L'8 dicembre 1869 questa solenne adunanza ecclesiastica si aprì in San Pietro. Pioveva a dirotto, ma il tempio conteneva appena la folla accorsa. Roma, come tutta l'Italia, era allora tranquilla. Le truppe di Napoleone formavano la guardia del Concilio, che divenne il grande avvenimento dell'epoca, nel quale il mondo temeva di dover riconoscere una crisi di risveglio nella vita della Chiesa riunita, mentre duecento sacerdoti gli dichiaravano solennemente riconosciuti gli attributi della potenza divina.
Tutti conoscono come era costituito questo Concilio, i mezzi con i quali si ottenne la maggioranza, come fu schiacciata la minoranza, le lotte e i dibattiti de' suoi partiti. La sua storia fu accompagnata da una letteratura tutta speciale, quale non si era mai vista nei precedenti sinodi. L'opinione pubblica vigilava sul Concilio; essa teneva le sue sedute presso quelle di questo parlamento romano, i cui più segreti pensieri, piani e manovre sapeva svelare ed anche indirizzare.
Si sono uditi dei gravi cattolici credenti gridare allo scandalo per questo Concilio. Essi riconoscono tristamente, e loro malgrado, che la sua convocazione fu un incalcolabile errore, la sua opera una dannosa sfida allo scisma. La sua storia costituirà un giorno una pagina del nostro assai istruttiva e, come già fu detto dai cattolici, mostrerà alle generazioni future quanto grande fosse l'accecamento, quanto profonda la povertà di spirito e l'esaurimento dell'elemento romano della Chiesa in quel tempo.
Giunse l'estate del grande anno 1870. Già l'attenzione del mondo si era distolta dal Concilio, dove la strenua opposizione della minoranza tedesca e l'opinione pubblica stessa erano state forzate a cedere. Contemporaneamente, mentre la Chiesa doveva raccogliere nel suo Capo tutte le energie, lasciando i suoi membri inutili e impotenti per sempre, la Francia, con un nuovo plebiscito, si accentrava nella potenza imperiale. Allora l'orizzonte politico si turbò d'un tratto per la candidatura al trono spagnuolo.
Il 18 luglio 1870 fu pubblicato il nuovo dogma dell'infallibilità del Papa. Il tempio di S. Pietro si trovò in quell'occasione vuoto e deserto. Si scaricava un diluvio con violenza tropicale sulla città. Fra tuoni e lampi fu annunziato all'umanità che il Papa era infallibile.
Soltanto un giorno dopo, il 19 luglio, la tempesta si scaricava sulla Francia! L'Imperatore Napoleone dichiarava la più folle delle guerre alla Prussia e alla Confederazione del Nord.
Giunsero allora i grandi giorni della punizione per l'orgoglio e per la millanteria. La storia li ha registrati, giusti e solenni. La Germania si sollevò istantaneamente, compatta, gigantesca, irritata. La forza del popolo tedesco debellò in battaglie che furono macelli, l'Impero francese. Il 2 settembre Napoleone si arrendeva alla magnanimità del grande Re tedesco, che aveva così crudelmente offeso. Tutt'Europa tremò per il contraccolpo di questa guerra senza precedenti; tutto ciò che era in essa di fracido e di guasto dovette staccarsene.
A Parigi si proclamò la Repubblica. Gli Italiani chiedevano insistentemente Roma. Ma il vecchio eroe della Campagna dei volontarii del 1867 era passato in Francia per combattere al fianco dei suoi nemici di Mentana, col colonnello degli zuavi Charette, sotto la stessa bandiera:—per un'ombra ed un nome. Come Lucano egli poteva esclamare: Tuumque nomen, libertas, et inanem prosequar umbram; come lui sognatore nobile e fedele ai suoi principii.
Le truppe francesi si erano ritirate da Roma per difendere la patria; così lo Stato della Chiesa era di nuovo aperto ad una invasione. Il Governo italiano dichiarava decaduto il trattato di settembre colla caduta di Napoleone che l'aveva concluso, e disponeva per l'occupazione di Roma da parte delle truppe del Re, giustificandola come una necessità per la conservazione dello Stato e come una volontà del popolo d'Italia.