[39] Hans Holbein il giovane (1499-1554) dipinse la Danza dei morti che si trova nel palazzo di città di Basilea. (N. d. T.).
[40] Sulle rappresentazioni sacre in occasione della commemorazione dei defunti, vedi Cracas, III serie, anno I, n. 9. (N. d. T.).
[41] I semi di zucca salati sono detti in romanesco bruscolini e bruscolinaro colui che li vende. (N. d. T.).
[42] I burattinai solevano dare la voce a Pulcinella, quando non lo facevano parlare in dialetto napoletano, mediante un istrumento detto pivetta, formato da due pezzi di latta riuniti da un cordone, attraverso i quali la voce passando acquistava un suono stridulo e ridicolo simile al chiocciare di una gallina. La pivetta è ancora usata dai burattinai girovaghi. (N. d. T.).
[43] Ogni rappresentazione si diceva camerata o più popolarmente, anche adesso infornata, perchè l'angustia del luogo fa soffrire il caldo di un forno. (N. d. T.).
[44] I casotti per la fiera, in cui si vendevano specialmente pupazzi da presepio fino a Natale e dopo fino all'Epifania giocattoli, si erigevano all'ingresso dell'Avvento; la fiera fu poi trasportata in piazza Navona, dove ora agonizza; il chiasso vi si fa specialmente durante la notte della Befana. (N. d. T.).
[45] Il Bertolotti nel suo articolo «Le rappresentazioni coi burattini a Roma» in Fanfulla, 1882, n. 64, dà al teatro il nome di Fiando. Ricordiamo che Fiando fu un burattinaio celebre in tutta Italia per le sue marionette incivilite e perfezionate; però a Roma si seguitò a chiamare Fiano il teatrino di S. Apollinare perchè prima di questo un altro ne esisteva nel palazzo Fiano in piazza S. Lorenzo in Lucina di fianco alla Chiesa e Fiano indicò per antonomasia teatro dei burattini. (N. d. T.).
[46] Sui burattini di Roma e specialmente su Cassandrino, vedi Stendhal, Rome, Naples et Florence, Paris, Levy, 1872, pag. 317, e Frederic Mercey, articolo nella Revue des Deux Mondes, 15 aprile 1840. Vedi anche Maes, Curiosità romane, Serie III, Roma, 1885. (N. d. T.).
[47] I religiosi zoccolanti di S. Maria in Aracoeli trasportavano in vettura a passo lento il bambino per visitare gli infermi ridotti agli estremi. (N. d. T.).
[48] Il teatro Emiliani occupava il vasto locale dove oggi è il deposito di ferramenta della ditta Monami dal lato tra la via S. Agnese e il vicolo dei Lorenesi. (N. d. T.).