Ogni volta che le cronache medioevali accennano alle piene del Tevere, parlano anche di un mostruoso drago, o serpente d'acqua, che avrebbe provocato la piena, scatenando le onde sulla città; ma questa volta l'inondazione fu accompagnata dalla visita di un nobile re, Vittorio Emanuele; fu essa che lo condusse nella città, offrendogli un pretesto per la prima un po' imbarazzante visita. Egli giunse la mattina del 31 dicembre, e scese al Quirinale. Venuto a prender possesso della città di Roma in nome dell'Italia, la trovò allagata e desolata, come l'aveva rappresentata un giorno Cola di Rienzo nelle sue allegorie. A mezzogiorno si fece condurre, avendo a fianco Lamarmora, per le vie di Roma, sfigurata e melmosa, e pur prodiga a lui di caldissime acclamazioni: firmò al Quirinale il primo decreto datato da Roma, col quale prendeva atto del plebiscito romano. La sera ripartì per Firenze. Il papa non visitò la sua Roma sofferente, ma restò come prigioniero, chiuso nel suo Vaticano, guardando pensieroso il diluvio dalle alte finestre.

Questa inondazione del 1870 eternamente memorabile riportò sul tappeto un'antichissima e vessata questione: come por fine ad un male che spesso si ripeteva con grave danno della città, la quale, per di più, stava per divenir sede del governo italiano? Ai molti e gravi ostacoli di ogni maniera che si dovevano vincere, si unì anche la minaccia perpetua di un'inondazione del Tevere. Il Governo italiano, ed anche il Municipio di Roma (decreto reale 1o gennaio 1871), nominarono delle commissioni che studiassero e riferissero sui loro lavori intorno a questo problema; oggi possediamo stampati i risultati di questi studii, ma non sono decisivi. Disegni e progetti furono presentati in gran quantità allo scopo di regolare e tener a freno la corrente del Tevere, e a questi molti altri progetti si aggiunsero, periodicamente rinascenti di secolo in secolo, e vertenti sul collegamento di Roma al mare, sul rinnovamento del porto di Traiano, sul prosciugamento delle paludi pontine, sulla bonifica dell'agro romano.

Dal 1870 la letteratura relativa al corso del Tevere si è considerevolmente aumentata. Da quell'epoca sono stati pubblicati più di 80 nuovi scritti, sul problema del Tevere, da ingegneri, tecnici, professori di matematica e di scienze naturali. A questi studî zelanti non fu estraneo Garibaldi che si interessò sempre della questione; e questo è già un merito non indifferente pel grande uomo, non diminuito dal fatto che i suoi progetti non offrivano possibilità di pratica attuazione.[65]

La letteratura sul Tevere non data solo dal 1870, ma segue la storia delle piene del fiume e, come vedremo, non è possibile rintracciarla oltre l'anno 1495. Da quest'anno, famoso per la grande inondazione, al tempo di Alessandro VI Borgia, essa ha proceduto senza interruzione, poichè ogni nuova manifestazione della collera del fiume ha risollevato sempre il problema e ha dato origine a scritti sull'argomento.

Il benemerito bibliotecario dell'Alessandrina di Roma, Enrico Narducci, ebbe la felice idea di riunire in un catalogo tutti gli scritti sull'argomento, così pubblicò il suo Saggio di Bibliografia del Tevere.[66] La biblioteca dell'antico Pater Tiberinus non conta oggi meno di 412 numeri di scritti di ogni specie e natura; di epigrafia, storia, geografia, archeologia, tecnica, epigrammatica, poesia, e via dicendo, ed anche di bolle e editti papali;[67] e in essa si ha uno specchio delle facoltà scientifiche ed immaginative di parecchi secoli. Se il Narducci ha compilato questo catalogo con grande cura ed amore, talchè merita non piccola lode per questo lavoro bibliografico, che per la sua rarità ed importanza è tale da destare grande interesse in ogni bibliofilo, esso però non può chiamarsi completo, perchè anche alla ricerca più diligente qualche scritto doveva necessariamente sfuggire.

Da tutte queste fonti letterarie si potrebbe ricostruire una vera storia del Tevere, e trattarla sotto varî punti di vista. Il primo sarebbe quello fisico, e sotto questo aspetto la questione è stata esaurientemente trattata. Giuseppe Ponzi, professore di storia naturale a Roma e senatore del Regno, ha pubblicato scritti di questo genere fin dall'anno 1860: una Storia geologica del Tevere e una Storia naturale del Tevere, degli studii sul suo delta, con la riduzione in scala più piccola delle carte idrografiche e topografiche del Canevari.

Un'altro punto di vista sarebbe quello topografico-storico, e si ricollegherebbe alla storia naturale del Tevere, sebbene la descrizione dell'aspetto del territorio di Roma, nei tempi preistorici, debba essere lasciata alla fantasia dei poeti (come ha tentato l'acuto Ampère nella sua Histoire Romaine à Rome), in tempi in cui il Soratte era un'isola, Monte Mario un promontorio, ed isole erano i sette colli; tuttavia le più antiche condizioni topografiche dell'origine e della conformazione di Roma in rapporto al Tevere possono essere ben comprese e ricostruite.

Voglio solo ricordare il prosciugamento delle depressioni più antiche, come il Velabro ed il Foro, che costituisce la prima lotta che Roma abbia sostenuto contro il Tevere; i rapporti dell'antica fortezza capitolina, dell'Arx, col fiume; l'opera di costruzione delle cloache della città, e finalmente la costruzione dei ponti.

Dall'anno 1530 fino ad oggi la storia delle inondazioni del Tevere è stata accuratamente trattata in relazione alle cause delle inondazioni stesse. Questa storia rappresenta la desolazione della città di Roma per opera di quel fiume stesso cui essa deve la sua origine, e che mai ha potuto tenere a freno. Strano a dirsi, la capitale del mondo maltrattata da un fiume che è tra i più piccoli d'Europa![68] E non poterono averne ragione nè gli imperatori romani, dominatori di una metà del mondo, che provvidero Roma e le provincie di ingenti costruzioni, strade, canali e porti, nè i loro successori, i papi. E questo rapporto di Roma col Tevere ci sembrerà tanto più strano, se penseremo alla piccola Olanda che sostenne col mare le sue lotte titaniche e vittoriose. Il fiero fiume, in apparenza così mite, rimase effettivamente il solo ribelle dell'Impero Romano, di cui sempre derise ogni sforzo diretto a domarlo!

La storia delle sue inondazioni comincia con lo sbarco dei gemelli Romolo e Remo, quindi con l'origine mistica di Roma, e prosegue, naturalmente con molte lacune, attraverso i lunghi secoli della Repubblica e dell'Impero, secondo i dati degli antichi scrittori.