Qui approdò Tiberio, venendo da Astura; qui approdarono i Saraceni che molte volte saccheggiarono la località. Si vede ancora la torre quadrata dei Gaetani, la torre di Paola, l'eroica torre che sostenne lotte accanite coi pirati del mare.

Essa si erge su una sporgenza della rupe, immediatamente sopra il capo. Il mare e il canale sono distanti solo pochi passi. Questo punto, presso la torre, era la mèta più ambita delle mie peregrinazioni. E' una solitaria marina, celebrata dalla leggenda d'Omero. La saracinesca è caduta; porte e finestre sono chiuse ed invano tentai penetrarvi. La pallida erba balsamica cresce sulle mura grigiee e gli steli del grano selvatico, inariditi dal salso vento marino, oscillano intorno, mentre le rupi luccicano, al di sopra, di muschi purpurei. Tutto è qui come immerso nel sonno. L'onda marina si frange rumorosa sulla riva silente in ritmi uniformi che tutto il presente seppelliscono nel silenzio e risvegliano nell'anima lontane imagini e lontani ricordi. Ogni tanto un falco si leva da un cespuglio di mirti e si libra sulla costa, emettendo un acuto strido, poi allarga lentamente i suoi cerchi sulla palude e sul mare.

Le dune bianche, abbaglianti racchiudono per parecchie miglia il limpido mare in una linea dolcemente arcuata, finchè si perdono nei vapori, verso Astura. Dietro si stendono paludi e boschi nereggianti, che nascondono altri laghi: il lago di Crapolace, quello dei Monaci e l'altro di Fogliano, simili al lago di Paola, ma senza porto.

Per quanto il mio occhio poteva spaziare lontano, la bella spiaggia mi appariva completamente deserta; nessuna traccia di greggi; sul mare nessuna barca; solo tre o quattro vele, lontane, verso Astura. In distanza appariva sotto il sole una torre: la torre di Fogliano o il castello di Astura. Si può andare fin là a piedi, o a cavallo, seguendo la spiaggia. Anticamente v'era la via Severiana che conduceva fino al capo, lo girava e giungeva a Terracina. Su questa si trovavano: Ad Turres, Circejos, Turres Albas, Clostra Romana, Astura e Antium.

Dall'alto della torre di Paola si ammira la grande distesa del mare e le isole di Ischia e di Ponza che nettamente vi si delineano, sotto gli scoscendimenti delle rupi ed i massi grigio-rossastri che ricordano il Monte Solaro di Capri. Ridiscesi poi al lago e tornai per la medesima via a San Felice.

Dopo un digiuno di dieci ore, dopo la gita in mare e la passeggiata sotto il sole che già scottava, calmammo la nostra sete, la mia guida ed io, con gli squisiti aranci di questa regione.

La sala del caffè era gremita di abitanti del capo, parte dei quali alti e begli uomini, non vestiti però con costumi speciali. Me ne furono indicati alcuni che avevano servito sotto il papa, il che sembrava in certo modo essere considerato come cosa speciale e onorevole. Mi dissero anche che, prima dell'ultimo rivolgimento, le guarnigioni di tutte le torri del litorale, da Terracina a Porto d'Anzio, erano composte di sanfelicesi.

Un pescatore era intanto venuto ad aspettare o ad affrettare il mio ritorno; perchè, come avevo osservato dalla torre di Paola, il vento si era nel frattempo fatto più forte e il mare si era coperto di schiuma. Una gita di parecchie ore in mare, con quel tempo, non si presentava certo come una bella prospettiva!

Scendemmo per un sentiero fino alla spiaggia, dove apparivano alcuni ruderi antichi. Sarebbe stato veramente bello aver potuto passare in quel luogo alcuni giorni, arrampicarsi sulle rocce, visitare le belle grotte, vedere le torri del Fico, Cervia e Moresca che stanno sulle sporgenze estreme del capo. Camminando lungo la spiaggia riuscimmo di nuovo presso torre Vittoria e salimmo sulla barca:

E quei si rimbarcavano; e sui banchi
Sedean l'un dopo l'altro, e percotendo
Gían co' remi concordi il bianco mare.