La descrizione di questi ultimi tre anni di Roma e del Papato morente costituirà un giorno una pagina notevolissima della storia del nostro tempo, se la si saprà attingere al materiale diplomatico, e qua e là arricchirla dei fedeli ritratti dei personaggi più eminenti che ebbero parte in questa tragedia. Il titolo che le si dovrebbe dare sarebbe: «Storia degli ultimi anni e giorni del Potere Temporale».
Ora, per concludere, riporterò alcune date.
Alla fine del 1867 la vittoria di Mentana rassicurò completamente gli animi. Si vide con soddisfazione Napoleone trascinato alla reazione, in aperta rottura colla democrazia e la demagogia. Si desiderava perciò che egli restasse solidamente legato al potere. Il papa creava cardinale Luciano Bonaparte, il 13 marzo 1868, il primo Bonaparte che ottenesse la porpora! Per completare la sorprendente fortuna di quella casa, mancò solo che egli giungesse alla Santa Sede.
Roma era tranquilla. Nel Patrimonium Petri erano di nuovo i Francesi: circa 5000 uomini. La città aveva guarnigione solo di papalini. La Curia romana era ora occupata dell'idea del Concilio, la cui riunione indisturbata era finalmente possibile per il ritorno dei Francesi e la vittoria di Mentana. Con questo Concilio, preparato già da molti anni, i gesuiti intendevano coronare l'opera loro ponendo sulla testa del Pontefice la quarta e suprema corona, quella dell'infallibilità. Il 29 giugno 1868 fu pubblicata la bolla che convocava il Concilio per l'8 dicembre 1869.
Il caso volle che l'8 giugno di quell'anno stesso si celebrasse in Germania una solenne festa nazionale; si scoprì il grande monumento di Lutero, a Worms, alla presenza del Re di Prussia, lo scudo della chiesa protestante, il capo della Nazione tedesca, e l'ormai certo restauratore dell'Impero.
Nel programma dei gesuiti c'era già da tempo la guerra contro la Germania protestante, la Germania del pensiero e della scienza; si concepirono a questo proposito piani fantastici. Sognavano una nuova epoca nella storia, un'epoca di nazione e di crociata per cattolicizzare il mondo; il Papato padrone della terra, secondo le affermazioni del Sillabo e i decreti del prossimo Concilio. E che cosa meglio di una guerra della Francia contro la Germania avrebbe potuto aprire la via a tutto questo? Questa guerra che dovevano compiere le invincibili legioni di Napoleone, armate dei chassepots e delle mitragliatrici, così bene esperimentate a Mentana, avrebbe certamente annientata la potenza del protestantismo in Europa, e resa impossibile l'unificazione della Germania sotto gli Hohenzollern. Dalla certa vittoria della Francia seguirebbe il nuovo frazionamento d'Italia nelle sue parti, e il ristabilimento dello Stato della Chiesa, come al tempo di Consalvi. Allora Napoleone, il salvatore e protettore della Chiesa, sarebbe divenuto un nuovo Carlomagno, e l'umanità pacificata si sarebbe raccolta intorno alle due grandi metropoli della terra; Parigi, sede del dispotismo cesareo, centralizzante in sè la civiltà umana; Roma, la fonte infallibile della verità divina, manifestatasi nel gesuitismo.
La rivoluzione spagnuola e la caduta violenta della bigotta regina Isabella fu il primo colpo contro questi disegni. E chi sospettava che la candidatura al trono di Spagna sarebbe divenuto un fattore della storia del mondo?
Giunse l'anno del Concilio, il 1869. In Roma fervevano i preparativi.
Nulla ancora faceva prevedere prossime tempeste, se non forse in Germania, una vivace opposizione al Concilio, del quale si negava la necessità e si condannava lo spirito di parte. Si disegnavano i campi degl'infallibilisti e dei loro avversarii.
L'11 aprile il vecchio pontefice festeggiò il cinquantesimo giubileo, dacchè era divenuto prete; e deputazioni, indirizzi, augurî, doni piovvero da tutta la cristianità. La dimostrazione fu grandiosa e solenne; Roma divenne un teatro in festa, come nel 1867. Il papa che così si festeggiava, si credeva onorato da tutto il mondo, come suo capo spirituale. Queste feste gli sembrarono di buon augurio per il prossimo Concilio.