Forse niuno ne fu più lieto del Papa. La figlia gliene diè contezza subito, perchè quotidianamente scrivevagli del progredire del viaggio; e quotidianamente pure altre persone gli mandavan dispacci. Egli era sempre dubitoso del buon accoglimento di Lucrezia per parte degli Este: quella nuova lo rassicurò. Partita colei da Roma, fece ripetute istanze presso il cardinal Ferrari, perchè esortasse il duca a trattare benevolmente la nuora. Osservava al proposito, che molto aveva fatto, ma più poteva fare ancora. L'esonerazione dal canone di Ferrara, così diceva, se compra con danaro, non avrebbe importato meno di 200,000 ducati; e solo per la spedizione delle Bolle gl'impiegati della Cancelleria avrebbero potuto pretenderne 5 a 6000. I re di Francia e di Spagna, per esentarsi dal tributo di Napoli, che pur non consisteva che in una chinea, avevano dovuto dare al duca di Romagna una rendita annua di 20,000 ducati. Ferrara invece aveva tutto ottenuto gratuitamente.[186]
Il duca rispose alle esortazioni di quel cardinale il 22 gennaio, assicurandolo che la nuora avrebbe trovato il più affettuoso accoglimento.[187]
II.
Il primo febbraio Lucrezia continuò sul canale il viaggio per Ferrara. A Malalbergo trovò Isabella Gonzaga, venuta ad incontrarla. La marchesa era stata premurosamente invitata dal padre per fare in palazzo gli onori della festa. Ma era però a malincuore accondiscesa alla chiamata. Nondimeno con furia gioiosa — così scriveva ora al marito, rimasto a casa — salutò e abbracciò la cognata, appena giunta. L'accompagnò quindi sul navilio sino a Torre della Fossa, ove il canale sbocca in uno de' rami del Po. Il Po scorre maestoso a quattro miglia da Ferrara, e solo un braccio secondario, il Po di Ferrara, ovvero, come oggi si chiama, il Canale di Cento, tocca la città, ove si divide in Volano e Primano, i quali vanno poi a scaricarsi nell'Adriatico. Questi non sono che meschini canali; e il navigarvi non potè essere in alcun tempo un diletto, nè un grandioso spettacolo.
A Torre della Fossa stava ad aspettare il duca con Don Alfonso e con la corte. Quando Lucrezia ebbe posto piede a terra, egli la baciò; dopo che questa ebbe a lui stesso con grande riverenza baciato la mano. Salirono quindi tutti sopra un Bucintoro sontuosamente ornato. Gli ambasciatori stranieri e molti cavalieri furon presentati alla sposa, della quale toccarono la mano. Tra suoni e trombe e sparo di cannoni si giunse a Borgo San Luca, ove si scese. Lucrezia entrò nel palazzo di Alberto d'Este, fratello naturale di Ercole. Fu ricevuta da Lucrezia Bentivoglio, figlia naturale di Ercole e da molte gentildonne. Il siniscalco del duca le presentò madonna Teodora e dodici signorine, destinate per sue dame di compagnia in Ferrara. Cinque belle carrozze, ognuna con quattro cavalli, le furono offerte come regalo del suocero. Quella casa di campagna è andata in rovina. Il sobborgo di San Luca esiste; ma tutto v'è così mutato, che dei tempi, de' quali parliamo, non rimane vestigio.[188]
La residenza degli Este rigurgitava già di migliaia di nuovi venuti dietro invito del duca o per curiosità. I grandi vassalli dello Stato erano tutti presenti. Ma di principi regnanti nessuno. I signori di Urbino e di Mantova si fecero rappresentare dalle mogli. Annibale era rappresentante della casa de' Bentivoglio. Roma, Venezia, Firenze, Lucca, Siena e il re di Francia avevan mandati ambasciatori, che furono ospitati ne' palazzi della nobiltà. Cesare stesso se n'era rimasto a Roma, e si fece rappresentare da' cavalieri suoi. Doveva invece, per desiderio di Alessandro, la moglie, Carlotta d'Albret, venir di Francia a Ferrara per le feste, e soggiornarvi un mese. Ma nemmeno essa si lasciò vedere.
Ercole, aveva provvisto con profusione regale agli apparecchi per le feste. Da settimane i magazzini della corte e della città riboccavano di provvigioni. Ciò che la Rinascenza aveva prodotto di bello anche in Ferrara, presso una corte piena di gusto e di spirito, fra una cittadinanza agiata, nel cui seno studii, arti, industrie erano in fiore, fece di sè copiosa mostra in quella occasione.
L'ingresso quindi di Lucrezia il 2 febbraio fu uno de' più splendidi spettacoli di quel tempo. E per Lucrezia stessa fu l'ora più festosa della vita, come quella, nella quale giungeva a quanto di più alto e di migliore la natura sua potesse aspirare.
Due ore dopo mezzogiorno il duca con tutti gli ambasciatori e la corte andò al palazzo d'Alberto a prendere la sposa.[189] La cavalcata si dispose per entrare, traversando il ponte sul Po, per porta di Castel Tedaldo, fortezza ch'oggi più non esiste.
Aprivano il corteggio 75 arcieri a cavallo, in divisa di casa d'Este, bianco e rosso; e dietro, 80 trombetti e molti pifferi. Seguivano i nobili di Ferrara senza ordine; poi le corti della marchesa di Mantova, rimasta in palazzo, e della duchessa di Urbino. Veniva quindi Don Alfonso a cavallo con a lato il cognato Annibale Bentivoglio, circondato da otto paggi. Era vestito in velluto rosso alla francese, berretto di velluto nero al capo, ornato di oro battuto. Portava scarpe alla francese di velluto nero, e sopra uose di damasco incarnato. Il cavallo baio era ornato di cremisino e oro.