Qua e là si erge una torre baronale diroccata, sulla cima di un verde colle, che rammenta l'epoca feudale, quando Roma era ancora una repubblica e il papa non era in essa padrone assoluto. Raramente si incontra qualche solitario casale adibito in parte ad osteria, con una torre medioevale a lato ed una cappella rustica. Ve ne è una ad otto miglia da Roma, detta Capo Bianco, che serve anche da taverna, ed ha sulla porta un boschetto di verdi lauri. Non era visibile un essere vivente; tutto sembrava morto, intorno. Il conte L. vi aveva mandato dei cavalli di ricambio, per poter proseguire il viaggio rapidamente.
Una strana e profonda gravità invase tutta la comitiva quando ci cominciammo ad avvicinare ai sanguinosi campi di Mentana. Io ricordavo la sublime ode del Petrarca:
Italia mia, benchè il parlar sia indarno...
Che fan qui tante peregrine spade?
Donna E. diceva i versi del nobile Leopardi:
Piangi, che ben n'hai d'onde, Italia mia...
Così una medesima querela discende da Dante e da Petrarca fino a Leopardi e ai dì nostri; quando potrà essa alfine cessare?
Da Capo Bianco ci avanziamo sui pendii dolci dei colli. Il paesaggio Sabino si spiega dinanzi agli occhi come un gran panorama di montagne di alto stile, verso cui sale una maestosa distesa di campi, di colore violetto nella lontananza, sulla quale si può seguire collo sguardo il volo delle aquile del Lazio. Si erge lì presso la possente piramide di Monte Gennaro sopra Tivoli; a destra i monti Prenestini, i monti Volsci, e le belle alture di Frascati, tutto soffuso di un tenue color di giacinto e piene d'una maestà placida e classica.
Qua e là sulla strada si trovano resti dell'antico lastricato della via Nomentana, in ben connessi poligoni di basalto. A dieci miglia da Roma si trova a sinistra su un colle una solitaria torre guelfa senza edifici adiacenti, costruita parte in peperino nero, parte in mattoni rossi, che è una proprietà della regione.
A destra sorge Monte Gentile, un casale di bell'aspetto, con torre, già castello degli Orsini, come lo mostra il nome assai frequente in quella famiglia; nel XV secolo, Capocci e Stefaneschi lo distrussero e lo abbandonarono. Nulla di più attraente di questi turriti casali romani, perduti nella melanconia di questa deserta e grandiosa campagna, così singolari e così classici, di cui Walter Scott si sarebbe certo innamorato.
Superando un'altura, si giunge al bosco di Mentana, un bosco di quercie tedesche, che qui sono rimaste nane. Già in questo luogo, e poi per tutta la strada fino al paese, noi vedemmo, per i fossi e i cespugli, una quantità straordinaria di cartuccie. Queste, e degli alberi abbattuti, erano l'unica traccia del combattimento, perchè i morti già erano stati seppelliti, ed i feriti ricoverati negli ospedali.