Importanti come aggiunta ad una storia del Savonarola sono le lettere ed i documenti che riguardano quest'infelice riformatore, pubblicati dallo stesso Marchese. Tra esse ve n'è una alla madre sua, Elena Buonaccorsi, al suo amico Domenico, a sua sorella Beatrice, a Pico della Mirandola, e tra i documenti anche lo scritto di Luigi XII al Governo di Firenze, nel quale questo re prega per una proroga all'esecuzione della sentenza del Savonarola. Alla fine della sua introduzione alle raccolte il Marchese dice: «Qui terminiamo le nostre pazienti ricerche sulla vita e la morte del Savonarola, coll'augurio che possa presto sorgere uno scrittore prettamente cattolico, diligente e giusto, che libero da tutti i pregiudizi di sètte politiche e religiose, ci presenti finalmente il vero tipo di questo grande, che in un tempo difficile e corrotto raggiunse una fama tanto alta, che nemmeno le calunnie di quattro secoli poterono scemare».
Il desiderio del Marchese è stato esaudito, poichè Pasquale Villari, professore di storia a Pisa, ha pubblicato un'opera pregevolissima, «La storia di Girolamo Savonarola ed i suoi tempi».
La campagna dei volontari
intorno Roma.
La campagna dei volontari
intorno Roma.
Nell'autunno 1866 l'Italia era in preda ad un eccitamento eguale a quello dell'anno 1859. L'Austria, l'ultima rappresentante della potenza imperiale tedesca, aveva dovuto cedere alla nazione italiana anche l'ultimo resto dei suoi possedimenti italiani. Il 19 ottobre, il giorno in cui gli Austriaci salparono per Trieste, e gli Italiani entrarono a Venezia, fu uno dei più felici e lieti giorni della storia d'Italia; esso segnò il ritorno della nazione italiana alla sua indipendenza dopo una schiavitù di più di tre secoli.
Gli Italiani dovevano questo grandioso risultato ai fatti d'arme della Prussia. Il potente legame d'alleanza, a cui essi avevano serbato fedeltà in momenti, nei quali avrebbero avuto la tentazione di abbandonarlo, fece sì che essi riuscissero come vincitori dalle sconfitte del loro esercito e della loro flotta.