Dal tempo di Costantino i confini dell'impero Romano divennero, a poco a poco, anche quelli della religione cristiana, e quanto più essa penetrava nello stato, tanto più si diffondeva in esso il principio imperiale che plasmò e formò la Chiesa romana. Essa divenne la forma religiosa dell'Impero. Al concetto dell'unità dell'Impero corrispondeva quello dell'unità della Chiesa. Il capo riconosciuto di ambedue era l'imperatore, che si chiamò poi anche Pontefice Massimo. Nacque allora la Chiesa imperiale romana. Come si chiamava romano l'Impero, così si chiamò romana la Chiesa. Ancora non v'era nessun papa; 400 e più anni dopo Costantino, si inventò la favola religiosa ben nota, secondo la quale, quel primo imperatore cristiano si ritirò umilmente in un angolo del Bosforo per lasciare al Papa il dominio di Roma e di tutto l'Occidente. Il concetto che il vescovo di Roma non fosse sottoposto all'Impero e all'imperatore, rimase del tutto ignoto a Costantino, e a tutti i suoi successori, ed anche ai Carolingi, agli Ottoni, ed agli Arrighi. La divisione dell'Impero in due parti, Oriente ed Occidente, non poteva in nessun modo attaccare il principio dell'unità dell'Impero Romano.

I Bizantini si chiamarono imperatori romani; essi nominavano i papi, o ne riconoscevano l'elezione.

Ma la caduta dell'Impero Romano d'Occidente sotto i barbari, e l'invasione germanica che, in mezzo alle onde limacciose dei barbari, diede all'Occidente una nuova conformazione, provocarono la separazione effettiva dell'Impero, e necessariamente insieme della Chiesa, che qua fu romano-germanica, là greco-slava. Anche nell'Occidente si delinearono così due correnti: romanismo e germanismo, sistema universale dell'accentramento, e libero individualismo. La storia d'Europa sino ai nostri giorni si è aggirata intorno ai loro contrasti, alle loro alleanze, alle loro conquiste, alle loro battaglie.

Ma se i Germani riuscirono a rovesciare l'Impero d'Occidente, non intaccarono però l'idea dell'Impero, che persistè: la sua tradizione era inestinguibile. Ogni vita politica delle nazioni era allora concepibile soltanto sotto le forme dell'Impero, che era il simbolo e l'espressione della civiltà stessa. Di più il principio imperiale fu validamente sorretto dalla Chiesa.

A poco a poco essa era entrata nella organizzazione complicata dell'Impero, che l'avea aiutata a sorgere, ed aveva ripreso il suo indirizzo nelle provincie tutte politiche e amministrative.

I suoi membri erano in istretti rapporti l'uno con l'altro, e ricorrevano per ogni questione a Roma, secondo la gerarchia, poichè già essa era riguardata come il centro ideale dell'Impero, dove il Vescovo, nonostante non poche opposizioni, rappresentava il capo spirituale della cristianità. Il solido organismo della Chiesa, che aveva ereditato tutta la civiltà del mondo or ora tramontato e lo spirito politico dei Romani, potè offrire resistenza all'invasione barbarica, e, nella rovina della società, mantenere in sè l'idea universale dell'unità della razza umana e della repubblica cristiana. Ho già parlato dell'importanza di questa tenace sovravvivenza della città di Roma, che ci sembra una fatale legge storica.

La Chiesa salvò e custodì l'idea dell'Impero fra le mura aureliane; trapiantò nei Germani questa idea latina, e potè così dipoi affermare di aver essa restaurato l'Impero affidandolo alla nazione germanica. Ma essa stessa, senza l'Impero, non avrebbe mai potuto mantenere la sua forza cosmopolita che sarebbe rimasta teorica, o si sarebbe frazionata in chiese di popoli e di terre diverse, perdendo così il principio dell'unità e dell'indissolubilità. L'Impero era il correlativo necessario della Chiesa.

Ora, poichè nello sfasciarsi dell'Impero Romano d'Occidente, fra le sue rovine rimase essa sola come un organismo incrollabile e un'autorità morale inconcussa, le convenne lasciar entrare nella cittadinanza romana i barbari che possedevano ora tutto l'Occidente.

La civilizzazione di quei popoli è il fatto più notevole e grandioso della Chiesa, così grandioso che difficilmente si può abbracciar tutto con parole. Dove l'Impero Romano aveva diffuso le sue leggi, la sua favella, le sue colonie, che erano riuscite a latinizzare i Germani, la Chiesa si preparava a gettare le basi nazionali della sua signoria gerarchica. Ma per molto tempo ancora i Germani, ritiratisi nel centro o verso il settentrione delle loro terre, lontani dal Mediterraneo latino, avevano opposto efficace resistenza al romanismo, difendendo il principio della loro individualità, che doveva prima o poi entrare direttamente in lotta con l'idea centrale del mondo latino: la Chiesa imperiale.

Ma dapprima la cristianità si romanizzò per le forme esterne dell'amministrazione e della lingua del culto, per le feste religiose, per i rapporti con Roma, la nuova Gerusalemme, sulla quale venivano a poco a poco ad incontrarsi i raggi di due monarchie universali: la politica e la religiosa.