L'Impero, Roma e la Germania.
A proposito dal Sacro Romano Impero di James Bryce
(Londra 1867).

Uno studioso inglese, assai giovane ed intelligente, si è proposto un tema bello ed importante, quello cioè di seguire l'idea dell'Impero dalla sua origine alla sua fine (1806), nei suoi diversi momenti; ed ha condotto a termine il suo lavoro servendosi di una profonda cultura storica e di un'alta visione filosofica. Il suo libro è tra i migliori pubblicati sull'argomento, e deve essere per i tedeschi di grande interesse sentire la voce di uno straniero sulla questione del tanto esaltato e tanto vilipeso Romano Impero della nazione tedesca. Non pochi invero penseranno subito che un inglese d'oggigiorno non possa trattare questo tema che con volterriana ironia, ma dovranno riconoscere, letto il libro, che mai finora è stato parlato sull'argomento con tanta ampiezza di vedute, con tanto simpatico interesse per il principio imperiale e per la sua grandezza.

L'idea imperiale è, coll'idea della Chiesa, uno dei concetti fondamentali, sui quali si è basata tutta la civiltà occidentale. Ambedue son formazioni universali, creazioni latine, dalle quali è sorta la città universale per eccellenza: Roma. Esse hanno plasmato e, fino al nostro secolo, dominato il mondo europeo; sono state linee fondamentali della nostra civiltà. Se e perchè, oggi che le reliquie del medioevo spariscono nell'ultimo processo di dissoluzione, queste idee sono superate, e se la società europea abbia già acquistato la forza di prendere una nuova ed organica forma di universale confederazione, questo dovrà chiedersi ogni pensatore.

Bryce cominciò la sua trattazione col secondo secolo dell'antico Impero Romano, senza ricercarne le radici fuori della storia particolare dello stato romano medesimo e senza gettare un rapido sguardo sull'Oriente e sul principio autocratico giudaico.

Ho altrove parlato dello Stato teocratico e della missione universale del giudaismo, dal quale poteva solo aver origine l'idea cosmopolita del cristianesimo, che incontrandosi col principio di dominazione mondiale del popolo romano, assunse una forma del tutto nuova.

La conquista di metà del mondo conosciuto dovette far sorgere nello spirito romano il pensiero di uno stato universale romano che, alla caduta della repubblica, s'incarnò e prese forma decisa nel cesarismo, assumendo tutta l'importanza di un dogma politico.

Questo dogma tornò poi anche durante il medio evo nella coscienza romana, anche nei tempi più infelici della sua decadenza, quando Roma non era più che il Monte Testaccio della storia mondiale!

Roma caput mundi regit orbis frena rotundi, era il motto inciso nel sigillo degli imperatori tedeschi. Dante, l'Isaia del suo tempo, è tutto pieno di questo dogma, e non meno di lui Petrarca e Cola di Rienzo. I degeneri Romani si riguardavano ancora come i legittimi signori del mondo, e i depositarii dell'idea imperiale; di questa s'impadronì il papato, assimilandola all'idea giudaica di una religione di stato e di un popolo eletto. Così, collo sparire del principio cesareo pagano, Roma divenne colla Chiesa il centro della monarchia spirituale e temporale. Questo principio assunse una forza suprema nella storia dell'Occidente, che per lunghi secoli fu da esso tutta sconvolta; e nessuno può dirlo meglio del popolo tedesco, che per il primo, col grande avvenimento della riforma, cominciò a liberarsene.