Era di domenica, il giorno delle palme, quando Firenze si sollevò con grida selvaggie per prendere il frate vivo o morto, ecc. ....................

Egli narra in seguito come venti soli amici del Savonarola respinsero gli assalitori, uccidendone il capo e scacciarono tutta la turba per tre volte. Tre volte tornò la folla inferocita all'assalto.

I nemici appiccarono ora il fuoco alle porte della chiesa e del convento. Il profeta era strettamente attorniato dai suoi confratelli col Sacramento, ecc. ....................

Segue il discorso di conforto e di avvertimento del profeta, col quale egli annuncia ai confratelli che ha deciso di rimettersi spontaneamente nelle mani dei suoi nemici, in seguito al consiglio datogli da Malatesta con perfida parola.

Io vidi coi miei occhi com'egli si consegnò ai nemici col compagno Domenico e com'egli si rimanesse calmo e sereno in mezzo al popolo furente che lo minacciava, ecc. ....................

Benedetto narra quindi come dopo la morte del Savonarola, i suoi seguaci rinnegassero la sua memoria ed abbandonassero vergognosamente la sua bandiera.

Non uno a dir vero gli restò fedele ed io stesso ho cominciato a tentennare. Il mio raffreddamento fu però corto e presto tornò il mio ardore, ecc. ....................

L'ultimo capitolo contiene una lamentazione sulla fine del profeta e vi si narra in qual modo morisse. Poi la poesia, alla quale doveva seguire indubbiamente un'altra parte, termina, con un'invocazione al Savonarola, di ricordarsi della sua promessa e di proteggere il povero autore.

Il Marchese, al quale dobbiamo la pubblicazione di questa vecchia poesia, non ha scritto nessuna storia speciale del Savonarola, ma ha aggiunto una descrizione della sua vita all'opera pregevole già ricordata sugli affreschi di S. Marco. E' interessante conoscere come un domenicano oggi vivente parla dell'antico priore del suo convento. Egli dice dapprima: il lettore vedrà, come un uomo, che era forse il più grande dei suoi tempi, abbia incontrato una fine tremenda. Egli apprenderà, come non valsero a risparmiarlo, nè la nobiltà del suo spirito, nè la santità della sua vita, nè l'elevatezza del suo scopo. Egli conoscerà quali speranze morirono con lui e quali furono gli amari frutti della sua morte, e come patiboli e roghi non fossero bastevoli a spegnere la sete di vendetta nei suoi avversari, vendetta che infuriò ancora sul suo cadavere e sulla sua memoria. Pur nondimeno il suo nome risplende oggi onorato, dopo che le ire furon sepolte per sempre, ed è caro a tutti coloro che sono amici non paurosi della verità. Quest'uomo grande ed infelice è Fra' Girolamo Savonarola.