Il 6 agosto Ercole scrisse alla futura nuora, che le raccomandava Agostino Huet — un segretario di Cesare — come agente, che nel condurre le negoziazioni aveva mostrato il più premuroso fervore.

Il 10 agosto espose al Papa sin dove fossero procedute le pratiche, e pregavalo di non trovar eccessive le sue domande. Ripetè lo stesso in altra lettera del 21, dove, con un fare da mercatante, le metteva in risalto, mostrandole di piccolo e quasi di niun momento.

Frattanto la notizia del divisato matrimonio s'era sparsa pel mondo e divenuta motivo a riflessioni diplomatiche. Imperocchè nè alle potenze d'Italia nè alle straniere poteva far comodo che il Papato s'aggrandisse tanto. Firenze e Bologna, alla cui conquista Cesare mirava, vivevano in sospetto. La Repubblica di Venezia, in continua tensione con lo Stato di Ferrara ed agognante alle coste della Romagna, non dissimulava il suo malumore, anzi attribuiva tutto il disegno all'ambizione di Cesare.[131] Il re di Francia mostravasi contento della cosa, solo perchè non poteva stornarla; altrettanto faceva la Spagna. Ma Massimiliano ne fu così irritato, che cercò impedire il matrimonio. Ferrara cominciava appunto a toccare quell'importanza politica, che aveva avuta Firenze al tempo di Lorenzo dei Medici. E da qualsiasi parte si schierasse, era quindi cosa di troppo peso; ed all'imperatore germanico non poteva essere indifferente la stretta unione di tale Stato col Papato e con la Francia. Oltracciò moglie di Massimiliano era Bianca Sforza; e altri membri e partigiani della caduta casa, nemici accaniti de' Borgia, vivevano alla Corte tedesca.

L'imperatore mandò nell'agosto lettere a Ferrara, con le quali sconsigliava Ercole dall'imparentarsi col Papa. Questa manifestazione di Massimiliano non poteva che giungere desiderata ad Ercole. Mercè quella, poteva esercitar pressione sul Papa. E difatto ne diede a costui comunicazione, assicurandolo però di essere irremovibile nella presa determinazione. Quindi incaricò il suo consigliere Gianluca Pozzi di rispondere all'imperatore.[132] La lettera di Ercole al suo cancelliere porta la data del 25 agosto; ma, prima ancora che il contenuto di essa fosse noto a Roma, il Papa s'era affrettato ad accettare le condizioni del duca e a concludere il contratto matrimoniale. Il che ebbe luogo con atto legale stipulato in Vaticano il 26 agosto 1501.[133]

Senza ritardo il Papa lo trasmise ad Ercole per mezzo del cardinal Ferrari. Don Ramiro Romolini con altri procuratori andaron subito a Ferrara.[134] Ivi, nel Castello di Belfiore, fu il primo settembre 1501 concluso ad verba il matrimonio.

Il giorno stesso il duca scrisse a Lucrezia, che se insino allora l'aveva amata per le virtù sue e anche per riguardo al Papa e al fratello Cesare, ora invece l'amava più che figlia. In termini altrettanto espansivi scrisse pure ad Alessandro. Gli comunicò la conclusione del matrimonio, e lo ringraziò pel conferimento della dignità di Arciprete di San Pietro al cardinale Ippolito suo figlio.[135]

Meno diplomatico fu il linguaggio di Ercole nella lettera, con la quale dava partecipazione del fatto al marchese Gonzaga. Vi faceva chiaramente trasparire la sua freddezza; e scusavasi insieme di essere stato costretto a quel passo.

«Illustre Signore e fratello nostro amatissimo.

»Significammo a Vostra Eccellenza la risoluzione presa a' dì passati di acconsentire ad attendere alle pratiche pel parentado con Sua Santità, togliendo la illustrissima Donna Lucrezia Borgia, sorella dell'illustrissimo Duca di Romagna e Valenza, per moglie del nostro primogenito Don Alfonso. A ciò ci spinsero principalmente le esortazioni di Sua Maestà Cristianissima; sempre che però fossimo d'accordo con Sua Santità su tutte le particolarità spettanti al matrimonio stesso. Ora, essendosi tale affare trattato, Sua Santità e Noi siamo restati concordi; e il Re Cristianissimo ha continuato a farci istanza che si venga alla conclusione del matrimonio, per mezzo degli ambasciatori francesi e procuratori di Sua Beatitudine. E questa mattina si è fatta la pubblicazione. Di che m'è parso dare incontanente avviso all'Eccellenza Vostra, perchè l'intima unione e l'amore reciproco fa che ella prenda interesse e partecipi a tutto ciò che ci riguarda. E così al beneplacito suo ci offriamo sempre pronti.

»Ferrara, 2 settembre 1501.»[136]