Del rimanente, quello è l'unico luogo nel Diario del Burkard, ove Lucrezia apparisca sotto luce sì brutta. In niun altro ha detto di lei nulla di disonorevole. Non si può dunque in quello cercar la conferma delle accuse dei Napoletani e del Guicciardini. E come non nel Diario, così la non si trova neppure altrove; quando non si attribuisca al Matarazzo un'autorità, cui non può pretendere. Egli racconta che Giovanni Sforza scoprisse le criminose relazioni di sua moglie con Cesare e con Don Juan; e a questa scoperta si aggiungesse un sospetto anche più orrendo; ond'egli, lo Sforza, avrebbe perciò ammazzato il Gandia e sarebbe quindi fuggito da Roma; ed in conseguenza Alessandro avrebbe fatto sciogliere il matrimonio di lui. Anche a prescindere da sì mostruosa opinione, stando alla quale la stessa donna nel tempo medesimo si sarebbe resa colpevole di un triplice incesto, il racconto del Matarazzo contiene un'inesattezza storica, perchè lo Sforza aveva abbandonato Roma già due mesi innanzi la morte del Gandia.

Il dispaccio autentico dell'inviato ferrarese in Milano, del 23 giugno 1497, ha chiarito in modo incontrastabile che l'autore vero di quelle voci su Lucrezia fu il marito ignominiosamente ripudiato. Di certo, niuno meglio di colui poteva allora conoscere il carattere e la maniera di vivere di Lucrezia. Nondimeno avanti a qualunque tribunale, in ogni tempo, lo Sforza sarebbe l'ultimo de' testimoni, il deposto del quale meritasse fede. Acceso d'odio e di vendetta, attribuì all'indegno Papa quei turpissimi motivi allo scioglimento del matrimonio. E il sospetto da lui manifestato si diffuse e prese le proporzioni di una voce; e di voce in voce divenne opinione. Ma è pur singolare che Guido Postumo, il fedele partigiano dello Sforza, che vendicava l'oltraggio del suo signore con epigrammi contro Alessandro, nè abbia espresso quel sospetto, nè in generale fatto mai menzione di Lucrezia.[128]

Sospetto simile non trasparisce da alcuno de' molti dispacci contemporanei. Solo in una lettera privata presso il Malipiero da Roma del 17 giugno 1497 e nella Relazione di Polo Capello si accenna alle voci dell'oscena relazione della sorella col fratello Don Juan.[129] Sarebbero forse stati solo codesti rumori cagione, che niuno abbia giammai riferito di relazioni amorose di Lucrezia con altra persona conosciuta non fosse che di nome; tuttochè in Roma tanti cortigiani, tanti giovani baroni e cardinali licenziosi fossero quotidianamente in contatto con lei? Difatto sul conto di questa bella e giovane donna non è dato scoprire una traccia sola di un vero intrigo amoroso. Anche la voce di quell'ambasciatore, che non da Roma, ma da Venezia mandava a Ferrara la nuova, aver Lucrezia partorito un bambino, non è che una voce solitaria, che non trova riscontro di sorta. Lucrezia era allora separata già da un anno dal marito Giovanni Sforza. Si ammetta pure che la voce fosse fondata, e che Lucrezia si fosse stretta in relazione d'amore con qualcuno in Roma, la cui persona ci è rimasta sconosciuta. Ma, e che forse relazioni e passi falsi di tal natura non sono frequenti abbastanza nella società di ogni tempo? Anche oggi siam facili a perdonarli soprattutto nelle classi elevate.

Niuno può indursi a credere che Lucrezia Borgia, in mezzo alla corruzione romana e in quella cerchia di persone cui apparteneva, potesse mantenersi immacolata. Ma dall'altra parte niun uomo spregiudicato avrà animo di affermare che siasi resa colpevole di quelle turpitudini senza nome. Se si suppone possibile nella natura di una giovane l'inconcepibile forza, di cui l'uomo più dissoluto e più rotto al vizio appena è capace, di saper, cioè, nascondere l'intimo disfacimento morale, che in tutto l'essere spirituale il più infame dei delitti non può non generare, di nasconderlo, dico, sotto la maschera di una grazia sorridente; bisognerebbe allora dire che Lucrezia Borgia nel magistero della ipocrisia abbia posseduto potenza trascendente ogni limite dell'umano. Ma nulla entusiasmava tanto i Ferraresi quanto la grazia sempre serena e gioviale della sposa di Alfonso. Ogni donna sensibile può giudicare se fosse Lucrezia in grado di manifestarsi in tal guisa, posto che covasse nell'animo tanta colpa; e se il viso della moglie di Alfonso d'Este, nell'effigie del 1502, potesse esser quello della inumana furia nell'epigramma del Sannazzaro.

XIX.

Lotte durissime ebbe a sostenere il principe erede di Ferrara prima di cedere alle insistenze del padre. E questi insisteva pel matrimonio con tanta fermezza da dichiarargli, che dovrebbe risolversi ad unirsi egli stesso con la Lucrezia ove il figlio s'ostinasse nel diniego. E quando il figlio ebbe consentito, quando l'orgoglio del duca fu ridotto al silenzio, Ercole riguardò il matrimonio puramente come un vantaggioso affare di Stato. Egli vendette l'onore della casa sua al più alto prezzo possibile. Gli agenti papali in Ferrara, spaventati dalle sue esigenze, mandarono Raimondo Romolini per darne a Roma contezza. E Alessandro impetrò la mediazione del re di Francia per ottenere condizioni più miti. Una lettera dell'ambasciatore di Ferrara in Francia è il mezzo migliore per chiarirci su questo punto:

«Illustrissimo Signor mio.

»Ieri l'ambasciatore del Papa mi disse, avergli Sua Santità scritto come Vostra Eccellenza abbia mandato un messo in Roma, domandando 200,000 ducati, l'affrancamento dall'annuo canone, la concessione del giuspatronato pel Vescovado di Ferrara mercè decisione concistoriale, e molte cose altre. Aggiunse aver il Papa offerto 100,000 ducati. Quanto al rimanente, dover Vostra Eccellenza fidare in lui, che col tempo le concederà quel che vuole e solleverà tanto alta la casa degli Este, che ciascuno dovrà riconoscere l'amor suo per la stessa. Mi disse inoltre essere stato incaricato di pregare Sua Maestà Cristianissima, perchè scriva all'Illustrissimo Cardinale, e voglia questi esortare l'Eccellenza Vostra a contentarsi di tali offerte. Qual fedel servitore di Vostra Eccellenza ricordo all'uopo, benchè sia superfluo, che dove tal matrimonio abbia a farsi, ella lo concluda in guisa tale e con tanta sicurezza, che la lunga promessa con l'attender corto non abbia poscia a farnela pentire. In altra lettera ho partecipato a Vostra Eccellenza, come il Re Cristianissimo m'abbia detto, che in questo affare egli null'altro vuole che il volere di Vostra Eccellenza. Onde, se la cosa deve farsi, ella cerchi cavarne il maggior profitto possibile; ma se non può farsi, Sua Maestà è sempre pronto a dare a Don Alfonso quella dama, la cui mano l'Eccellenza Vostra voglia per lui richiedere in Francia. — Di Vostra Ducale Eccellenza servitore Bartolomeo Cavaleri. Lione, 7 agosto 1501.»

Alessandro non voleva mandar la figlia a Ferrara a mani vuote. Ma la dote, che Ercole esigeva, era troppo; era più grossa ancora di quella che Bianca Sforza aveva portata all'imperatore Massimiliano, e ledeva troppo vivamente le leggi canoniche. Perchè, oltre l'ingente somma di danaro, il duca domandava l'esonerazione dall'annuo tributo verso la Chiesa pel feudo di Ferrara; la cessione di Cento e di Pieve, città appartenenti all'Arcivescovado di Bologna; la cessione pure di Porto Cesenatico; e gran numero di benefizii in favore della famiglia Este. Le negoziazioni fervevano; pure tanto forte era il desiderio del Papa di assicurare alla figliuola il trono del Ducato di Ferrara, che si dichiarò pronto ad annuire in massima alle esigenze di Ercole. Alla qual cosa lo indusse anche l'avviso di Cesare.[130] Lucrezia stessa non faceva meno pressa intorno al padre, perchè cedesse. Da quel tempo in poi essa fu il miglior avvocato del duca in Roma. Ed Ercole riconosceva, che principalmente alla sagacia di lei si doveva se era riuscito nelle pretensioni sue.

Le negoziazioni presero sì prospero avviamento alla fine del luglio o sui primi d'agosto. E di questo tempo sono le prime lettere del duca a Lucrezia e al Papa, conservate nell'Archivio di Stato di casa d'Este.