La Dea Fortuna aveva in Anzio un tempio famoso, ed avevano quivi i loro templi anche Apollo, Venere Afrodisiaca, Esculapio e Nettuno. L'idea che su questa spiaggia deserta, circondata di prati, brillò in tutta la sua divina bellezza, attorniato da altre stupende creazioni artistiche, l'Apollo del Belvedere, aumenta il pregio di questo luogo, già di per sè amenissimo. La statua meravigliosa fu qui scoperta ai tempi di Giulio II, ed anche quelle che sono nelle gallerie del Vaticano, del Campidoglio e del palazzo Albani, furono in seguito per la maggior parte qui rinvenute, come del resto anche il famoso gladiatore morente, parecchie statue di imperatori, i busti di Adriano, di Settimio Severo, di Faustina, i satiri, gli atleti, le statue di Giove e di Esculapio, i tripodi stupendi e i meravigliosi altari del Campidoglio, dedicati ai venti. Sopra un'altura della spiaggia, dove ora sorge, sulle fondamenta di un tempio antico, un piccolo forte, dal quale, appoggiato ad una vecchia e gigantesca spingarda del medio evo, tutta arrugginita, un soldato contempla il mare, sono tuttora in piedi le basi di antiche colonne e vicino queste, ventidue splendidi capitelli corinzi di cipollino. Le loro volute ed i loro ornamenti sotto l'abaco, sono particolarmente geniali ed io non ricordo di averne mai visto di simili; rappresentano conchiglie, delfini, gamberi di mare. L'architetto conformò gli ornamenti al luogo, e molto probabilmente questo tempio era dedicato a Nettuno.

Ad Anzio ho trovato una persona che si diletta di antichità; in Italia non v'è paese di qualche importanza che non abbia il suo storiografo locale od il suo archeologo. Ad Anzio è il canonico Lombardi, presidente dell'amministrazione del porto, il quale abita all'ultimo piano del casamento che comprende il bagno penale. Ho trovato questo degnissimo uomo, intento a decifrare un'antica iscrizione, disotterrata dai galeotti. Il Lombardi ha già scritto un libro su Anzio, ed attende ora ad un'opera più vasta sulla storia e sulle rovine della sua città. Ho letto con piacere e con gratitudine il suo pregevole lavoro.

Oramai ho percorso tutta questa spiaggia sino ad Astura e da per tutto ho trovato avanzi di ville, di bagni, frammenti di marmi, di mosaici, fra i quali ricorderò il pavimento in mosaico, abbastanza ben conservato, che è di fronte alla torre solitaria di Astura, sulla spiaggia, presso il ponte. È impossibile figurarsi quanti e quali stupendi edifici abbiano i romani innalzato lungo questo mare. Tutta la spiaggia dalla Toscana sino a Terracina, da Terracina a Napoli, attorno al golfo, fino a Salerno, non dovè essere che un seguito di palazzi marmorei, di templi, di bagni, di palestre, una manifestazione continua della magnificenza romana; e quale fosse lo splendore di tutte queste costruzioni si può anche oggi giudicare dalle rovine che giacciono in fondo al mare. Chi avesse percorsa allora questa lunga riviera e veduti tutti questi edifici destinati al piacere, al diletto, gareggianti per importanza con le città, avrebbe certamente potuto ammirare una grande manifestazione della civiltà. Ora invece queste amenissime spiagge sono nude e deserte, non offrono altro allo sguardo se non le torri cadenti, innalzate nel medio evo contro le invasioni dei Saraceni, torri che possiamo vedere sparse lungo tutte le coste d'Italia e delle isole del Mediterraneo, e che dànno loro un aspetto magico, quasi direi cavalleresco.

Qui non mancano però neppure monumenti moderni, che ricordino altri siti, altre regioni. La bella villa Mencacci, che sorge in una fresca valletta, vicino alla spiaggia, fu, per esempio, non è molto, abitata per varî anni da un re in esilio che aveva vissuto in America e guerreggiato per un trono sulle belle sponde del Tago. Intendo parlare di Don Miguel, principe esecrato dal Portogallo, che venne qui fuggiasco, senza corona e visse a lungo in questa solitudine, vicino ai galeotti, in un esilio che fu certo senza conforti, perchè se a noi, che nulla abbiamo da espiare, questa spiaggia solitaria, ai contini delle paludi pontine, può apparire poetica, ad un re spodestato dovette riuscire insopportabile e con un carattere quasi vendicativo. Don Miguel ammazzava qui il suo tempo cacciando continuamente nei boschi sopra Astura. Un giorno scomparve. Mi hanno narrato in Anzio che soleva trattenersi volontieri con i pescatori e che non si vergognava punto di parlare della sua disgraziata lotta per la corona del Portogallo.

Contemplando la villa Mencacci, la fantasia vola lontano, al Brasile ed al Portogallo, alle burrascose vicende della loro storia.

Un altro avvenimento moderno ricorda questa spiaggia: lo sbarco, cioè, nel 1848, degli spagnoli, chiamati da Pio IX fuggiasco, per salvare gli Stati della Chiesa. Trovavasi allora il Papa in esilio nella rocca di Gaeta, la Coblenza dell'emigrazione italiana nel 1848 e nel 1849: mentre i francesi marciavano su Roma, gli austriaci occupavano Bologna ed i napoletani si avanzavano verso Terracina. Gli spagnoli, che da molto tempo non erano più apparsi in Italia, sbarcarono a Porto d'Anzio ed occuparono tutto il paese, fino ai monti di Albano e della Sabina. Erano, a quanto mi si è detto, della bella ed allegra gioventù, ma mal vestita e peggio armata. I francesi non tardarono a surrogarli, ed i giovani ufficiali di Valenza e di Barcellona abbandonarono a malincuore i monti di Albano, dove erano stati rapiti dalla bellezza delle donne, alcune delle quali ancora ricordano con un sospiro i poveri cavalieri di Spagna.

Porto d'Anzio non vanta donne belle, nè bei costumi, essendo la popolazione composta di elementi diversi. Si distingue, al contrario, sia per bellezza femminile, sia per originalità di costume, la piccola città di Nettuno, che sorge pittorescamente sulla spiaggia e di cui le nere mura si specchiano nel mare. Vi si arriva da Porto d'Anzio in tre quarti d'ora, facendo una bellissima passeggiata. A metà strada, in mezzo ad un bosco, sorge la splendida villa del principe Borghese, signore di tutto il circondario. All'orizzonte si scorgono i monti Volsci ed il capo Circeo, immerso in una luce superba, che ricorda, con la sua forma imponente e caratteristica, i promontorî più belli d'Europa, quali quelli dell'isola di Capri ed il monte Pellegrino di Palermo.

Per giungere a Nettuno v'è un'ottima strada, che passa davanti alla villa ed attraversa un bosco di sugheri e di elci, dove sono parecchi ruderi romani. Scavando sotto la strada è facile scoprire dei pavimenti in mosaico. Sulla spiaggia la strada è ancora più bella: la sabbia è ora gialla, ora scura, ora di un bel rosso acceso, ora di tufo vulcanico. I cardi turchini della costa del mar Baltico vi crescono abbondantemente, come pure la scabbiosa e la camomilla; invece però dei salici, degli ontani, delle foreste di abeti, sono qui le piante dei paesi meridionali e i mirti dai fiori bianchi, il mastice e le fragole e il ginestro dai fiori color oro che abbonda su tutte le coste del Mediterraneo e l'olivo selvatico. Splendono qui pittorescamente le malve arboree, con i loro candidi calici, e i rovi con i loro variopinti fiori e grandioso s'innalza fra le piante minori il classico acanto, con le sue belle foglie corinzie ed i fiori rosa o bianchi. Qua e là si vedono anche dei cactus e l'aloe, quasi piante esotiche. L'usignolo allieta con la sua presenza ancora questa spiaggia, nonostante sia passato il giorno di S. Giovanni, epoca in cui gli uccelli cessano qui di cantare e cedono il posto al grillo anacreontico: l'usignolo non può staccarsi da questo verde, da questo fresco mare, e fino ad Astura le paludi pontine continuano a risuonare dei suoi armoniosi gorgheggi.

Una quiete profonda regna nell'antico paese di Nettuno e ne' suoi dintorni. Nettuno attualmente è circondato da antiche torri e da scure mura merlate, che hanno più di una volta resistito agli assalti dei Saraceni. Nessun pescatore o marinaio avviva lo specchio dell'acqua, poichè non vi è porto, e la popolazione è dedita alla pastorizia.

Sulla piazza di Nettuno sorge un'antica colonna solitaria, emblema dei Colonna, antichi feudatari del paese. Le strade sono profumate dai garofani che ornano quasi tutte le finestre e che, agitati dal vento, ondeggiano i loro fiori color rosso ardente. Fiori così belli annunciano donne più belle ancora; infatti nei garofani che rallegrano le finestre, si può quasi vedere la bandiera nazionale delle donne di Nettuno: il loro costume non è di aspetto men gaio, meno vivace di quello dei purpurei fiori.