Il partito reazionario era molto forte in Tagliacozzo, secondo ci fu detto, ed il passato governo napoletano conta ancora in questa città i suoi partigiani. Dopo il sessanta vi furono scontri sanguinosi con le schiere dei volontari e rappresaglie e vendette da ambo le parti. Questo stato di cose fu favorito dalla vicinanza del confine dello stato pontificio, dal quale la reazione potè ancora sentirsi appoggiata, ma anche qui è cominciato un periodo di calma ed i briganti tanto ufficiali che privati sono scomparsi.[90]
A Tagliacozzo la via Valeria finisce a cul di sacco. Nessuna strada carrozzabile conduce in Sabina, dove noi volevamo andare; vi sono solo strade mulattiere sul ripido dorso dei monti. Noleggiammo dei cavalli da montagna, grosse bestie dall'ossatura poderosa, che sono abituate ad arrampicarsi per questi sentieri dirupati. Ognuno di essi aveva una guida che lo tirava con una fune, guida abituata come lui ad arrampicarsi. Così andammo cavalcando, da Tagliacozzo attraverso la gigantesca solitudine montuosa, e per otto ore passammo attraverso rupi scoscese, boschi di quercie e di faggi dalla densa ombra, traversammo torrenti e fiumicelli, sui quali non erano ponti.
Vedemmo durante il cammino la rocca di Tagliacozzo in rovina, poi l'altissima Roccacerro; appena giungemmo qui, cambiammo direzione, dando l'ultimo addio al paesaggio della Marsica. Presenta esso un panorama meraviglioso di catene montuose dalle nude sfumatore che salgono al cielo per giganteschi scalini. Maestosamente s'innalza su di esse il monte Velino, in lontananza i monti di Sulmona e di Sora; nel centro s'innalza monumentale, sulla cupa massa delle rupi, la rocca di Tagliacozzo che sembra liberamente librarsi nell'aria a guisa di un'aquila. Il mio amico Lindemann, maestro del paesaggio italiano, rimaneva rapito della sublimità di questa incomparabile scena. Essa potrebbe ispirare un quadro del più alto stile eroico, ed io mi auguro che egli voglia farne un'opera d'arte degna del suo Etna; mi piacerebbe anche vedere dipinto dalla sua mano il campo di battaglia di Corradino col monte Velino per isfondo.
Un pericoloso sentiero dirupato ci condusse a Colli, annidato nell'alta solitudine delle rupi. Anche qui facemmo l'osservazione che lo stile del Rinascimento, della fine del xv e del principio del xvi secolo, è la forma architettonica corrente in tutte le località anche le più piccole della regione. In questi Castelli durano inalterati degli edifici per trecento e quattrocento anni, costruiti come sono con le pietre di questi monti. Trovammo infatti delle bellissime finestre e porte del Rinascimento nei villaggi più piccoli e più miserabili; mentre negli Abruzzi, già ad Antrodoco ed a Cittàducale, trovammo predominanti le forme gotiche. Sembra che queste si siano mantenute più a lungo in quella regione che nel Romano dove cominciarono a venir meno dopo la metà del xv secolo. Questi due stili compendiano i caratteri architettonici di tutte le contrade che visitammo.
Da Colli scendemmo in un bellissimo bosco di quercie, attraverso il quale scorre un affluente del Salto, il Torano. Passammo quindi per Carsòli e dopo una cavalcata di parecchie ore attraverso i deserti ed umidi monti di Riofreddo e di Oricola giungemmo finalmente ad Arsoli sulla via Valeria, feudo dei romani Massimo, con uno splendido lume di luna. A questo punto risalutammo con profondo sentimento patriottico, la vetusta terra romana, la campagna di Roma, come già a quel punto si chiama. La strada conduce da Arsoli attraverso la bella valle dell'Aniene a Tivoli, e da Tivoli a Roma.[ [91]
NOTA
Segnaliamo al lettore l'opera d'imminente pubblicazione Roma e lo Stato del Papa dal ritorno di Pio IX al XX Settembre di R. De Cesare, nella quale si trovano importanti notizie sugli ebrei di Roma (vol. 1o, cap. XV); sulla scuola di nudo di Gigi (vol. 1o, cap. XII); sui teatri (vol. 1o, cap. XVI); sulle processioni (vol. 2o, cap. XX); notizie che chiariscono e completano quanto descrive il Gregorovius nel Ghetto e gli ebrei di Roma e nelle Macchiette romane; in proposito è anche da consultare l'opera di William Wetmore Story, Roba di Roma.
NOTE:
[1] Oggi Norcia nell'Umbria. (N. d. T.).