Ci vollero tre secoli perchè i Germani fossero tanto maturi da prendere una supremazia decisiva nell'Occidente, e ciò avvenne sotto la forma dell'Impero Romano, ristabilito da Carlo Magno, re dei franchi cattolici. In questa risurrezione dell'Impero la Chiesa ebbe una parte preponderante. Il fatto dell'incoronazione di Carlo diede poi occasione ad una dibattutissima questione: qual'era l'origine dell'Impero di Carlo e dei suoi successori?

Di dove era scesa la loro autorità? Il popolo e il Senato romano si dissero nettamente fonte sola e legittima di quella autorità. L'Imperatore affermava da parte sua di aver ricevuto la corona da Dio, o per diritto di conquista, il che per i principi equivale sempre, praticamente, al diritto divino. I papi rispondevano che era stata opera loro l'incoronazione e l'erezione del nuovo Augusto, e dichiaravano che l'Imperatore aveva ricevuto la sua corona per investitura papale, come Feudo Christi, o del suo vicario e sotto questo titolo ancora la riteneva.

Ma questa famosa disputa appartiene ad un periodo posteriore, quando verrà ad affermarsi la suprema potestà del papato. Al tempo di Carlo Magno non c'era ancora nessuno che dubitasse che l'Imperatore, il successore legittimo di Augusto, di Trajano e di Costantino, non fosse anche il capo supremo di tutta la repubblica cristiana, ed anche, perciò, della città di Roma e del suo vescovo. Egli aveva confermato il papa nel suo ufficio, e questi era stato eletto sotto gli occhi dei suoi legati plenipotenziari; poteva anche giudicarlo col suo Tribunale. Carlo Magno indicò a reggere l'Impero suo figlio, in una adunanza imperiale, senza interpellare il pontefice: non vi poteva essere alcun alto potere legittimo che quello che veniva dall'Imperatore, o che era da lui riconosciuto.

Così si produsse per un momento nella monarchia universale di Carlo l'accordo e l'unità dell'Impero e della Chiesa, quando suo invitto ed incontrastato arbitro era l'Imperatore, il cui ufficio era quello di reggere e mantenere in armonia la repubblica cristiana come Imperator pacificus.

Ma questo stato ideale fu presto turbato dagli elementi d'inimicizia rimasti fino allora latenti. Il principio imperiale venne presto a trovarsi in contrasto col principio romano pontificio; l'Imperatore col Papa. La lotta di questi due, la più lunga ed acerba che la storia ricordi, produsse ed accompagnò il processo della civiltà europea. L'idea latina della monarchia universale fu soltanto pienamente messa in pratica dalla Chiesa Romana, erede della romanità classica, mentre i Germani vagheggiavano quell'idea piuttosto da un lato teorico, essendo troppo contrario a quel principio il loro spirito d'individualità e di nazionalità nel potere temporale (feudalismo) e spirituale. Essi avevano la tendenza costante e tenace ad allontanarsi dal centro. Già la divisione di Verdun aveva spezzato la monarchia occidentale di Carlo Magno, e al tempo degli ultimi Carolingi la maestà imperiale si era offuscata al punto da sottomettersi all'investitura papale. La Chiesa era venuta prendendo chiaramente la forma di una monarchia spirituale col vero centro in Roma, ed i suoi membri gerarchici eran venuti attorcigliandosi strettamente all'Impero, avviluppandolo in una inestricabile e soffocante intessitura. Centinaia di vescovi e di abati erano i potenti strumenti dei papi, tanto più pericolosi per l'Imperatore, inquantochè essi erano insieme suoi vassalli, principi dell'Impero, e membri della feudalità spirituale. La Chiesa si fece così ogni giorno più potente, finchè colla sua organizzazione, la sua armonia, e la sua forma spirituale rimase nei suoi dominii speciali; ma quello stesso indebolirsi progressivo dell'Impero la minacciò ad un tratto di tale rovina, che essa comprese esserle immediata e imprescindibile necessità di mantenere o di ristabilire l'Impero stesso nei suoi diritti.

Colla caduta dei Carolingi si erano determinate condizioni tali da produrre nuove invasioni barbariche: il papato vide in pericolo l'unità della Chiesa, poichè facilmente si sarebbero potute formare delle Chiese nazionali appoggiate ai principi locali, come già era stato tentato al tempo dei Carolingi.

Roma e l'Italia erano agitate da pericolose fazioni. I duchi nazionali d'Italia cercavano di rendersi indipendenti dall'Impero e di far latina ed italiana la corona imperiale, ciò che avrebbe portato la conseguenza di proclamare forzatamente Roma capitale dell'Impero. In Roma stessa la nobiltà acquistava potenza; essa mirava a fare dell'ufficio pontificio quasi un feudo derivante dalla sua investitura diretta; ciò che, al tempo dei conti di Tuscolo, le riuscì esattamente!

Ma la politica dei papi era nettamente tracciata fin dal tempo del ritiro di Costantino a Bisanzio. Non consentire in Italia nessun impero o regno nazionale, e mantenersi libera e fedele Roma. I papi volevano un Imperatore, e ne avevano bisogno; ma questo doveva star lontano da Roma, e rimanere unito ad essa solo da un principio teorico che essi stessi dovevano dirigere e governare. L'Imperatore doveva tutt'al più venire a Roma per ricevere in ginocchio la corona nella basilica di San Pietro, come un'investitura papale, e per giurare di difendere la Chiesa e di rispettare i diritti degli stati che da lei dipendevano. Ma aveva appena l'Imperatore formulato queste promesse, che il Vicario di Cristo cercava di disfarsi al più presto del suo gravoso e molesto difensore, rendendosene di fatto indipendente e riservandosi di chiamarlo in Italia ogni volta che il suo dominio temporale fosse minacciato da gravi pericoli, per imporgli il mantenimento delle sue promesse ed esigere l'opera del suo esercito.

Non senza gravi motivi la Chiesa aveva sempre cercato di mantenere la dignità e la potenza imperiale nella dinastia germanica dei Franchi, che era e rimaneva totalmente straniera.

Carlo, dopo aver donato ai papi l'ingente patrimonio, aveva abbandonato Roma, senza farla capitale e sede dell'Impero, e non per mistica deferenza per il pontefice, ma per quella stessa necessità politica che costrinse Diocleziano e gl'Imperatori che gli succedettero, a stabilire la loro sede là dove era necessario tener unite tutte le forze per resistere alle invasioni barbariche. Così anche il mondo germanico, al quale era passata l'autorità temporale, doveva cercare il suo centro di gravità nel suo interno, e non in Roma.