Il senatore Brioschi un giorno, mentre mi rassicurava riguardo al progetto di Garibaldi, dicendomi che sarebbe certamente caduto, riuscì ad infondermi un altro timore, affermando che si aveva l'intenzione di togliere al Tevere le sue più forti curve, tagliandole opportunamente, per facilitare la discesa della corrente. Così ora, appena sfuggito alle arginature di Garibaldi, il padre Tevere corre quest'altro serio pericolo!

I progetti in proposito non sono ancora definitivi ed ancora è incerto a che cosa riusciranno. Ahimè! già nel 1871 dovemmo dire addio per sempre all'antico, caro, storico aspetto di Roma; così, presto o tardi muterà anche l'aspetto del biondo Tevere. Si ricordino però gl'Italiani di tener conto dei desiderî di tutto il mondo civile: di non guastare l'antico senza assoluta necessità, e di mantenere con amore ciò che forma la bellezza tutta particolare della città, bellezza che non potrebbe più esserle restituita, ed il suo incomparabile incanto storico.

NOTA.

Trent'anni sono trascorsi da quando Gregorovius scrisse la storia del Tevere ed un altro capitolo sarebbe da aggiungere: le belle sponde, tra le quali scorreva libero ed indomito il Pater Tiberinus sono scomparse e solo a ricordarle ci restano gli acquerelli del Roesler Franz; hanno preso il loro posto i muraglioni ed i lungo-tevere tanto paventati dal Gregorovius che sono quasi compiuti ed il simulacro di Garibaldi, che ne fu il propugnatore indefesso, sta a contemplarli dall'alto del Gianicolo.

Questi giganteschi lavori hanno già dato decisivi risultati e la città è ormai al sicuro dalle inondazioni che prima la invadevano periodicamente; intanto si stanno riprendendo i progetti per assicurare la navigabilità da Roma al mare e quella interna fino al confluente della Nera.

Non fu possibile conservare alla città il suo aspetto tradizionale, ma a giustificazione ripetiamo col Geffroy:

«Si è sempre visto il periodo nascente infliggere a quello che lo ha preceduto qualcuno di quei danni che i contemporanei, attaccati alla tradizione, hanno tenuto come sacrilegi, in attesa che altri monumenti ed altri ricordi acquistino essi pure la dignità che viene dall'età e cadano finalmente alla lor volta, sospinti dalle nuove generazioni. E' la legge della vita».


L'IMPERO
ROMA E LA GERMANIA