«Essi potranno per un certo tempo rimanere padroni e sparger dovunque rovina. Che per ciò?
«Cinque o sei anni or sono, io parlava con un rappresentante della Francia. Prima di partire, egli mi chiedeva che cosa dovesse dire da parte mia all'Imperatore. Non ricordo precisamente, ma gli dissi press'a poco così: Vi narrerò un episodio della storia della Chiesa. Sant'Agostino era vescovo di Hippo, una città che voi conoscete, perchè appartiene ai nostri possedimenti d'Africa, quando quella città fu assediata da un esercito di barbari. Egli sapeva che ogni sorta di atrocità avrebbero subito gli abitanti, se la città fosse caduta, perciò egli si rivolse a Dio e lo supplicò: Voglio morire prima di esser testimone di tale orribile cosa. Dite questo da parte mia all'Imperatore. L'ambasciatore mi disse: Tranquillizzatevi, Santità, questi barbari non penetreranno fin qui.
«Egli non era profeta; era un degno gentiluomo.
«Un altro, che occupa ora un'alta carica, mi disse: Roma non può esser la capitale d'un regno; le manca tutto per esserlo; mentre possiede tutto per essere la capitale del mondo cattolico. Queste son buone e fidenti parole, senza dubbio, ma io ripeto: la Rivoluzione può venire, ed io non ho aiuto sulla terra.
«Son però tranquillo e rassegnato, fiducioso in Dio, che mi darà la forza necessaria.
«Andate, figli miei, io vi amo e vi benedico, insieme con le vostre famiglie e coi vostri amici. Se vedrete il vostro Imperatore, l'Imperatore di Francia, ditegli che io prego ogni giorno per lui. Mi dicono che la sua salute non è buona; io prego per la sua salute; mi scrivono che la sua anima non è tranquilla; io prego per la sua pace.
«L'Imperatore è capo di una grande nazione che porta il titolo di cristianissima; è un bel titolo, ma si deve fare qualche cosa per meritarlo; esso non deve essere la semplice e spontanea espressione del cuore.
«Bisogna pregare, e pregare con umiltà, fiducia e perseveranza; anche il capo di una nazione ha bisogno di questa confidenza in Dio, se vuol esser forte e se vuol ottenere ciò che desidera.
«Io non mi sdegno; vedete, io son tranquillo. Ma vedo che il mondo non è tranquillo. Confido nell'aiuto di Dio e vi benedico. Possa la mia benedizione accompagnarvi per tutta la vita!»
Il discorso del vecchio Pontefice fece profonda impressione. Molti ufficiali francesi avevano opinioni nettamente papaline, molti odiavano l'Italia; altri deploravano vivamente il legame che univa ora questa alla Germania, la quale aveva tolto a Napoleone l'onore di compire l'opera della liberazione d'Italia, ed ora era succeduta alla Francia nell'intimità con questa Nazione, ed ora forse univa ad essa le sue armi contro la Francia. Molti sentirono nel ritiro da Roma una sconfitta morale, come un abbandonare d'un tratto quella posizione veramente imperiale ed egemonica che la Francia aveva avuto sin qui. I soldati francesi affluirono al Vaticano per ricevere dal Papa i rosari benedetti da riportare in patria.