Il Papa lasciava raramente sfuggire l'occasione di lodar la bellezza e l'accorgimento della figliuola. Stabiliva raffronti tra lei e le donne d'Italia allora più famose, la marchesa di Mantova e la duchessa d'Urbino. Un giorno parlò anche agl'inviati di Ferrara dell'età di lei, e notò che nell'aprile (1502) compiva il suo ventiduesimo anno; mentre Cesare in quel tempo istesso sarebbe giunto al ventiseesimo.[152]
Egli si sentiva molto soddisfatto per la scelta del seguito. Le persone, che dovevano comporlo, eran principi di casa d'Este e i più ragguardevoli uomini di Ferrara. Gli fu pure di gradimento che Annibale Bentivoglio, il figlio del signore di Bologna, vi si unisse; e, ridendo, diceva all'ambasciatore di Ferrara: «Se il suo signore per prender la sposa volesse anche mandare a Roma Turchi, per lui sarebbero benvenuti.»
I Fiorentini, per tema di Cesare, spedirono inviati a Lucrezia per pregarla di passare pel loro paese nell'andare a Ferrara. Nondimeno il Papa decise che prenderebbe la via di Romagna. Secondo il barbarico dispotismo di quei tempi, i paesi, pe' quali il corteo passava, eran tenuti a mantenerlo. Ora per non gravar d'avvantaggio i paesi di Romagna fu deciso che il seguito, venendo di Ferrara a Roma, farebbe la strada attraverso la Toscana. Se non che la Repubblica di Firenze rifiutava di mantenerlo a proprie spese in tutto il suo territorio; non voleva che ospitarlo soltanto nella città di Firenze, ovvero onorarlo con un presente.[153]
Facevansi frattanto in Ferrara gli apprestamenti per le feste delle nozze. Il duca mandò inviti a principi amici. Aveva anche pensato al discorso, che all'arrivo di Lucrezia doveva esser tenuto alle feste nuziali. Nella Rinascenza simili declamazioni erano l'ingrediente più essenziale di una festa. E quel discorso dovett'essere davvero qualcosa di splendido. All'uopo Ercole aveva incaricato i suoi ambasciatori in Roma di mandargli notizie sulla casa Borgia, perchè l'oratore ne facesse tesoro.[154] Gli ambasciatori compirono con scrupolo l'incarico, rispondendo al loro signore nel modo che segue:
«Illustrissimo Principe e Signor nostro singolarissimo. — Abbiamo usato ogni diligenza e studio per ritrovare, come ai dì passati l'Eccellenza Vostra ce ne commise, qualche cosa relativa a' fatti di questa illustrissima casa Borgia. A tale oggetto abbiamo investigato da ogni canto, e con noi pure i nostri qui in Roma, e non solo dotti, ma anche tali, che immaginavamo si dilettassero di ricerche simili. Ora, abbenchè avessimo finalmente scoperto la casa esser nel paese spagnuolo nobilissima e antichissima, pure non ritroviamo cose egregie fatte dagli antichi suoi progenitori, perchè in quelle parti si vive vita molto civile e delicata; e Vostra Eccellenza sa bene come così si costumi nella Spagna, e massime in Valenza.
»Sino ad ora solo di Callisto si ritrova qualcosa degna, in ispecial modo le sue proprie geste, delle quali il Platina scrive assai. Del resto, è generalmente saputo ciò che questo Papa ha operato. Onde chi abbia a fare l'orazione avrà dinanzi aperto un largo campo. Noi adunque, Eccellentissimo Signore, non abbiamo trovato intorno alla casa più di ciò; ma solo intorno alle persone de' pontefici alla stessa appartenenti e a' discorsi di obbedienza a coloro indirizzati. E quel che poi i papi han fatto, dinota assai ciò che di loro possa dirsi. Se altro ci sarà dato scoprire, non mancheremo di darne notizia a Vostra Eccellenza, alla quale umilmente ci raccomandiamo. — Roma, 18 ottobre 1501.»
Quando il duca dell'antica casa degli Este lesse questo laconico dispaccio, dovette ridere e trovarne l'ingenuità così poco diplomatica da parer quasi un'ironia. Del rimanente, non sembra che i probi ambasciatori abbian fatto capo alla vera sorgente. Se avessero chiesto consiglio a' più intimi cortigiani de' Borgia, per esempio a' parenti, avrebbero da loro ricevuto un albero genealogico, dal quale appariva i Borgia discendere dagli antichi re d'Aragona, se non forse proprio da Ercole.
Frattanto l'impazienza del Papa e di Lucrezia cresceva ogni dì più, perchè l'invio del seguito era sempre differito, e i nemici de' Borgia cominciavano già a prendersene beffe. Il duca dichiarava che non poteva pensare a far prendere madonna Lucrezia, ove non gli fosse consegnata la Bolla d'investitura. Lamentava la lentezza nell'adempimento in Roma delle promesse. Esigeva il pagamento in contanti della dote, che doveva esser fatto dai Banchi in Venezia, Bologna e altre città al più tardi all'ingresso in Roma del corteo d'onore, minacciando far ritornar questo in Ferrara, senza la sposa, ove la somma non fosse interamente numerata.[155] Poichè la cessione di Cento e Pieve non poteva essere prontamente condotta a termine, domandava dal Papa un pegno, o il Vescovado di Bologna pel figlio Ippolito o anche una cauzione. Inoltre pose innanzi pretensioni di beneficii pel suo bastardo Don Giulio e pel suo ambasciatore Gianluca Pozzi. Per quest'ultimo Lucrezia seppe ottenere il Vescovado di Reggio; ed agl'inviati di Ferrara fece similmente dal Papa concedere una casa in Roma.
Negozio importante fu anche l'ornamento di cose preziose, di cui Lucrezia doveva esser fornita. La passione per tal genere d'ornamenti ancora oggi è grande in Roma. Le donne di nobili famiglie non vi tralasciano alcuna occasione per risplendere piene di diamanti; e sin qui tale ricchezza costituiva di regola un fedecommesso. Nella Rinascenza la passione aveva toccato il grado di vera e propria manìa. Ercole fece dire alla nuora che dovesse seco portare i gioielli e non alienarli. Che egli intanto per mezzo del seguito le manderebbe un ricco ornamento, perchè — così aggiunge con molta galanterìa — essendo ella il più prezioso de' gioielli, meritava aver pietre preziose in maggior numero e più belle ancora di quelle che da lui stesso e dalla propria moglie fossero state possedute. E che non era, per certo, un così potente uomo come il duca di Savoia; ma nondimeno sempre in grado di mandare a lei gioie non meno belle di quelle che colui aveva.[156]
Le relazioni tra Ercole e la nuora erano le più amichevoli che potesse desiderarsi. Lucrezia, in vero, giammai non si stancava di fare che le esigenze di lui trovassero ascolto presso il Papa. Questi però era da parte sua profondamente irritato pel procedere del duca. Lo fece premurosamente pregare di mandare a Roma il seguito; e lo assicurò che i due castelli di Romagna sarebbero consegnati prima ancora che Lucrezia giungesse a Ferrara. Una volta che questa fosse colà, otterrebbe da lui tutto che desiderasse; così grande essendo l'amor suo per colei, ch'egli pensava andarle insino a far visita a Ferrara nella primavera.[157] Egli sospettò altresì che il temporeggiamento nell'invio del corteo derivasse da qualche intrigo dell'imperatore. E veramente Massimiliano, anco in novembre, mandò il segretario suo Agostino Semenza al duca, con l'esortazione a non lasciarlo partire per Roma; di che, prometteva, sarebbe ad Ercole riconoscente. Il duca, il 22 novembre, mandò uno scritto all'ambasciatore imperiale, dichiarando aver appunto allora spedito un corriere a' suoi inviati a Roma; l'inverno esser prossimo, e quindi il tempo per prender Lucrezia non favorevole; volerlo, annuendovi il Papa, differire, senza però romperla con lo stesso. Se egli ciò facesse, Sua Maestà poteva pensare se il Papa gli diventerebbe nemico. Egli dovrebbe aspettarsi da lui eterna persecuzione e anche una guerra. Ed appunto per schivare siffatti pericoli aveva accondisceso a legarsi in parentela con Sua Santità. Confidava perciò in Sua Maestà, che non vorrebbe esporlo a tanto pericolo, ma nella sua giustizia darebbe valore all'addotta scusa.[158]