Intorno all'jus di gazagà vedi lo scritto di A. Baccelli in Studi giuridici e questioni forensi, Roma, 1904. (N. d. T.).
[30] Fu don Michelangelo Caetani Duca di Sermoneta, che nel 1848 ottenne da Pio IX che gli ebrei non fossero forzati ad assistere alle prediche. (N. d. T.).
[31] Editto del Cardinale Rivarola, 12 aprile 1814. (N. d. T.)
[32] Da quando il Gregorovius scrisse queste pagine sono scorsi più di cinquanta anni; da quell'epoca gli ebrei hanno acquistato tutti i diritti degli altri cittadini ed il Ghetto è scomparso. La sua completa demolizione, eseguita dal 1885 al 1888, venne compresa nel piano regolatore della città ed in quello dei lavori del Tevere e l'area su cui sorgevano i poveri ed infetti abituri degli ebrei e che va dal portico d'Ottavia al palazzo Cenci, costeggiando il Tevere, lungo i muraglioni tra il ponte Quattro Capi e quello Garibaldi, è destinata alla fabbricazione e vi sorge maestoso il nuovo monumentale tempio israelitico costruito nel 1903 su disegni del Costa e dell'Armanni.
La popolazione del Ghetto si è sparsa un po' per tutta la città: un forte nucleo ha passato il ponte Garibaldi per andare ad abitare il nuovo quartiere dei Prati di San Cosimato alle falde del Gianicolo; però nelle vecchie strade circostanti al Ghetto si vedono tuttora molte botteghe di ebrei. (N. d. T.).
[33] Il popolo lo chiama l'Ortaccio; la strada che vi conduce è ancor oggi chiamata: Via dell'Orto degli Ebrei, ora non vi si seppellisce più, è stato invece aperto al Camposanto del Verano un reparto israelitico. (N. d. T.).
[34] Le ebree erano e sono tuttora abilissime nel ricucire all'ago d'oro, cioè nel riconnettere due o più parti di panno in guisa che non se ne scorga la commessione. (N. d. T.).
[35] Specialmente a Livorno che l'About nella sua Rome contemporaine chiama il paradiso degli Ebrei, mentre Roma ne era l'inferno. (N. d. T.).
[36] Il romanesco del Ghetto differiva da quello comune sia per alcune voci e modi speciali, come le esclamazioni: mordivoi! (accorciamento di per amor di voi usato nel parlare altrui e come voce prenominale di apostrofe); badonai! (perdio!); per la vita mia!; per la vita di mio padre!; sia per altre particolarità-come l'allargamento della vocale e accentata in fonnamènto, testamènto, tètto, e simili; sia per cambiar sempre in maschili i plurali femminili, così: li lèggi, li scòli, li raggioni, ròbbi vècchi (grido quest'ultimo dei rigattieri ebrei).
Così un ebreo era riconosciuto tra mille e dileggiato pel suo modo di parlare e per la pronuncia speciale di un dialetto molto simile al romanesco, di cui non era che una variante caratterizzata dalla cantilena nasale e strisciata. Questo dialetto conservava alcune parole e frasi ebraiche, alcune delle quali, principalmente a causa di scherno, passarono storpiate nel romanesco, come ad esempio: