Camminavamo lungo le case della riva, lungo il muro di un grande giardino che fu di Poniatowski, ora completamente abbandonato e selvaggio. Sulla porta di una casa sedeva la moglie di un pescatore con i suoi figlioletti che non apparivano punto pallidi di febbre, ma freschi e rosei, fra reti distese, stanghe e altri attrezzi pescherecci. Uscirono poi anche alcuni uomini e con loro il fortunato affittuario del lago, lo speculatore di Sperlonga; questi ordinò ad un ragazzo di farmi vedere i vivai. Salimmo allora su un sandalo, una specie di barca assai antica, di cui ho trovato menzione in vecchi documenti riguardanti le paludi pontine. Nel 1223 fu concesso il diritto all'abbazia di Grottaferrata di tenere duos sandalos ad piscandum in Lacu Folianensi. Il sandalo è il battello della palude, quadrato e piatto; le dimensioni variano secondo il bisogno. E' barca di carico e di tragitto insieme. Il suo nome ed il suo uso si son mantenuti dai tempi più antichi, e son dovuti certamente alla sua forma. In sandalo andavano i viaggiatori romani quando dal Forum Appii solevano fare una gita sul canale Decemnovius. I vivai si trovano in vicinanza delle sponde e formano una serie di camere circondate da un reticolato.
Speravo di vedere il più raro acquario, ma fui deluso, nè in questi vivai, nè nell'antico bacino murato che ancora si usa, mi fu possibile vedere un sol pesce.
Dal lago andai verso il mare, lungo il canale di costruzione romana che è largo circa 30 piedi, ed ha argini in mattoni. Innocenzo XIII lo restaurò nel 1721. Cateratte massicce lo proteggono contro le onde del mare. Si aprono queste per lasciar passare i pesci e lì ne vidi alcuni. Una delle cateratte serve anche da ponte. Su questa trovai in muratura lo stemma dei Conti (aquila della Campagna e dadi sulla scacchiera) con sotto la seguente iscrizione, memoria di quel Papa della casa Conti:
«Quod Inter Mare Tyrrhenum Lacumque Circejum Pristino Aquarum Restituto Commercio Carolo Collicola Aerario Ac Rei Marittimae Praefecto Piscatorio Urbis Foro Fisci Rationibus ac Publicae Utilitati Providerit Anno Pont. Primo».
In mezzo alla solitudine selvaggia del capo Circeo, sul lembo estremo dell'antico dominio papale, questa iscrizione sul pallido marmo mi affascinò con tale forza storica, come se fosse di un passato molto più remoto e come se appartenesse alla stessa epoca della lapide che, nel palazzo municipale di Terracina, eterna la memoria del prosciugamento delle paludi pontine eseguito dal gran re dei Goti, Teodorico.
Lo spazio di dodici secoli che corre fra queste due iscrizioni, comprende quasi tutto lo sviluppo dell'Occidente dalla caduta dell'impero romano; è per questo che sembra così lungo... Ma che sono dodici secoli nella vita del mondo? Il tempo che corre fra ieri ed oggi. In altri luoghi si ha profonda coscienza del lavoro incipiente dello spirito umano; qui, nelle paludi pontine, il tempo invece appare piuttosto come una superficie eguale e senza interruzione che si estenda indefinitamente monotona.
Non ho mai sentito così bene quanto presto le cose umane divengono leggendarie, come dinanzi a questa iscrizione. Il dominio temporale dei papi che soltanto tre anni fa cadde per sempre, mi si presentava già come un mito sulla cui storicità si dovesse riflettere come su quella del dominio dei Goti. I papi hanno lasciato molte indelebili tracce nella terra che fu loro, dall'Etruria al capo Circeo. Quando la figura storica del cristianesimo sarà passata, quando i dogmi e il culto della Chiesa per le generazioni future avranno soltanto un interesse storico, come oggi per noi il culto di Ptah e di Osiride, allora si ricercheranno gli stemmi pontifici, le iscrizioni e i monumenti dei più potenti dei re-sacerdoti, che si chiamavano papi, e si farà ciò col maggiore interesse e col più vivo desiderio, molto più di quello che si faccia oggi per le iscrizioni dell'antichità; le rovine di San Pietro e del Laterano saranno allora per l'osservatore e per l'archeologo oggetto di maggior considerazione che non le masse gigantesche del Colosseo e le rovine dei templi e delle terme di Roma.
I papi sono riusciti a dare alle loro opere un vero sentimento di romanità: anche queste paludi lo provano. Dopo Teodorico, re dei Goti, furono Sisto V e Pio VI che ristabilirono la via Appia ed i canali pontini. Il Governo italiano, nella successione, si è assunto il compito di continuare i lavori e di fare anche di più; e per ora è passato così poco tempo dalla caduta del dominio temporale, che non è lecito movergli rimprovero se ancora non ha pensato alla sistemazione del porto di Terracina. Più urgente, invero, sarebbe la costruzione di quello di Brindisi, che aprirebbe all'Italia meridionale una nuova vita e la via del commercio con l'Oriente.
Basta dare uno sguardo alla baia di Paola che, protetta dal promontorio, si offre all'ancoraggio, per comprendere quale avvenire essa potrebbe avere. E' l'unico luogo, nel promontorio, dove sia possibile l'approdo. Qui sbarcò Ulisse:
Taciti a terra ci accostammo, entrammo,
Non senza un Dio che ci guidasse, il cavo
Porto e sul lido uscimmo...