Sono entrato per la Porta Maggiore, per cercare una locanda, e mi sono subito accorto con stupore che questa porta, addossata alle mura ciclopiche, è l'unico ingresso della città che, costruita su una ripida collina, rimane da tre lati inaccessibile. Presso questa porta sorge il castello o palazzo dei Conti, altra volta signori di Segni, grande edificio, «signino opere», che in complesso ha piuttosto l'aspetto di un convento che di un'abitazione signorile. Niente gli dà l'idea di un castello, mancando perfino una torre. Senza dubbio la rocca dei signori di Segni aveva un altro aspetto prima della distruzione della città, compiuta dalle soldatesche di Marcantonio Colonna.
Parlando di Valmontone ho già osservato che Segni fu posseduta dalla famiglia d'Innocenzo III, che fu anche quella di Gregorio IX e di Alessandro IV. Dopo il ristabilimento del libero governo municipale, ossia del Senato, in Roma, nel 1143, i papi si sono spesso trovati costretti a rifugiarsi nei luoghi fortificati della campagna, per sottrarsi al furore dei romani, e i luoghi prescelti furono Palestrina, Tuscolo, Anagni o Segni. Eugenio III, cacciato dalla città dal Senato romano, da principio si rifugiò a Segni, e vi edificò, nel 1145, una residenza papale, il famoso Alessandro III, Lucio III e Innocenzo III vissero pure qualche tempo a Segni. Quest'ultimo deve anzi esservi nato, nel palazzo della sua famiglia.[6]
Anche in seguito la casa Conti rimase per lungo tempo signora di Segni, dove anzi, dopo il 1353, i suoi membri occuparono la carica di podestà da prima e poi di vicario, a nome del papa. Allorchè la famiglia Conti si spense e l'eredità passò a Mario Sforza, Sisto V eresse la contea di Segni a ducato. Le truppe del duca d'Alba, nonostante la sua formidabile posizione strategica, s'impadronirono di Segni e la distrussero il 13 agosto 1557: ciò spiega perchè in Segni non rimanga traccia di antichi edifici gotici. La città venne riedificata, ma la casa Sforza, piena di debiti, non potè mantenersi padrona del ducato, ed allora ne venne investito da Urbano Vili suo nipote, il cardinale Antonio Barberini. Non meno di mezzo secolo durò la lite fra i Barberini e gli Sforza, finchè questi, verso la fine del 1700 la vinsero. Oggi ancora gli Sforza-Cesarini sono baroni, anzi duchi di Segni.
Tali sono, in brevi parole, le vicende di questa città nel medio evo; se se ne volessero rintracciare le sue prime origini, sarebbe necessario risalire nientemeno che ai tempi favolosi di Giano e di Saturno.
All'arrivo in un nuovo paese, la prima cosa che mi reco a visitare è la cattedrale, perchè generalmente la maggior parte delle chiese sono veri musei della storia locale, ed è raro che indipendentemente dalle antichità architettoniche non si trovi pure qualche altro ricordo del medio evo. Sono per lo più iscrizioni, che accennano ai principali avvenimenti del paese, o monumenti sepolcrali che, con le loro scolture ed i loro caratteri latini, presentano una grande attrattiva, ed hanno un grande valore per coloro che si occupano o si dilettano di studi storici. Disgraziatamente però il tempo rovina ogni cosa, deturpa lo stile primitivo degli edifici, che a poco a poco vanno assumendo un aspetto moderno di cattivo gusto, e va facendo scomparire dalle antiche tombe delle chiese le preziose iscrizioni. Quante non ne sono state tolte dalle basiliche di Roma! Le chiese di Roma erano un tempo piene di tombe del medio-evo; tutte le grandi famiglie vi possedevano cappelle gentilizie o cripte mortuarie. Ma dopo che Giulio II osò togliere dallo stesso S. Pietro le tombe dei papi, e rovinarle, distruggerle, il cattivo esempio è stato seguito ovunque, ogni qualvolta si è trattato di fare nelle chiese una qualche riparazione, un restauro qualsiasi. Sono poche ormai in Roma quelle in cui lo storico possa trovare ancora nelle tombe e nelle iscrizioni, notizie del passato: ne rimangono alcune in S. Pietro, in S. Giovanni Laterano, nella Minerva, in S. Maria in Aracoeli, la famosa chiesa del Senato romano durante il medio-evo, ed in altre poche, nelle quali l'antico pavimento non è stato completamento disfatto. Solo ora che è troppo tardi, si comincia a tenere in gran pregio ciò che è stato distrutto; si deve al De Rossi, l'illustratore infaticabile delle catacombe, se in Roma sono state salvate dalla completa rovina gran numero d'iscrizioni medioevali, collocandole nel museo Lateranense.
Mi ero rallegrato pensando che Segni, città vescovile sin dal 499, avrebbe avuto un'antica e bella cattedrale, ma invece ho trovato una costruzione moderna, grossolana, decorata nell'interno con un pessimo gusto romano, con una cupola dipinta, lusso questo veramente superfluo e senza ragione di essere in una chiesa dove a nessuno vien fatto di torcere il collo per contemplare le pitture di una cupola. La chiesa contiene due statue moderne, consacrate a due uomini illustri, a cui Segni si vanta di aver dato i natali, il papa Vitaliano ed il vescovo Brunone. Vitaliano da Segni fu papa dal 657 al 672, nel periodo cioè più obbrobrioso di Roma quando la città era soggetta ai bizantini. Fu lui che ospitò l'imperatore Costanzo II, allorquando nel 663 venne a Roma a toglierle tutte le opere d'arte, sfuggite alla rapacità dei Vandali. Costanzo strappò perfino alla cupola del Pantheon le lastre di bronzo dorato che la ricoprivano, per portarle a Bisanzio.
L'altra statua, mediocre essa pure come opera d'arte, sorge di fronte a quella di Vitaliano.[7] Brunone nacque ad Asti nel Piemonte, fu raccomandato a Gregorio VII e più tardi da Urbano II fatto vescovo di Segni. Contrariamente alle prescrizioni canoniche, abbandonò la sede vescovile e si ritirò a Montecassino, dove l'abate Oderisio l'accolse fra i seguaci di S. Benedetto. Sebbene il papa Pasquale II gli avesse intimato di restituirsi alla sua sede episcopale, egli rimase a Montecassino, di cui divenne poi abate, e dettò ivi, nella tranquillità del chiostro, le sue opere di esegesi.
In seguito alla lotta d'investitura, questo stesso papa Pasquale fu fatto prigioniero da Arrigo V e, cedendo alla forza, promulgò un editto con cui veniva riconosciuto all'imperatore il diritto d'investitura. Ma non appena Arrigo fu tornato in Germania, i cardinali ed i vescovi spinsero Pasquale a revocare il decreto ed a rompere il suo giuramento; e fra i più zelanti ad indurlo a far questo fu Brunone, che abbandonò Montecassino e fece ritorno nella sua diocesi, dove morì nel 1123. La Chiesa lo santificò nel 1183.
Fu un inglese, certo Ellis, abate di Montecassino e vescovo di Segni, che innalzò questo monumento al suo predecessore. La chiesa di Segni ha inoltre un altro legame con la lontana Inghilterra: fu in uno dei sinodi tenuti in questo sacro luogo che nel 1173 Tommaso di Canterbury fu da Alessandro III beatificato, pochi anni dopo la sua tragica fine. Un'iscrizione del duomo ricorda questo fatto.
Lord Ellis divenne vescovo di Segni nel 1708. Restaurò la cattedrale e fondò il seminario. In questo collegio vengono allievi da tutte le parti del Lazio, per farvi gli studi di umanità, di guisa che può essere considerato come un ginnasio. Gli allievi indossano l'abito ecclesiastico, anche se non intendono dedicarsi alla carriera sacerdotale. Il seminario sorge presso la chiesa di S. Pietro, nel punto più alto e più bello della città, dove in tempi remoti si elevava l'acropoli volsca, o rocca ciclopica.