In Italia, invece, il principio della centralizzazione romana non passò allo Stato, ma alla Chiesa ed al potere temporale.

Sarebbero ben da compiangere gl'Italiani se facessero di Roma, loro capitale, un vampiro della nazione; certamente al più presto non mancherebbe un Corfinium. Già troppo le differenze e le autonomie delle Provincie sono state intaccate in Italia; e si deve alle tenaci tradizioni ed ai resti dei Comuni medioevali, se ancora non sono sensibili inconvenienti maggiori del nuovo stato di unità.

Ma, laggiù, da un colle si staccano cupe masse di case, e le torri di una cattedrale: è Sulmona; e la figura del sereno poeta delle Metamorfosi e delle Eroidi, poi esule infelice, ci si presenta: Ovidio fu proprio l'uomo creato per fare le più profonde riflessioni sull'instabilità della fortuna! Dal luminoso e raffinato mondo romano egli precipitò fra i selvaggi Sciti del Mar Nero, coperti di pelli di belve! Quante volte, laggiù, egli non avrà pensato con melanconica e straziante brama ai monti e alle valli floride della patria sua, ai giochi della sua giovinezza a' piedi della Maiella!

Un'altra figura storica, lontana da quella di Ovidio, come la notte dal giorno, come può esserlo un ascetico santo da un sereno pagano, ci apparisce dietro Sulmona, e riempie delle fantastiche memorie medioevali l'azzurro leggermente nevoso della Maiella. Da quelle grotte un timido montanaro eremita fu sbalzato d'un tratto sul trono pontificio: Celestino V, predecessore di Bonifacio. In S. Maria di Collemaggio presso Aquila, dove egli fu condotto da re Carlo di Napoli per esservi incoronato, egli giace sepolto; ed io visitai là il suo mausoleo. La sua storia è il più strano episodio del Papato, un poema di santità, tutto fragrante di romanticismo medioevale, incomparabile ed unico negli annali della Chiesa.

Un altro figlio diretto del medioevo leva la sua ombra sulla Maiella: Cola di Rienzo, l'ultimo tribuno di Roma, in esilio, e non più vestito di broccato e di seta bianca, ma nella cella di quei Celestini che il papa-eremita aveva fondato. Anch'egli fu dunque un eremita della Maiella, cinquant'anni dopo Celestino. Dopo la sua cacciata dal Campidoglio, andò errabondo nel napoletano, e si rifugiò poi in queste solitudini, visse cogli eremiti, assorto in meditazioni sulla riforma universale, alla quale si credeva chiamato. Di là mosse verso Praga, per partecipare all'Imperatore Carlo le profezie degli eremiti abruzzesi e le sue proprie idee geniali.

Da Corfinium quante prospettive storiche si presentano alla mente del viaggiatore! Quinto Silio, Ovidio, Celestino, Cola di Rienzo. E dovunque, davvero, in Italia, in questi paradisi naturali che da una bellezza conducono ad una bellezza più grande, dovunque troviamo vive e fresche le fonti della storia! Da ogni lato balzano figure del mito e della storia più ricca e più grande del mondo!

Nessuna terra è più suggestiva, in nessuna terra pulsa come in questa il sangue della civiltà!

Se oggi essa appare monumentale, e di sasso, essa getterà un giorno la maschera! Questo inesauribile campo di sèmina della civiltà ha anche un'altra missione, oltre quella di essere il camposanto di un grande passato. Lo spirito luminoso di questa nazione tornerà, presto lo speriamo, a splendere come al tempo di Dante e di Raffaello!

Montammo in carrozza e giungemmo presto a Raiano, piccolo villaggio all'estremità dell'altipiano, dal quale poi si sale alla Costa (?), possente fianco del monte, attraverso il quale, dopo molte ore di cammino si giunge al lago Fucino. Si sale lentamente serpeggiando. A Raiano rinforzammo con buoi il nostro tiro. Andando innanzi incontrammo una numeroso gregge di pecore e di capre che i pastori, uomini giganteschi, coperte di pelli le spalle, impugnando il pungolo, conducevano lentamente alla montagna. Più oltre vedemmo i pendìi tutti coperti di greggi, che vi passano l'estate. Cani dal lungo pelame, della grandezza dei San Bernardo, fanno la guardia; essi portano un collare di cuoio con punte di ferro, che li protegge dal dente dei lupi abruzzesi.

Giungemmo alla prima altura sopra Raiano, donde si godono sempre nuove e incantevoli vedute del Gran Sasso, del monte Golgano(?), della Maiella e di tutta quella regione montuosa, strana solitudine di rupi rossastre appoggiate la une sulle altre o spaccate da profondi crepacci di mille forme, sormontate dal maestoso Gran Sasso.