire alla fine anche al matrimonio della figlia con Cesare.
Prima ancora che la nuova unione di Lucrezia fosse certa, corse voce in Roma che Don Gasparo, l'antico promesso sposo, mettesse innanzi daccapo pretensioni; chè anzi avesse in animo di darvi seguito. Ma così non accadde. Se non che il Papa ora riconosceva, che la promessa di Lucrezia con quel giovane spagnuolo era stata illegittimamente sciolta.
In un Breve del 10 giugno 1498 egli mostrò questo scioglimento come un atto illegale, al quale la figlia con inconsulta leggerezza e senza sufficiente dispensa erasi lasciata andare per quindi, indotta per errore, unirsi in matrimonio con Giovanni di Pesaro. Come è detto nel Breve stesso, Gasparo di Procida, conte di Almenara, erasi, è vero, dappoi sposato e aveva generato figliuoli. Nulladimeno Lucrezia aveva domandato che l'impegno con lui preso fosse ora, nell'anno 1498, dichiarato legalmente nullo. Egli quindi l'assolveva dallo spergiuro, in cui era incorsa, sposando, malgrado dell'impegno con Don Gasparo, Giovanni Sforza. E, mentre solo ora dichiarava sciolta la promessa formale di matrimonio col conte di Procida, le rendeva al tempo stesso la libertà di sposarsi con qualunque altro a scelta di lei.[79] Così un Papa prendevasi empiamente giuoco di uno de' più santi sacramenti della Chiesa.
Quando Lucrezia ebbe per tal guisa libera la mano da ogni pretendente, la sua nuova unione potette esser conclusa. Il che ebbe luogo in Vaticano il 20 giugno 1498. Se a noi fosse tuttora ignoto il carattere della pubblica moralità d'allora, molto avremmo a maravigliarci di trovare ivi, qual rappresentante del re Federico, non altri che il cardinale Ascanio Sforza, il medesimo che aveva prima concluso il matrimonio tra suo nipote e Lucrezia, e poi, qual procuratore dello Sforza, prestato il consenso al vergognoso scioglimento. Tanta importanza egli e suo fratello Ludovico annettevano al serbarsi a qualunque prezzo amici i Borgia.
Lucrezia ebbe in dote 40,000 ducati. E il re di Napoli si obbligò di dare a titolo di Ducato al nipote suo Alfonso le città di Quadrata e di Biselli.[80]
Nel luglio il giovane Alfonso venne a Roma per unirsi con una donna, che doveva, per lo meno, tenere come punto scrupolosa e leggiera in alto grado. Senza dubbio, egli dovette riguardarsi qual vittima, che suo padre mandava ad immolare in Roma. Triste e melanconico, senza solennità di sorta, quasi furtivamente l'infelice giovane entrò in Roma. E immediatamente si condusse dalla sposa nel palazzo di Santa Maria in Portico.
Il 21 luglio le nozze vennero ecclesiasticamente benedette in Vaticano. Furon testimoni, tra gli altri, i cardinali Ascanio, Giovanni Lopez e Giovanni Borgia. Secondo un antico rito, una spada nuda fu tenuta sospesa sugli sposi da un cavaliere. E questi fu Giovanni Cervillon, capitano delle guardie del Papa.
XIII.
Dal luglio 1498 Lucrezia, ora duchessa di Bisceglie, viveva col nuovo marito, giovane appena di 17 anni; mentre essa aveva compiuto il diciottesimo. Non andarono a Napoli, ma restarono a Roma; perchè, come l'agente mantovano informava il suo signore, erasi espressamente pattuito, che Don Alfonso dovesse soggiornare un anno a Roma, e Lucrezia, durante la vita del padre, non potess'essere obbligata ad andare nel regno di Napoli.[81]
Alfonso era giovane amabile e bello; il più bel giovane che siasi mai visto in Roma, così lo chiama il Talini, cronista romano di quel tempo. Lucrezia concepì per lui un vero trasporto; ciò avvertiva l'agente di Mantova sin dall'agosto. Ma la rapida vicenda delle cose non le consentì di goder tranquillamente di una felicità domestica, se pur di felicità in genere fosse il caso di discorrere.